L’Ungheria sterza a destra


Domani saro’ chiamata a dare di nuovo il mio contributo elettorale. Stavolta per il paese in cui sono nata. Anche se so bene che il mio voto non cambiera’ niente perche’ ormai i giochi sono fatti, lo scopo per me e per la mia gente non e’ tanto quello di far vincere un partito o l’altro, bensi’ mandare in Parlamento (che noi chiamiamo Országgyűlés – Assemblea Nazionale) i rappresentanti che tengano vive le istanze della nostra minoranza.

In ogni caso e’ scontato che i socialisti di MSZP perderanno queste elezioni ed i conservatori di Fidesz le vinceranno. I sondaggi sono chiari ed annunciano una forte vittoria del partito conservatore attualmente all’opposizione con il ritorno al governo, dopo otto anni, del suo leader Viktor Orban. Ma cio’ che piu’ mi preoccupa e’ che l’estrema destra nazionalista, superando per la prima volta lo sbarramento del 5%, entrera’ in Parlamento.


La coalizione di governo formata da socialisti e liberali e’ ormai logora e screditata agli occhi di tutti a causa della politica di tagli alla spesa messa in atto come contrasto alla crisi. Una politica che a mio parere ha dato i suoi buoni frutti perche’ ha permesso al governo tecnico di Gordon Bajnai di risanare i conti pubblici e di riportare il deficit sotto il 4%. L’effetto di questo risanamento e’ stato il rafforzamento del forint ungherese sull’euro del 15% che ha portato di fatto il Paese fuori dal rischio di bancarotta, in quanto capace ormai di finanziarsi da solo. Ma i risultati positivi ottenuti da Bajnai non sono sufficienti per creare negli elettori la voglia di votare nuovamente per i socialisti a causa anche della totale perdita di credibilita’ imputata al vecchio governo di Ferenc Gyurcsany, bollato dalla destra come governo comunista. Oltre a cio’ i liberali, sebbene siano stati i principali protagonisti della svolta democratica nel 1989, sono praticamente spariti dalla scena politica e il loro simbolo non figurera’ piu’ neppure sulla scheda elettorale.

Ma la vera partita politica viene giocata tutta a destra fra i due partiti che oggi la esprimono, quello moderato di Fidesz e quello estremista e razzista di Jobbik. Tutto sta, infatti, se Fidesz riuscira’ a conquistare una maggioranza di due terzi in Parlamento, poiche’ attribuendo la Costituzione ungherese poteri straordinari a chi ha la maggioranza assoluta, cioe’ di due terzi, Orban potra’ in tal modo realizzare quelle riforme strutturali di cui il Paese ha necessita’. Riforme che non sono state fatte dai socialisti in quanto non avevano una maggioranza sufficiente.

Parlare di riforme ungheresi in questi giorni in cui lo stesso tema e’ presente anche nella politica italiana e’ un’occasione per poter fare delle similitudini, ma si tratta di riforme completamente differenti. Le riforme di cui i magiari hanno bisogno non sono affatto i lodi ad personam, le intercettazioni, i processi brevi, le depenalizzazioni, i legittimi impedimenti oppure i presidenzialismi alla francese dei quali alla gente non interessa una beata fava, quanto riforme che supportino l’economia ed aiutino il Paese ad uscire piu’ velocemente dalla crisi. Quindi proseguire sulla strada di una ristrutturazione dell’apparato statale in modo da renderlo piu’ efficiente di quanto sia, migliorare il sistema pensionistico, quello sulle tutele sociali, quello scolastico, riformare la giustizia ma solo per rendere piu’ snello il processo civile, incentivare la ricerca, introdurre norme che rendano appetibile per i capitali stranieri gli investimenti in terra magiara e cose del genere.

Si tratta quindi di riforme che, anche se richiederanno delle modifiche costituzionali, non incideranno fortemente sulla struttura delle istituzioni poiche’ L’Ungheria non ne ha davvero bisogno essendo gia’ dal 1989, anno in cui e’ stata modificata la vecchia Costituzione del 1949, una repubblica che ha allineato la propria struttura istituzionale a quella dell’Europa, ovvero ai principi della separazione dei poteri, alla democrazia parlamentare ed alla difesa dei diritti umani. La Costituzione ungherese e’ infatti una delle piu’ sintetiche e meno ingarbugliate del mondo e regola solo due aree specifiche e fondamentali: l’amministrazione dello Stato (governo nazionale, governi locali e organizzazioni per la tutela dei diritti umani) ed i diritti fondamentali dei cittadini.

Ad ostacolare la strada di queste riforme, pero’, c’e’ il partito dell’estrema destra razzista il cui leader Gabor Vona, che per la prima volta otterra’ i voti per entrare in Parlamento e la cui ideologia si ispira a quella dei nazisti delle croci frecciate, ha gia’ sfidato Orban. “Non vedo l’ora che ci confrontiamo in Parlamento sulla rapina delle multinazionali, le devastazioni dell’Unione europea, la criminalita’ tzigana, la corruzione, e la proprieta’ della terra ungherese” ha detto sicuro del suo successo.


Jobbik alle ultime europee ha infatti ottenuto quasi il 15% dei voti raccogliendo la frustrazione delle persone piu’ becere, ignoranti, violente e meno disposte alla tolleranza, e promette di ribaltare tutto cio’ che di buono e’ stato fatto negli ultimi vent’anni, facendo leva sullo scontento generale, aizzando all’odio razziale contro gli tzigani, gli ebrei, gli omosessuali, i comunisti e gli stranieri.

Sono mezzo milione gli elettori che non hanno ancora deciso se votare Fidesz o Jobbik, e saranno loro a far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra.

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