Virtualita’, vanita’ ed onesta’


All’inizio c’erano soltanto Adamo ed Eva, poi sono passati i millenni e sono arrivati i nickname e gli avatar. Ma gli esseri umani sono rimasti in fondo sempre gli stessi, con i loro pregi, difetti, vizi e virtu’ che non scompaiono di certo con l’avvento dei mondi digitali nei quali, anzi, tali particolarita’ tendono ad ampliarsi a dismisura, perche’ laddove chiunque puo’ indossare una maschera rendendosi irriconoscibile, c’e’ chi trova l’ambiente ideale per esprimere in liberta’ e senza timore di critica, quella sua interiorita’ che altrimenti sarebbe sopita e repressa.

E dove niente e’ certo e tutto e’ probabile, una cosa fra le altre puo’ manifestarsi con piu’ evidenza ed in modo quasi totale: la vanita’. In un mondo virtuale e’ possibile trasformarsi, infatti, in qualunque cosa si desideri, non solo fisicamente cambiando l’aspetto esteriore con dei semplici click del mouse, ma anche dal punto di vista intellettuale, fingendo magari di essere piu’ colti di quanto si sia in realta’. Basta per questo saper usare qualche motore di ricerca, bazzicare Wikipedia, trovare nel Web la foto giusta da inserire nel profilo, ed il gioco e’ fatto: si puo’ finalmente recitare quella parte che nel noioso grigiore di ogni giorno ci e’ preclusa.

Poeti, navigatori, santi… il virtuale si riempie cosi’ di personaggi che paiono usciti da libri d’avventure, da film erotici, oppure dai nostri sogni. Non occorre essere dei geni per creare avatar tali da suscitare l’interesse degli interlocutori. E se poi si e’ anche in grado di donare un minimo d’emozione, mostrando colori che gli altri non hanno mai visto, facendo udir loro suoni che non hanno mai ascoltato, se si e’ dunque in grado di far dimenticare con piccole e grandi storie la monotonia in cui troppe volte e’ immersa la normalità dell’esistenza, ecco che agli occhi di chi sta dall’altra parte dello schermo si diventa esseri speciali, intriganti, desiderabili; forse irraggiungibili, ma protagonisti indiscussi dei loro giochi e delle loro fantasie.

Ed e’ più che comprensibile. Chi piu’ chi meno, infatti, nel virtuale tutti quanti in qualche modo giochiamo. Anche chi lo nega. Ed il gioco e’ in parte quello di essere cio’ che non si e’, correggendo quegli aspetti che non ci soddisfano, ridisegnando alcune parti del nostro essere, cambiando qualche colore del nostro esistere, cosi’ da ottenere un’immagine nuova, ideale, inarrivabile anche e soprattutto per noi stessi. E chi riesce meglio a farlo, chi e’ capace di convincere la parte piu’ profonda di se’ dell’autenticita’ di quell’immagine che e’ la proiezione del mondo interiore che ciascun porta dentro, ottiene alla fine l’illusione di poter riscattare la pochezza di una realta’ che spesso e’ colma di frustrazione e di solitudine.

Ma non tutti millantano. C’e’ anche chi, con onesta’, tentando un esperimento che puo’ apparire assurdo, sceglie di dare un’immagine di se’ che corrisponde a cio’ che realmente e’, oppure, cosa non facile, di assomigliare il piu’ possibile a quell’immagine che da’, in modo da far combaciare la sua personalita’ virtuale con quella reale. E’ qualcuno che raramente s’incontra, speciale, ed il suo comportamento e’ diverso, lo si capisce subito perche’ non sgomita continuamente nel disperato tentativo di ritagliarsi un effimero spazio di notorieta’ artificiale. Una persona vera che non ha alcun bisogno del virtuale per essere se stessa, e che puo’ davvero abbandonarsi alla vanita’.


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