Milano


Domenica era una bellissima giornata a Milano. C’era il sole. Sono arrivata col volo delle 12.20 proveniente da Francoforte. Mi ero alzata prestissimo perche’ l’aereo da Budapest partiva alle 7.15. Purtroppo quando viaggio non riesco ad appisolarmi e gia’ durante il tragitto in treno dalla mia piccola citta’ fino a Budapest avevo iniziato a leggere per la seconda volta il best seller di Stieg Larrson. In aereo avevo proseguito con la lettura, restando sempre piu’ affascinata dalla figura di Mikael Blomkvist, il giornalista protagonista del libro. Che uomo…

Mikael non e’ “perfetto”. Ha una morale che molti definirebbero assai bizzarra. Infatti, all’inizio della storia lo troviamo impegnato in una relazione che potrebbe essere definita un menage a trois. Non e’ un supermacho ed e’ pieno di contraddizioni, ma possiede qualcosa dentro che nessuno potra’ mai scalfire, perche’ e’ un uomo che odia profondamente la disonesta’. E’ la sua natura. Non se la impone, non si sforza di essere onesto, e’ semplicemente cosi’; una figura ideale creata per affascinare una lettrice come me, per suscitarmi un’idea “erotica” di uomo diversa dalla banalita’ del solito “eroe invincibile” del quale, onestamente, non se ne puo’ davvero piu’. Un po’ come, per l’immaginario maschile, credo sia la figura di Lisbeth Salander, che fra l’altro affascina molto anche chi ha gusti sessuali a trecentosessanta gradi come la sottoscritta.

Larrson, in un capitolo del libro, descrive il giornalista in questo modo: “Mikael era convinto che non esistesse un solo direttore di banca o noto dirigente d’azienda che non fosse anche un farabutto. Mikael non aveva mai sentito parlare di Lisbeth Salander ed era felicemente ignaro su quanto aveva riferito su di lui quella stessa giornata, ma se avesse potuto ascoltare avrebbe annuito di approvazione quando lei aveva affermato che il suo dichiarato disprezzo per i faccendieri non era espressione di alcun radicalismo politico di sinistra. Mikael non era disinteressato alla politica, ma guardava tutti gli –ismi politici con grande sospetto. […] La scarsa stima di Mikael per i giornalisti economici dipendeva da qualcosa di cosi’ sciocco, ai suoi stessi occhi, come la morale. L’equazione era semplice. Un direttore di banca che perde cento milioni in speculazioni insensate non dovrebbe mantenere il proprio posto. Un dirigente d’azienda che maneggia societa’ fittizie deve finire in galera. Un proprietario di immobili che costringe dei giovani a pagare in nero un monolocale con cesso deve essere messo alla gogna. Secondo Mikael Blomkvist, era compito del giornalista economico studiare e smascherare gli squali della finanza che creano le crisi economiche e mandano in fumo il capitale di piccoli risparmiatori in folli speculazioni. Riteneva che il giornalista economico dovesse controllare i dirigenti delle imprese con lo stesso zelo impietoso con cui i reporter politici sorvegliano il minimo passo falso di ministri e parlamentari.”

“Illuso” ricordo di aver pensato. “Forse non ha mai conosciuto alcuni giornalisti italiani.” Ma ammetto che il mio pensiero fosse in quel momento condizionato da una certa idea dell’Italia e da cio’ che stavo venendo a fare: votare alle elezioni.
Ho preso il taxi dall’aeroporto a casa. Non avevo voglia di prendere l’autobus. Anche se con me non avevo un bagaglio pesante, ero molto stanca per il viaggio e non vedevo l’ora di sdraiarmi sul letto. Come sempre, per la corsa ho pagato di piu’ rispetto alla volta precedente, ovviamente senza ricevuta ma ero troppo stanca per mettermi a questionare. In ogni caso credo, visto il costo dei taxi a Milano, che arrivera’ un giorno in cui mi converra’ accordarmi col taxista per un pagamento in natura.

Riaprire le finestre di una casa dopo tanto tempo che non la si abita, da’ sempre una sensazione di liberta’. E’ come se si lasciasse uscire l’aria, piu’ che farla entrare. Dalla mia finestra, posta ad un piano alto, si vedono i tetti. C’era il sole e cio’ rendeva la vista ancor piu’ piacevole; in quel momento tutto rappresentava benissimo la sensazione che provavo dentro: la speranza.
Oggi invece la giornata e’ assai grigia. Piove. La stessa scena dalla finestra e’ diversa, assume una tonalita’ di triste malinconia, o anche di rassegnazione. Domani assicurano che migliorera’, ma non ho questa certezza.

Amo questa casa, mi piace. L’ho ristrutturata ed arredata bene. Conservo ancora mobili ed oggetti che risalgono al glorioso periodo della mia avventura, quando i soldi non erano un problema e chi vi entrasse non immaginerebbe mai che vi abita saltuariamente una contadina tzigana. Pero’, se mi affaccio alla finestra, oggi vedo una citta’ grigia, persone grigie. Ed anche le speranze le vedo grigie. Dentro di me provo una gran voglia di andarmene, di tornarmene fra la mia gente, lontana da qui. Forse la mia casa laggiu’ non sara’ cosi’ bella, non sara’ cosi’ comoda, non avro’ l’idromassaggio, la finestra che da’ sui tetti, un armadio pieno di vestiti griffati, ma la’ io so che ci sono i colori, la musica, e forse persone come Lisbeth e Mikael.

So che questo mio malessere e’ frutto degli avvenimenti di ieri, fin da quando sono stata svegliata dalla notizia delle bombe nella metropolitana di Mosca ed ho telefonato a tutte le persone a me care che vivono in quella citta’ per rassicurarmi che stessero bene – fortunatamente e’ stato cosi’ – a quando, nella serata, ho avuto la delusione per l’esito del voto che onestamente mi attendevo diverso.
Ero partita credendo di venir a dare il mio piccolo contributo. Sapevo dentro di me che sarebbe stato inutile, che sarebbe stata in ogni caso una “battaglia di Alamo”, ma mi sarei aspettata di vedere almeno qualche David Crockett, qualche Jim Bowie, qualcuno che almeno si sforzasse di fermare l’assalto del Generale Santa Anna. Ed invece mi sono accorta che David e Jim hanno preferito passare la loro domenica al mare. Del resto era una bella giornata, calda, come si puo’ dar loro torto? Tanto – avranno pensato – a votare ci sarebbero andati gli altri.

E cosi’ mi sono resa conto che il problema, se di problema si tratta, in questo paese privo di colori e di speranze non e’ il Generale Santa Anna. No. Qui nessuno toglie la liberta’, non esiste alcun dittatore infido, non esiste alcun conflitto d’interessi, non esiste alcuna crisi economica e soprattutto non esiste alcun bisogno che una contadina tzigana venga a votare. Perche’ gli abitanti di Alamo stanno bene cosi’. A loro va bene cosi’. Criticano chi non rispetta le regole, ma poi sono essi stessi che non indossano il casco in moto oppure evitano di allacciare la cintura in auto. Sbraitano contro gli evasori fiscali, ma se possono “rubare” pochi spiccioli di IVA sono i primi a farlo. Ho capito quindi che per un popolo cosi’ nessun leader puo’ essere piu’ adatto di quello che gia’ hanno. Percio’ se lo tengano; io vivro’ bene lo stesso.

E’ un popolo strano quello italico. Ho capito di non conoscerlo abbastanza. E’ un popolo che ama tanto lamentarsi, ma in fondo gode nel farsi fare i soprusi. Un popolo che sempre piu’ spesso avrei voglia di definire in un certo modo. Tanto non e’ che una semplice ingiuria. Quindi, non mi resta altro che ammettere tutti i miei errori di valutazione, prendere la mia roba e tornarmene da dove sono venuta. A Budapest qualcuno mi attende. Ho voglia di colori, di musica di equilibrio, di logica, di onesta’. Ho voglia di Lisbeth e di Mikael. E badate bene, non voglio con questo dire che mi reputo migliore o peggiore. Sono semplicemente diversa e desidero stare con chi mi e’ simile.


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