Белые ночи – Le notti bianche


Ci sono persone che hanno un dono, Irina. Qualcosa di particolare, unico, a cui e’ impossibile resistere. Un tesoro che una volta scoperto non si puo’ dimenticare, non si puo’ non desiderare, non si puo’ non voler rubare…”

******

Pionerskiy prud e’ un piccolo specchio d’acqua all’interno del Park Gor’kogo, vicino all’entrata di Sadovoye Kol’tso. Il suo nome sta li’ a ricordare i tempi in cui certi ideali avevano ancora un senso, e per rendere omaggio a quei giovani ai quali il regime aveva affidato un compito ben preciso: manifestare l’orgoglio degli eredi della rivoluzione.

Dei pionieri, prima della caduta dell’Unione Sovietica, avevano fatto parte tutti: maschi e femmine indistintamente. Era impossibile per chiunque non averla indossata quella divisa con l’immancabile fazzolettino rosso al collo. Partecipare alle riunioni e alle attivita’ giovanili che il Partito di tanto in tanto “consigliava” era obbligatorio. Com’era obbligatorio partecipare alle celebrazioni delle feste nazionali. Sarebbe stato infatti impossibile rifiutarsi, sempre che non si volesse dimostrare di non sentirsi parte del popolo, rassegnandosi ad essere sottilmente ma inevitabilmente messi in disparte per il resto della vita.

D’inverno il laghetto gela ed e’ sempre un gran viavai di pattinatori sul ghiaccio: bambini, adulti, uomini, donne, ad ogni ora del giorno. Ma in quella tiepida serata di fine giugno c’era pochissima gente. Io camminavo davanti, barcollante forse per i tacchi troppo alti e non adatti all’acciottolato di pietre e sassi, oppure per via di quel fresco vino che aveva accompagnato la nostra cena. Ero soddisfatta. Avvertivo il suo sguardo su di me, dietro di me, mentre i timidi raggi della luna si riflettevano sul tessuto argenteo del mio vestito leggero ed accentuavano le forme la’ dove lui mi diceva sempre che ero perfetta.

Perfetta… me lo ripeteva sempre. Perfetta in tutto, e perfetta sarei stata fino a quando gli avessi concesso qualsiasi cosa, accontentandolo in ogni suo desiderio. Sapevo che non avrei dovuto mostrarmi cosi’ sottomessa. Gli uomini tendono a stancarsi di chi concede troppo e troppo facilmente, e forse avrei dovuto rifiutarmi di seguirlo in quelle trasgressioni in cui lui abilmente sapeva coinvolgermi. Guardandomi allo specchio, spesso mi chiedevo se fossi davvero io quella che vi vedevo riflessa; prima di conoscerlo mai mi sarei sognata di arrivare a gestire la mia sessualita’ in quel modo, e il tutto era ormai diventato come una dolce droga per me. Una gabbia dorata dalla quale mi era impossibile uscire. E di lui, poi, ne ero pazza e provavo un perverso, intenso piacere nel constatare ogni momento quanto mi desiderava. Un desiderio che rasentava la follia.

Non riuscivo a vederlo in volto, lo sentivo pero’ camminare dietro di me e, conoscendolo, sapevo che si stava inebriando del mio odore. L’odore di un orgasmo che mi ero data da sola, in piedi di fronte ad uno specchio nel bagno di quel ristorante come lui aveva voluto. Come mi aveva ordinato. Ma anche se esausta di piacere, sentivo che il desiderio in me non si era ancora del tutto placato, e la voglia mi gridava forte dentro.

La risata genuina, il barcollare un po’ incerto e la carica sessuale che mi riempiva di adrenalina mi rendevano particolarmente attraente. Sapevo di essere preda, ma anche cacciatrice; percepivo con quanta intensita’ avrebbe voluto azzannarmi, e sapevo anche dove la caccia si sarebbe conclusa. L’auto l’avevamo parcheggiata nei pressi dell’entrata del parco, isolata in un angolo poco illuminato. Non lontano, sotto la luce di un lampione, l’acqua zampillava dalla sommita’ di una fontana ed eseguiva piccoli salti, disperdendosi in mille rivoli dentro la grande vasca. “Come pensieri che sgorgano impetuosi e si sciolgono nel mare dei sensi” pensai. E voltandomi lo strinsi a me cercando la sua bocca per farmi baciare. Sentii il suo abbraccio sostenermi, forte, e la sua mano che sotto la gonna m’accarezzava impudente ed avida la’ dove la mia nudita’ sprigionava acre l’aroma del sesso… e mi eccitai ancor di piu’. In quel silenzio si sentiva solo il mio respiro profondo, caldo, bagnato…

Ero un’artista in quel genere di cose. Ormai avevo imparato tutto quello che c’era da imparare, ma anche se sapevo di poter recitare la mia parte di amante perfetta ovunque e con chiunque, solo lui era capace di rendermi cosi’ spudorata, disinibita, completamente disponibile come in quel momento. Mi veniva naturale e lui mi ammirava per lo straordinario talento che possedevo nel trasformare il sesso in qualcosa di sublime. Era un dono, diceva, ed ogni volta che mi vedeva cosi’, fuori di me dalla voglia e dall’eccitazione, mi confessava che l’avermi incontrata in quel giorno lontano, quando ancora acerba ed ingenua non ero consapevole della forza della mia sensualita’, era stata la sua piu’ grande fortuna. Ed anche la mia perche’ con lui ero diventata davvero perfetta.

Con voce rauca per l’eccitazione mi confesso’ che aveva voglia di me. Subito. Senza attendere risposta mi giro’ bruscamente schiacciandomi contro il cofano della macchina. Guido’ la sua mano sotto la gonna e l’alzo’ completamente scoprendomi i glutei ed esponendo il mio sesso dischiuso dal piacere. Chinandosi affondo’ la sua bocca dentro di me con voglia. Mi lecco’ e mi assaporo’ come un frutto succoso e prelibato. Poi, risalendo piano, mi bacio’ sul collo, mi mordicchio’ i lobi delle orecchie e sdraiandosi sulla mia schiena, mi avvolse con le braccia bloccandomi il seno con le mani.

Mi disse che avevo il seno caldo mentre con le dita mi torturava i capezzoli induriti. Io invece non riuscivo a parlare. Tenevo la faccia schiacciata contro la lamiera del cofano, completamente in suo potere. Sapeva di poter fare di me cio’ che voleva. In quel momento non esistevo; ero solo la materializzazione del suo desiderio, li’ solo per lui e non m’importava se qualcuno passando per caso ci avesse visti mentre stavamo scopando. Anzi, la sola idea che potesse accadere mi stuzzicava la fantasia ed aveva l’effetto di eccitarmi ancora di piu’.

Amavo essere posseduta in quel modo. Allargai ancor piu’ le gambe per godere delle sue carezze, assaporando ogni istante che precedeva quell’animalesco accoppiamento. Lui mi tiro’ con atroce dolcezza i lunghi capelli costringendomi ad alzare il viso ed io, piegando le ginocchia in modo da agganciarlo, lo ancorai a me e lasciai che il suo membro duro pulsante, ormai libero dall’inutile stoffa dei pantaloni, mi entrasse dentro scivolando in quella fontana nella quale si era bagnato tante volte.

Venni per prima io, come sempre accadeva, ma attesi che anche il suo desiderio mi esplodesse dentro riempiendomi, e poi si placasse prima di sussurrargli parole che, prima di lui, non avevo mai detto a nessuno: “Ya tebya lyublyu…”

******

…Иль был он создан для того,
Чтобы побыть хотя мгновенье
В соседстве сердца твоего?..
Ив. Тургенев

…O e’ stato creato,
Per trascorrere anche un momento
Vicino al vostro cuore?..
Iv. Turgenev


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: