Un tuffo nel vuoto


Ultimamente io e lui ci sentiamo sempre piu’ spesso. Passiamo molto tempo al telefono e credo di non essergli stata mai cosi’ vicina come in questo momento. Parliamo un po’ di tutto, di politica, di libri, di quella che e’ la mia vita adesso, ma soprattutto a lui piace ricordare di quando ero bambina. Di quando avevo ancora occhi innocenti che guardavano il mondo con fiducia e gioia. Un mondo bello, tutto da scoprire, prima che iniziassi a rendermi conto quanto un po’ meno bello fosse, arrivando a capire molto presto di quanta cattiveria e stupidita’ fosse intriso. Ma in tutto cio’ lui non c’entra.

Di lui e di me bambina ho oggi un ricordo sbiadito, nebuloso come se appartenesse ad un sogno, ma in mezzo riesco a vedere qualcosa di nitido, che ricordo bene come se fosse avvenuto ieri: quella volta che mi porto’ in vacanza al mare. Era estate. Stavo in piedi sopra una roccia e sotto di me c’era il mare. Quel sasso mi pareva altissimo ed avevo paura di cadere giu’, nell’acqua, dove lui galleggiava placidamente e mi faceva cenno di buttarmi. Ma io non volevo. Ero terrorizzata.

Tutte le cose da bambini appaiono enormi, spropositate. Anche le emozioni. Avevo paura del vuoto e dell’acqua che ero certa mi avrebbe ingoiata portandomi giu’ a fondo. Ma lui insisteva. “Vieni” mi invitava. “Buttati, non ti accade niente, ci sono io”. Ma io restavo aggrappata a quello scoglio incapace di fare un solo passo. Poi mi disse che se ne sarebbe andato lasciandomi li’ da sola ed inizio’ a nuotare via, allontanandosi da me. Il terrore dell’abbandono fu piu’ grande della paura del vuoto e in un istante presi la decisione: inalai tutta l’aria possibile, mi tappai il naso e feci quel salto. Il volo mi parve infinito, ma alla fine mi ritrovai in acqua e con mio grande stupore invece di andare a fondo vidi che galleggiavo. Trattenendo l’aria nei polmoni iniziai ad annaspare e fu quello il giorno in cui imparai a nuotare.

Oggi so che fu la sua mano a sorreggermi in quell’avventura e so anche che se non fossi stata costretta, se non fossi stata colta dal timore di essere abbandonata forse quel tuffo non lo avrei mai fatto e ora non sarei qui a raccontare questo episodio per me indimenticabile e magico. Di emozioni cosi’ nella mia vita ve ne sono state altre, ma posso dire con certezza che quella e’ stata la prima volta in cui mi sono messa alla prova. Ed ho imparato molto. Ho imparato che l’ignoto non e’ poi cosi’ terrificante, che solo con la volonta’ si riesce a restare a galla, e che sono quelle dove non abbiamo scelta le esperienze piu’ importanti che ci fanno davvero maturare. Tutto il resto l’ho imparato da me, ma queste tre cose, oltre al saper nuotare e alla vita, le devo a lui.


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: