Camminare masticando la gomma


Si’, lo ammetto. Nell’ultima settimana ho disertato il web. Mi sono affacciata pochissimo su tutto quello che e’ questo mondo virtuale. Ho lasciato perdere Facebook, ho snobbato Second Life, e mi sono assentata persino dal blog. Infatti, l’ultimo post risale a sette giorni fa. Da quando questo spazio e’ stato aperto, non era mai intercorso un intervallo cosi’ lungo.

Mi sono limitata a rispondere esclusivamente ai commenti, tralasciando tutto il resto. I motivi che mi hanno tenuta lontana sono diversi, ma prima di dirveli, lasciate che faccia un lungo preambolo e vi spieghi quali caratteristiche dovrebbe avere una persona per piacermi. Non che con questo voglia atteggiarmi a maestra di vita, non ne avrei i titoli, ma ritengo che confessarvi cio’ che mi piace, o non mi piace possa aiutarvi a capirmi meglio. Sempreche’ v’interessi conoscermi.

Per prima cosa, come credo sia normale per chiunque, e’ indispensabile che ammiri quella persona. Non so spiegare bene adesso cosa debba avere di specifico per suscitare questa ammirazione. Ogni persona, essendo diversa, esprime sempre qualcosa d’imprevedibile, pero’ se c’e’ una cosa che non sopporto e’ la boria, la prosopopea, l’eccessiva considerazione di se’. Per cui ritengo che l’umilta’ sia un valore essenziale. Non potrei mai ammirare una persona che si auto incensa e da sola si attribuisce un valore tutto suo. Il nostro valore, piccolo o grande che sia, non possiamo darcelo da soli. Pero’ si puo’ tenere un comportamento tale che altri, coloro che stimiamo, ci considerino comunque qualcosa che vale cosicche’ dentro di noi possa nascere quella corroborante consapevolezza di essere apprezzati da qualcuno.

Altra caratteristica gradita e’ la sincerita’. Non ha senso una relazione con chi ci usa solo per propinarci le sue balle. Le menzogne, oltre ad avere le gambe corte, attirano altre menzogne in un vortice perpetuo, ed alla fine il risultato e’ che tutto quanto si traduce in un’enorme menzogna, oppure nella frustrazione di chi si e’ fatto ingannare ingenuamente. Con cio’, detesto l’ipocrisia. Stimo invece chi dice le cose come stanno, chi non si crea scrupoli nel dire la verita’, anche se cio’ puo’ risultare doloroso. Anzi, e’ proprio quando si tiene particolarmente a qualcuno che la sincerita’ diventa un valore essenziale.

Ultima cosa, ma non in ordine d’importanza, che si dovrebbe avere per piacermi e’ il senso di liberta’ proprio ed altrui. Riconoscere ed apprezzare la liberta’ di tutti e’ un valore per me indispensabile. Far capire alle persone con le quali leghiamo che non solo non le dominiamo, ma che neppure pretendiamo che si sentano in obbligo con noi evita che vengano a crearsi quei sensi di colpa che troppo spesso sono all’origine di ogni incomprensione e sofferenza.

Si deve accettare cio’ che ci viene donato senza pretendere di piu’. Niente e’ dovuto, lo dico sempre. Non siamo onnipotenti, non siamo i padroni del mondo, le persone non ci appartengono e non possiamo gestire i loro sentimenti. L’unico potere che abbiamo riguarda solo noi stessi: e’ quello di agire sui nostri comportamenti, come ho gia’ spiegato, in modo da creare una condizione in cui gli altri provino per noi dei sentimenti che ci appaghino, in un rapporto biunivoco che si autoalimenta e tende sempre piu’ a rafforzarsi.

Ma oltre alla liberta’ altrui non dobbiamo dimenticarci della nostra. Ed e’ qui che scatta il meccanismo della dignita’, che si deve curare e coltivare come qualcosa d’insostituibile. Mai dare a qualcuno l’idea che rinunciamo alla liberta’ e alla dignita’, neppure per amore. Se lo facessimo significherebbe svendere cio’ che abbiamo di piu’ prezioso e ve lo posso dire per esperienza, quando iniziamo a svenderci non sappiamo mai dove arriveremo e a poco a poco, si perde la stima non solo di coloro ai quali ci siamo svenduti, che ci considereranno per sempre senza valore, ma soprattutto di noi stessi. Essere liberi quindi, ad ogni costo, fino in fondo, non accettando compromessi e difendendo quella liberta’ come l’ultimo baluardo oltre il quale ci sara’ solo il nostro totale annientamento.

Ma cosa significa essere liberi? Onestamente non so cosa significhi per voi. Ciascun s’interroghi sul significato della parola liberta’, la sua, ma per me significa avere sempre una possibilita’ di scelta; poter decidere se intraprendere una via o l’altra. Non mi piacciono le strade sbarrate. Le sbarre, le prigioni, le strade chiuse, anche ideologiche mi soffocano; mi fanno star male. Cio’ non significa che le strade io le voglia percorrere tutte, magari alcune non sono adatte a me e per una qualche ragione rifiuto di intraprenderle, ma deve essere appunto il mio arbitrio (libero) a decidere il mio comportamento morale e non viceversa.

Questo concetto puo’ sembrare di non facile comprensione, percio’ vorrei fare un semplice esempio: pur non essendo mai stata una fumatrice, pur ritenendo che il fumo uccida, pur non sopportando chi mi fuma accanto, impedire tout court il fumo sarebbe negare la liberta’. Non solo quella di chi fuma, ma anche e soprattutto la mia. Perche’ io voglio avere la liberta’ di decidere di fumare oppure no. Anche se poi non lo faccio e so che probabilmente non lo faro’ mai.

Quindi essere liberi di fumare significa liberta’? Non del tutto. Solo fino al momento in cui il nostro libero arbitrio potra’ decidere anche di smettere. Ma una volta che il fumo prendesse il controllo della nostra vita si potrebbe ancora parlare di liberta’? Un fumatore incallito che se gli mancano le sigarette non riesce a pensare ad altro, e magari percorre chilometri per trovarle, e’ ancora una persona libera? No, non lo e’. Se non esiste piu’ la scelta, se non si ha modo di poter resistere decidendo noi quando e come gestire qualcosa, la liberta’ finisce e si diventa schiavi. Sappiamo che e’ sbagliato, che siamo dominati da un vizio, ci disprezziamo per questo, ma non riusciamo ad evadere da quella prigione che ci siamo costruiti intorno. Cio’ puo’ riguardare qualsiasi vizio. Si puo’ parlare del fumo, ma si puo’ facilmente arrivare ad altri vizi come la droga o anche l’eccessivo uso del computer.

Tutti sappiamo come il computer tenda a creare dipendenza. Ormai gli studi in questo settore dimostrano che si tratta di una vera e propria droga e chi ne abusa alla fine ne resta prigioniero. Non mi meraviglia quindi leggere di episodi come QUESTO. I bambini, soprattutto perche’ privi di un’autocoscienza evoluta, sono i primi a soccombere a tali dipendenze, come avviene anche con l’uso eccessivo di televisione, e su questo punto ci sarebbe da fare tutto un discorso su un determinato tipo di educazione e su come moltissimi genitori non siano adatti al loro ruolo, ma anzi creino danni irreparabili. Pero’ anche gli adulti cadono nella rete mentale che internet ed il virtuale tendono a chi, sprovveduto, crede di poter smettere quando vuole.

In realta’ non e’ cosi’, ne ho gia’ parlato QUI. Chi diviene dipendente tende a negare di esserlo, inventa giustificazioni, s’inventa che il computer gli serve per lavorare oppure dice che si tratta solo di un gioco che puo’ cessare in qualsiasi momento egli voglia, ma sa che non e’ vero. Ho saputo di chi ormai vive connesso alla rete per ventiquatr’ore al giorno ed ogni volta che e’ costretto a scollegarsi, ad esempio per recarsi dal medico, conta ad uno ad uno i secondi che lo separano dal momento in cui potra’ accedere nuovamente al web. Ha il pensiero talmente occupato dalla sua esistenza virtuale che, come un fumatore incallito, crede di avere in ogni caso il tempo per smettere.

Secondo queste persone, comunque, “fumare fa bene”, cioe’ il computer e’ uno strumento che esalta le loro facolta’ cognitive ed aumenta la loro efficienza. Credono che essere in grado di poter fare piu’ cose contemporaneamente, acquisire informazioni, comunicare, giocare, eccetera – cio’ che si chiama multitasking – rappresenti qualcosa d’incommensurabile utilita’. Il multitasking invece, chi mi conosce lo sa, io l’ho sempre osteggiato; forse perche’ non sono mai stata capace di affrontare piu’ cose in contemporanea. Il massimo del mio multitasking e’ riuscire a camminare masticando la gomma, percio’ capirete come ho a lungo invidiato chi, come se niente fosse, chattava separatamente con dieci diversi interlocutori e allo stesso tempo non aveva problemi a sfidare gli orchi a Warcraft, raccogliendo patate in Farmville, documentandosi su Wikipedia e guardando un video su youtube.

Pare infatti che la sovraesposizione a stimoli continui, il controllo ossessivo delle email, il gestire contemporaneamente tre o quattro finestre di internet modifichi in modo sensibile i comportamenti, e soprattutto crei l’illusione di poter essere onnipotenti, di poter usare le capacita’ cerebrali al massimo, quando in realta’, dato che il cervello non e’ un microprocessore, il primo effetto del multitasking e’ quello di perdere la capacita’ di distinguere cio’ che e’ importante da cio’ che non lo e’.

Percio’ il multitasking non aiuta a fare le cose meglio come si tende a credere, e recenti studi condotti da alcuni neurologi statunitensi dimostrano in modo impietoso che quando si fanno piu’ cose contemporaneamente, le cose vengono fatte peggio e non si riescono a distinguere le informazioni essenziali da quelle accessorie. La persona si sente si’ piu’ produttiva e concentrata, ma e’ una percezione errata in quanto la realta’ e’ l’esatto contrario: il pensiero si fa frammentato, lo stress aumenta ed anche quando il computer viene spento il cervello continua a lavorare allo stesso modo.

Ci sono dunque studi scientifici che dimostrano in modo inequivocabile come il computer non solo stia inesorabilmente cambiando il nostro modo di pensare, ma soprattutto se usato in modo improprio, cioe’ come sostitutivo della realta’, finanche surrogato di amicizie, affetti, ed altro possa veramente danneggiare in modo definitivo la vita delle persone costringendole alla virtualita’ come unico luogo dell’esistenza. Chi diventa dipendente infatti dimentica gli impegni presi e tende ad organizzare il proprio tempo in base alle esigenze dettate dal virtuale, come chi si alza nel cuore della notte per raccogliere le patate in Farmville o incontrare il proprio partner sessuale in Second Life.

Cosi’, tenuto conto di tutto questo e facendo le dovute considerazioni, complici le belle giornate ed il caldo degli ultimi giorni, ho voluto dirottare il mio interesse altrove, lontana dal pc, verso qualcosa di piu’ concreto e tangibile, dedicandomi al benessere del mio corpo e della mia mente, recidendo in parte quel cordone ombelicale che il collegamento internet troppe volte rischia di diventare allorquando si oltrepassa la misura. Ho quindi voluto esercitare ancora una volta la mia liberta’, provando a me stessa di essere in grado di gestire la passione che ho per il virtuale, ma fino al punto di non farla diventare qualcosa di dannoso. Ed e’ per tale motivo che solo adesso, dopo una settimana, torno a scrivere un post sul blog.

Bene, ho terminato. Spero di non vi siate annoiati. In questo momento, mentre termino di scrivere, il treno sta per arrivare a Budapest. A minuti saro’ a Keleti pu. Forse faro’ una foto, forse no, poi con il taxi fino a casa. Pero’ non mi colleghero’ subito, non pubblichero’ immediatamente questo post. Lo faro’ piu’ tardi, molto piu’ tardi, con comodo, dopo mezzanotte, una volta che avro’ assaporato completamente la mia giornata.

Come ho detto non riesco ad essere multitasker; se faccio una cosa non faccio l’altra ed il mio cervello, come il mio cuore, riesce a processare solo una cosa alla volta, una dopo l’altra, in sequenza, privilegiando quella che ha maggiore importanza. Ed anche se camminare masticando la gomma puo’ riuscire anche a me, vi prego, non chiedetemi di piu’… potrei inciampare e cadere.


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