Le mirabolanti avventure di Klára, Mariska e Zsanika contro la perfida schiuma depilatoria


Era una cupa ed inquietante sera di fine maggio e per quanto fosse ormai quasi estate, un cielo minaccioso, nero e denso di nubi si accingeva ad inghiottire il dolce crepuscolo della sera transilvana, preavvisando il temporale con un preludio di boati e bagliori all’orizzonte. Fu quello il momento in cui Klára Mariska e Zsanika decisero che era la sera giusta per dedicarsi ai loro tremendi esperimenti. Avevano intenzione di preparare un nuovo prodotto, qualcosa che si potesse usare in modo turpe, criminoso, per lucidare scarpe, per attaccare i manifesti e, volendo, anche come crema in grado di rimuovere quell’inestetismo talmente orrido da affliggere tante donne, e conosciuto col nome di peli superflui. Senza perdere tempo si misero al lavoro…

La venefica sostanza avrebbe previsto l’uso di alcuni ingredienti fra i piu’ micidiali che le tre sorelle avessero mai pensato di usare. Tutto cio’ per ottenere un composto che:

– debellasse ogni vittima all’istante
– lucidasse le scarpe al solo guardarle
– incollasse i manifesti anche lanciandoli da lontano
– si potesse spalmare agevolmente facendo una morbida schiuma che, una volta lavata via, rimuovesse ogni traccia di peluria, lasciando la pelle liscia e profumata.

Nel loro tetro laboratorio situato alle pendici dei Carpazi dentro un anfratto ricavato nella roccia, mentre fuori infuriava il temporale, Klára Mariska e Zsanika predisposero tutti gli ingredienti…

Acqua di palude mefitica,
occhi di drago liofilizzati,
ali di pipistrello grattugiate,
piume di uccello notturno impotente,
peli di pube di lupo mannaro albino,
unghie di millepiedi zoppo,
coda di salamandra nel plenilunio,
polvere di chiesa sconsacrata,
olio magico di Samarcanda,
succo di aloe incantato,
burro di karite’ stregato,
burro di cacao fatato,
emulsionante miracoloso,
cheratolitico prodigioso
… ed infine l’ingrediente piu’ tremendo di tutti: il maledetto sapone di Marsiglia in scaglie.

Versarono il tutto in un grosso recipiente a forma di trullo d’Alberobello acquistato come souvenir durante la loro vacanza sul Gargano, e lo misero a bagnomaria in acqua di palude che bolliva nel pentolone sul fuoco. La miscela incomincio’ a disciogliersi lentamente… molto lentamente… troppo lentamente…

Passarono le ore, nel frattempo furono preparati unguenti da imbalsamazione per pesci rossi, creme ingrassanti per fate anoressiche, fluidi mortali, effluvi di ogni tipo ed altri prodotti molto richiesti. Ciononostante il terribile miscuglio faceva fatica liquefarsi. Cosi’, le tre zingare, dopo essersi guardate negli occhi con aria complice, presero una decisione terribile ma necessaria. Munite di frullino Minipimer, normalmente usato come sbatti uova per la maionese o lo zabaione, ne ruotarono la manopola alla velocita’ massima, sulla posizione “tornado infernale: lasciate ogni speranza o voi che frullate”, e ci dettero dentro con vigore, sperando che con le maniere forti avrebbero convinto quel dannato composto a sciogliersi.

Purtroppo si sbagliavano. Non avevano considerato che l’orrida sostanza, sentendosi aggredita da quello strumento diabolico, potesse ribellarsi. E cosi’ accadde; rattrappendosi sul fondo del recipiente, che era fondo come un pozzo senza fondo, il composto formo’ un agglomerato duro e opaco come un lago pieno di fango, cosi’ torbido come un cielo d’inverno sempre cupo.

”Bene!” disse Klára. “La colla per attaccare i manifesti sembra pronta.”
Le fece eco Mariska. “E a giudicare dal colore parrebbe anche ottima per lucidare le scarpe…”
“Purche’ siano color marrone.” prosegui’ Zsanika. “Peccato che dovesse servire anche come schiuma depilatoria.”
“Ancora non ci siamo!” concordarono tutte e tre in coro.

Quindi, preso un recipiente piu’ grande, si accinsero al travaso… e qui si resero conto che il miscuglio aveva assunto ormai vita propria! Non voleva assolutamente saperne di uscire dal trullo d’Alberobello, e convincerlo a staccarsi fu davvero un bel daffare. E quando finalmente l’ultimo blocco del composto si stacco’ dal fondo cadendo nel nuovo contenitore con uno straziante quanto orribile lamento da bestia ferita, le tre sorelle decisero che quella materia non poteva averla vinta, e il tutto fu messo direttamente sulla fiamma. “O si sarebbe liquefatta oppure si sarebbe carbonizzata.” pensarono. In tal caso avrebbero perduto sia la colla sia la cera da scarpe, ma avrebbero distrutto quell’essere immondo che involontariamente avevano evocato.

Insistendo con il frullatore, il blocco alla fine si amalgamo’, ma cosi’ parve prendere forza e passo’ al contrattacco. La massa informe prese a solidificarsi, formando un blob denso e viscoso che aggrappandosi alle pale del frullatore con tutte le sue forze, gli impediva di girare.

“Liquidartibus!” gridarono all’unisono Klára, Mariska e Zsanika versando altra acqua di palude e altro succo di aloe nel recipiente, mentre fuori il temporale con o tuoni ed i fulmini raggiungeva il culmine della sua furia.

“Blah! Skiff… skiff!” sputacchio’ il blob assaggiando l’amarissimo aloe.

Approfittando di quell’attimo di smarrimento, ed insistendo con il frullatore tornado infernale, dopo qualche altro giramento di pale (ho detto pale), le tre imperterrite ridussero finalmente alla ragione quell’ignobile materia. Ma si sa, talvolta l’ambizione porta gli esseri umani a voler strafare, quindi alla rovina. E fu cosi’ che la nostre zingare, pensando di rendere piu’ schiumoso il tutto, vollero usare il frullino per la panna montata. Non lo avessero mai fatto! Un paio di frullate e l’orrendo mostro, nel prendere aria, si rigenero’ acquistando nuova vita.

Inizio’ quindi a gonfiarsi… a gonfiarsi… a gonfiarsi… assumendo un aspetto sempre piu’ simile a quello dell’omino Michelin, tanto che ad un certo punto il recipiente non riusciva piu’ a contenerlo. Klára ebbe l’idea di trasferirlo in qualcosa di piu’ capiente e lo rovescio’ in una grossa insalatiera. Ma il blob si dilato’ ulteriormente fino a riempirla tutta, finanche a traboccare dai bordi.

Prima che fosse troppo tardi, Mariska agguanto’ dei vasetti ed inizio’ a raccoglierlo chiudendolo dentro, avvitando bene il tappo. Ma non basto’… il mostro continuava ad uscire dall’insalatiera e stava quasi per soverchiarla… quando Zsanika, prontamente, afferro’ la vaschetta di plastica vuota della mozzarella di bufala italiana in vendita al supermercato locale per soli (si fa per dire) duemila fiorini, che veniva gelosamente conservata perche’ adattissima anche al trasporto delle albicocche mature senza che si spiaccicassero, e v’infilo’ quello che rimaneva della spuma vivente.

Lavarono il laboratorio a fondo per ben due volte, e si fecero tre docce per togliersi di dosso quella roba che era finita dapperutto… proprio dappertutto. Quindi, presero i vasetti riempiti con il terribile intruglio, ci attaccarono sopra l’etichetta “miracolosa crema depilatoria” e la disposero in bella mostra sugli scaffali e nella vetrina della bottega, pronta ad essere venduta a chi, passando da quelle parti, l’avesse richiesta.


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