Grecia, Italia o Spagna…


Voi non lo sapete, ma c’e’ chi zitto zitto se le magna! Dal punto di vista antropologico e’, in ogni caso, appurato che i popoli si comportano in modo differente in base alla zona geografica in cui vivono. Il freddo condiziona i comportamenti cosi’ come li condiziona il caldo, o il vivere sul mare piuttosto che in alta montagna. Con cio’, indipendentemente da ogni altro fattore di analisi, un peruviano avra’ comportamenti completamente diversi da quelli di un islandese, e quindi anche il suo stile di vita sara’ di conseguenza diverso.

Ma e’ vero anche il contrario, e cioe’ che popoli che vivono in un’area omogenea, ad esempio alla stessa latitudine oppure circoscritta in una determinata area climatica, avranno comportamenti e stili di vita in cui saranno ravvisabili non poche similitudini. Ed e’ cio’ che accade per gli ellenici, gli italici e gli iberici, popoli mediterranei simili fra loro in tantissimi aspetti.

Che la crisi finanziaria li stia investendo con una singolare coincidenza di eventi, non e’ casuale. E’ principalmente il loro stile di vita che ha determinato la situazione che li pone tutti e tre, allo stesso tempo, sull’orlo del baratro finanziario. La prima ad arrivare al capolinea e’ stata la Grecia perche’ la piu’ povera in termini assoluti, ma anche gli altri hanno motivi per preoccuparsi.

Ieri e’ arrivato il declassamento dei titoli di stato spagnoli da tripla A (il massimo) ad AA+. E’ stato deciso da un’agenzia di rating, la Ficht, la stessa che qualche tempo fa aveva gia’ declassato l’Italia ad AA-. Ovviamente, il rating non viene stabilito secondo dei parametri astratti, ma su dati economici certi, inequivocabili, sulle prospettive future nonche’ dai comportamenti collettivi, sia quelli pubblici di chi gestisce le istituzioni, sia quelli privati dei cittadini e che riguardano la loro propensione o meno ad accettare un un mutamento del loro stile di vita. Tengono dunque conto anche dei fattori antropologici.

Ciononostante la situazione e’ assai confusa perche’ al momento sui media italici nessuno sta spiegando esattamente come stanno le cose, e da ogni parte si sente far riferimento solo a come l’Italia stia affrontando meglio di altri la crisi in atto, soprattutto paragonata alla Spagna, dove la disoccupazione risulterebbe essere molto piu’ alta che nel belpaese. In realta’, per chi le sa, le cose sono un po’ diverse, ma per saperle si dovrebbe leggere giornali seri, magari esteri, perche’ sulla stampa oppure nei tg italici, la verita’ negli ultimi tempi e’ diventata davvero assai difficile da ottenere.

Inoltre, informarsi e’ un impegno, obbliga a perdere tempo, talvolta prezioso per gli abitanti dell’italico stivale che il tempo preferiscono dedicarlo a cio’ che hanno piu’ a cuore: ad una palla rincorsa da ventidue decerebrati oppure alle varie pupe ed ai tanti secchioni. Ed anche se c’e’ internet, ormai lo si sa, molti lo utilizzano principalmente per rimorchiare in chat oppure per masturbarsi su youporn. Pero’ credetemi, fuori dai confini italici, tutti sanno come stanno le cose, persino i russi, quelli che dopo il crollo del comunismo hanno accumulato soldi depredando il loro paese, e che pongono una particolare attenzione a come e dove investirli.

La tabella nella foto indica chiaramente la situazione in Europa e quali sono i paesi maggiormente a rischio di bancarotta. Ma su questo punto vorrei ritornare in seguito. Intanto e’ ormai chiaro che la partita su chi saranno i secondi a cadere nella situazione greca viene giocata fra italici ed iberici, e devo dire che gli spagnoli non sono stati scelti per caso. Chi conosce le tecniche di propaganda sa bene come parlare alla pancia della gente, e da sempre gli spagnoli sono considerati i grandi antagonisti degli italici in quella cosa che per entrambi i popoli e’ considerata fra le piu’ importanti; quasi una religione alla quale e’ impossibile non essere devoti: il calcio.

E’ sullo stile della partita di calcio, infatti, quasi fosse una finale dei mondiali, che viene affrontata la sfida fra i due paesi, ed il mantra che si sente ripetere sempre piu’ spesso e’ il solito: “L’Italia va meglio della Spagna perche’ in Spagna la disoccupazione e’ superiore a quella italiana”. Ed e’ a forza di sentire ripetere sempre le stesse parole che alla fine la gente crede che siano vere. Ma il dato sulla disoccupazione e’ una bufala inventata per non far intravedere l’inettitudine di una certa politica, quella di destra di Berlusconi, ed allo stesso tempo denigrare la politica avversa, quella di sinistra e di Zapatero. Tutto cio’ ha uno scopo preciso: non allarmare il parco buoi, coloro che nei titoli di stato hanno investito i loro risparmi ma che non si informano abbastanza per capire quando e’ il momento di riprendersi i soldi. Se accadesse infatti che i riscatti dei bot e dei cct fossero maggiori delle sottoscrizioni, l’intero sistema basato su questa piramide finanziaria organizzata da chi nel frattempo sta badando a mettere al sicuro i propri miliardi in qualche paradiso fiscale, crollerebbe rovinosamente generando una situazione molto vicina a quella accaduta qualche anno fa agli argentini, che fra l’altro, se ci pensate, non sono antropologicamente molto diversi dagli italici o dagli spagnoli.

Cio’ che sta accadendo da anni e che non vi dicono, ma di cui presto inizierete a percepirne i forti effetti, e’ che le classi dirigenti, sicure di poter contare su un consenso ottenuto con l’indottrinamento mediatico e la disinformazione, continuano ad aumentare il divario e l’iniquita’ sociale a loro vantaggio, facendo arricchire a dismisura alcuni a discapito di altri. E lo fanno in un modo molto semplice: emettendo debito che non verra’ ripagato da loro, esattamente come certi imprenditori disonesti che, dopo aver ottenuto un prestito dalla banca, non provvedono a pagare i creditori e scappano con i soldi mandando in bancarotta le loro aziende.

Adesso, se avete un attimo di pazienza, vi diro’ io come stanno le cose. Potete credermi o no, ma siccome non voglio fare un favore ai pigri che vorrebbero avere tutta la pappa scodellata, non forniro’ alcun link e lascero’ a chi e’ davvero interessato l’impegno di andarsi a controllare l’esattezza delle mie affermazioni:

  1. il reddito pro capite in Spagna e’ superiore a quello italiano
  2. la pressione fiscale in Spagna e’ inferiore a quella italiana
  3. la spesa sociale in Spagna e’ superiore a quella italiana
  4. il divario sociale in Spagna e’ inferiore di quello italiano
  5. l’occupazione in Spagna e’ superiore a quella italiana.

I dati sono del 2009.

Sono quasi certa che qualcuno adesso insorgera’, e con la bocca a buco di culo come quella di Maurizio Lupi quando, biascicando, tenta di spiegare le cose, dira’ che ho scritto delle falsita’. Se non tutte almeno l’ultima. Ebbene, allora parliamo dell’ultima sulla quale e’ stato costruito il mantra: dove sta scritto che la disoccupazione in Spagna e’ maggiore? Maurizio Lupi, come ogni papiminkia, farebbe riferimento ai dati forniti dai vari uffici di collocamento, cioe’ al numero degli iscritti nelle liste di disoccupazione. Una bella furbata! In Italia, lo sanno tutti, la gente e’ talmente sfiduciata che non s’iscrive piu’ in quelle liste, e rinuncia ormai a cercarsi un lavoro. Percio’ moltissimi disoccupati non risultano perche’ non si sono dichiarati disoccupati, pero’ lo sono.

Se vogliamo invece conoscere la verita’ dobbiamo fare come al solito la famosa controprova, e cioe’ guardare i dati sull’occupazione. In Italia la percentuale di occupati e’ l’85% dell’intera forza lavoro, mentre in Spagna e’ l’86%. Se la matematica non e’ un’opinione, per differenza viene fuori che l’occupazione italiana e’ inferiore di un punto percentuale di quella spagnola. Non molto, ma sufficiente a contraddire il famoso mantra di Lupi e di tutti i papiminkia.

Ed ora veniamo al punto: qual e’ la reale situazione finanziaria degli stati europei? E’ vero che l’Italia sta messa meglio di altri? Questi dati, per mostrarveli, ho dovuto ritagliarli da un giornale russo, poiche’ i media italici, chissa’ per quale ragione, certe informazioni stentano a fornirle. Nella tabella le bandierine indicano i paesi che attualmente sono a rischio di default. Da sinistra: Grecia, Portogallo, Irlanda, Italia e Spagna. Le tre righe sotto, invece, indicano i dati economici relativi a ciascuna nazione: la riga in alto e’ la percentuale di debito pubblico rispetto al PIL, mentre la riga centrale indica la percentuale del disavanzo rispetto al PIL. Per avere queste informazioni, dira’ qualcuno, non c’e’ bisogno di scomodarsi a leggere gli articoli in cirillico, sono dati conosciuti, ma e’ la riga in basso quella davvero interessante, perche’ riporta il vero dato che i media italici, ma anche i politici, evitano di dare. Quei numeri sono i miliardi di euro di titoli di stato in scadenza entro il 2010. Quindi il capitale che i vari paesi devono restituire ai sottoscrittori di titoli entro i prossimi sette mesi.

Come si puo’ osservare, l’Italia deve restituire quasi 230 miliardi di euro. Una cifra enorme pari a 10 manovre finanziarie dell’entita’ di quella attuale, un importo che e’ oltre tre volte quello della Spagna e quasi 15 volte quello della Grecia. Ora fate due conti ed immaginate, a parita’ di rating fra titoli di prossima emissione spagnoli ed italiani, quali un investitore russo, o americano, o cinese, o arabo, o magiaro, ma anche italiano che non voglia farsi fregare i soldi, scegliera’ di sottoscrivere.


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