Tatuaggi


L’avvocato Nils Bjurman soffriva. I suoi muscoli erano inservibili. Il corpo era come paralizzato. Non era sicuro di aver perso conoscenza, ma era disorientato e non ricordava esattamente che cosa fosse accaduto. Quando riprese lentamente il controllo del proprio corpo, scopri’ di essere steso supino sul suo letto, nudo, con i polsi bloccati dalle manette e le gambe dolorosamente divaricate. Aveva segni di bruciature che dolevano nei punti in cui gli elettrodi erano venuti a contatto con la pelle.
Lisbeth Salander aveva portato la poltroncina di vimini accanto al letto e aspettava paziente, con gli stivali appoggiati sulle coperte, fumando una sigaretta. Quando Bjurman cerco’ di parlare si rese conto di avere la bocca sigillata con un largo nastro adesivo. Giro’ la testa. La ragazza aveva tirato fuori i cassetti rovesciandone il contenuto.
“Ho trovato i tuoi gingilli” disse. Sollevo’ un frustino e indico’ la collezione di falli, morsi e maschere di gomma sul pavimento. “A cosa dovrebbe servire questo aggeggio?” Mostro’ un grosso fallo anale. “No, non cercare di parlare – in ogni caso non ti sentirei. E’ questo che hai usato su di me la scorsa settimana? E’ sufficiente che annuisci.” Si chino’ speranzosa su di lui.
Nils Bjurman si senti’ invadere da un’ondata improvvisa di gelido terrore e perse la testa. Comincio’ a strattonare le catene che gli bloccavano le mani. Lei aveva preso il controllo. Impossibile. Non pote’ fare nulla quando Lisbeth Salander si piego’ in avanti e piazzo’ il fallo fra le sue natiche. “Dunque sei un sadico” constato’ lei. “Ti piace infilare roba nella gente, eh?” Lo fisso’. Il suo viso era una maschera senza espressione. “Senza lubrificante, eh?”
Bjurman strillo’ attraverso il nastro adesivo quando Lisbeth Salander gli allargo’ brutalmente le natiche e applico’ il fallo dove andava applicato.
“Piantala di frignare” disse Lisbeth Salander, imitando la sua voce. “Se fai storie, ti dovro’ punire.”
Si alzo’ e giro’ intorno al letto. Lui la segui’ con la disperazione nello sguardo… che cavolo… Lisbeth Salander aveva trasportato li’ il suo televisore da trentadue pollici dal soggiorno. Sul pavimento aveva sistemato il suo lettore. La ragazza lo guardo’, ancora con in mano la frusta.
“Ho tutta la tua attenzione?” domando’. “Non cercare di parlare – e’ sufficiente se annuisci. Senti quello che dico?” Lui annui’.
“Bene.” Si chino’ e raccolse da terra il suo zainetto. “Lo riconosci?” Lui annui’. “E’ lo zaino che avevo quando sono venuta qui la settimana scorsa. Oggetto pratico. L’ho preso in prestito dalla Milton Security.” Apri’ una cerniera lampo sul bordo inferiore. “Questa e’ una videocamera digitale. Guardi mai Insider alla tv? E’ uno zainetto cosi’ che certi schifosi reporter usano quando vogliono filmare qualcosa di nascosto.” Chiuse di nuovo la cerniera lampo.
E l’obiettivo?, ti domanderai. E’ proprio li’ la finezza. Grandangolo con fibre ottiche. L’occhio somiglia a un bottone e sta nascosto nella fibbia della tracolla. Forse ricordi che piazzai lo zaino qui sul tavolino prima che tu cominciassi a palpeggiarmi. Feci molta attenzione che l’obiettivo fosse puntato sul letto.”
Tiro’ fuori un cd e lo infilo’ nel lettore. Quindi sistemo’ la poltroncina in modo da poter vedere lo schermo della tv. Si accese un’altra sigaretta e premette un pulsante. Del telecomando. L’avvocato Bjurman vide se stesso aprire la porta a Lisbeth Salander.
Non hai nemmeno imparato a leggere l’ora?
saluto’ arcigno.
Gli fece vedere tutto il nastro. Il film termino’ dopo novanta minuti, nel bel mezzo di una scena in cui un Bjurman nudo era seduto sul letto a bere un bicchiere di vino mentre osservava Lisbeth Salander che giaceva rannicchiata con le mani incatenate dietro la schiena.
Lei spense la tv e rimase seduta in silenzio per quasi dieci minuti senza guardarlo. Bjurman non osava muoversi nemmeno di un millimetro. Poi lei si alzo’ e ando’ in bagno. Quando fece ritorno si risedette sulla poltroncina di vimini. La sua voce era come carta vetrata.
“Ho fatto un errore, la settimana scorsa” disse. “Credevo che sarei stata costretta a succhiartelo di nuovo, il che nel tuo caso e’ maledettamente disgustoso, ma non fino al punto di impedirmi di farlo. Credevo che senza troppa fatica avrei potuto procurarmi una documentazione sufficiente per dimostrare che sei un vecchio porco schifoso. Avevo sbagliato a giudicarti. Non avevo capito quanto tu sia profondamente malato.”
“Ti parlero’ chiaro” continuo’. “Questo film mostra come tu violenti una minorata mentale venticinquenne della quale sei stato nominato tutore. E non t’immagini quanto mentalmente minorata io possa essere all’occorrenza. Qualsiasi persona che vedra’ questo nastro scoprira’ che non solo sei un verme, ma anche un sadico folle. Questa e’ la seconda e spero anche ultima volta che guardo questo film. E’ molto istruttivo, vero? La mia supposizione e’ che sei tu e non io a rischiare di essere istituzionalizzato. Sei d’accordo?”
Rimase in attesa. Lui non reagiva, ma lei poteva vedere che stava tremando. Afferro’ la frusta e gli sferzo’ in pieno i genitali.
“Sei d’accordo?” ripete’ a voce molto piu’ alta. Lui annui’.
“Bene. Allora questo punto l’abbiamo sistemato.”
Avvicino’ la poltroncina di vimini e si sedette in modo da poterlo guardare negli occhi.
“Allora, cosa pensi che dobbiamo fare adesso?” Lui non pote’ rispondere. “Hai qualche buona idea?” Visto che lui non reagiva, lei tese la mano e gli afferro’ lo scroto e tiro’ finche il suo volto non si deformo’ dal dolore. “Hai qualche buona idea?” ripete’. Lui scosse la testa.
“Bene. Infatti finiro’ per irritarmi moltissimo con te se mai ti verra’ qualche idea in futuro.”
Si lascio’ andare contro lo schienale e si accese un’altra sigaretta. “Ora ti spiego che cosa succedera’. La prossima settimana, non appena sarai riuscito a espellere quel tappo di gomma ipertrofico dal culo, darai istruzioni alla mia banca che io – e io soltanto – abbia accesso al mio conto. Capisci quello che sto dicendo?” L’avvocato Bjurman annui’.
“Bravo. Tu non prenderai mai piu’ contatto con me. In futuro ci incontreremo soltanto se e quando saro’ io a volerlo. Dunque ti e’ stato imposto il divieto di visita.” Lui assenti’ ripetutamente e tiro’ il fiato. Non ha intenzione di uccidermi.
“Se mai dovessi prendere di nuovo contatto con me, copie di questo finiranno in ogni singola redazione di giornale di Stoccolma. Capito?”
Lui annui’ piu’ volte. Devo mettere le mani su quel filmato.
“Una volta all’anno consegnerai la tua relazione sul mio status all’ufficio tutorio. Riferirai che conduco un’esistenza assolutamente normale, che ho un lavoro fisso, che bado a me stessa e che ritieni che non ci sia nulla di anormale nel mio comportamento. Okay?”
Lui assenti’.
“Ogni mese redigerai un rapporto fasullo sui tuoi incontri con me. Racconterai diffusamente quanto io sia positiva e quanto mi sappia ben gestire. Mi invierai copia del rapporto tramite posta. Capito?” Lui annui’ di nuovo. Lisbeth Salander noto’ distrattamente le gocce di sudore che gli avevano imperlato la fronte.
“Fra qualche anno, diciamo un paio, presenterai richiesta al tribunale perche’ la mia dichiarazione di incapacita’ giuridica sia annullata. A supporto, userai i tuoi rapporti fasulli dei nostri incontri mensili. Dovrai procurarti uno psichiatra che dichiari sotto giuramento che io sono perfettamente normale. Dovrai metterci molto impegno. Farai tutto, ma proprio tutto cio’ che e’ in tuo potere perche’ io diventi legalmente capace.” Lui assenti’.
“Sai perche’ farai del tuo meglio? Perche’ hai un motivo maledettamente buono. Se fallirai, io infatti rendero’ pubblico questo video.”
Lui ascoltava con attenzione ogni singola sillaba pronunciata da Lisbeth Salander. D’un tratto i suoi occhi lampeggiarono d’odio. Decise che la ragazza stava facendo un errore, a lasciarlo vivo. Tutto questo te lo faro’ ingoiare, brutta troia. Prima o poi. Ti schiaccero’. Ma continuo’ ad annuire con entusiasmo in risposta a ogni sua domanda.
“Lo stesso dicasi se prenderai contatto con me.” Si passo’ la mano sulla gola. “Addio a questo appartamento e ai tuoi bei titoli e ai tuoi milioni su quel conto all’estero.”
Gli occhi di lui si dilatarono quando senti’ menzionare il denaro. Come cazzo faceva a sapere…
Lei sorrise e tiro’ una boccata profonda di fumo. Poi spense la sigaretta lasciandola cadere sulla moquette e schiacciandola sotto il tacco.
“Voglio le tue chiavi di riserva sia di qui sia del tuo ufficio.” Lui aggrotto’ le sopracciglia. Lei si chino’ in avanti e fece un sorriso beato.
“D’ora in avanti avro’ il controllo della tua vita. Quando meno te lo aspetti, magari mentre sei a letto a dormire, potrei materializzarmi qui nella tua stanza con questa in mano.” Sollevo’ la pistola elettrica. “Ti terro’ sotto controllo. Se mai dovessi trovarti di nuovo in compagnia di una ragazza – e a prescindere dal fatto che lei sia consenziente oppure no -, se mai dovessi trovarti in compagnia di una donna in generale…” Lisbeth Salander si passo’ di nuovo la mano di traverso alla gola.
“Se io dovessi morire… se mi dovesse succedere un incidente, tipo essere investita da una macchina o altro… copie del video verranno inviate per posta a tutti i giornali. Piu’ una storia dettagliata dove racconto com’e’ avere te per tutore.”
“Ancora una cosa” continuo’. Si chino’ in avanti in modo che il suo volto fosse solo a qualche centimetro da quello di lui. “Se mai dovessi sfiorarmi di nuovo, ti ammazzo. Credimi sulla parola.”
L’avvocato Bjurman non ebbe nessuna difficolta’ a crederle. Non c’era spazio per nessun bluff, in quegli occhi.
“Ricordati che sono pazza.”
Lui annui’. Lei lo guardo’ con aria pensierosa.
“Non credo che tu e io diventeremo buoni amici” disse Lisbeth Salander con voce grave. “In questo preciso momento tu ti stai congratulando con te stesso perche’ sono abbastanza pazza da lasciarti vivere. Pensi di avere il controllo, nonostante tu sia mio prigioniero, perche’ sei convinto che l’unica cosa posso fare se non ti uccido e’ lasciarti andare. Percio’ sei pieno di speranza di poter presto riacquistare il tuo potere su di me. O sbaglio?”
Lui scosse la testa, colto improvvisamente da cattivi presentimenti.
“Riceverai un regalo da me, in modo che ti ricordi del nostro accordo.”
La ragazza fece un sorriso storto e si arrampico’ sul letto mettendosi in ginocchio fra le sue gambe. L’avvocato Bjurman non capiva che cosa avesse voluto dire, ma d’un tratto provo’ un terrore acuto.
Poi vide l’ago nella sua mano.
Sbatte’ la testa di qua e di la’ e cerco’ di contorcersi finche’ lei non gli piazzo’ il ginocchio contro l’inguine e premette in un gesto di avvertimento.
“Sta’ fermo. E’ la prima volta che uso questo aggeggio.”
Lavoro’ concentrata per due ore. Quando ebbe terminato, lui aveva smesso di lamentarsi. Sembrava quasi piombato in uno stato di apatia.
Lei scese dal letto, piego’ la testa di lato e osservo’ la sua opera con occhio critico. Il suo talento artistico era piuttosto limitato. Le lettere tremolavano e il tutto aveva un che di impressionista. Aveva utilizzato il rosso e il blu per tatuare il messaggio, che era scritto in maiuscolo su cinque righe che gli coprivano tutto l’addome, dai capezzoli fin giu’, appena sopra i genitali: IO SONO UN SADICO PORCO, UN VERME E UNO STUPRATORE.
Lei raduno’ gli aghi e ripose le cartucce dei colori nello zaino. Poi ando’ in bagno a lavarsi le mani. Quando torno’ in camera da letto, scopri’ di sentirsi decisamente meglio.
“Buona notte” disse.
Apri’ una delle manette e gli sistemo’ la chiave sul ventre. Quindi si porto’ via il suo film e il mazzo di chiavi dell’avvocato.

(Uomini che odiano le donne – Stieg Larsson – Titolo in inglese: The girl with the dragon tattoo)

Perche’ ho riportato questo capitolo tratto dalla trilogia di Stieg Larrson della quale ho scritto anche QUI?
Per tre ragioni. La prima e’ che lo ritengo uno dei momenti piu’ appassionanti che abbia mai letto in una storia. Chi conosce l’antefatto che conduce Lisbeth Salander a vendicarsi del proprio tutore che l’ha costretta a subire le cose piu’ ignobili, difficilmente riesce a non considerarlo il capitolo piu’ esaltante in cui, dentro di noi, si prova tutta la soddisfazione tipica di certi momenti di riscatto assoluto in cui l’odio per il fetente avvocato Bjurman, diventa l’elemento che accomuna la protagonista ai lettori. Un odio, quello di Lisbeth, in cui la componente principale e’ la vendetta, ma e’ anche la consapevolezza di una donna che sa di essere “superiore” a qualsiasi maschio. Maschio che pero’ va temuto, tenuto a distanza perche’ la sua pericolosita’ (almeno nella visione di Lisbeth) e’ insita proprio nell’appartenenza al suo stesso genere.
La seconda ragione e’ perche’ facendo una ricerca con Google – in quanto lo avrei copia incollato volentieri piuttosto che ricopiarlo dal libro – ho notato che nonostante sia un best seller e che mezzo mondo della Rete dichiari di averlo letto, non esiste alcuna pagina web in Italiano che ne riporti un solo brano, neppure piccolo, se non il riassuntino di presentazione che poi troviamo scritto sul retro della copertina del libro e che serve per la pubblicita’ per poterlo vendere online. Per cui ho creduto che un passaggio cosi’ avvincente di una storia non potesse restare completamente assente dal Web. Spero che questo piccolo assaggio induca chi e’ incuriosito a comprarsi il malloppo di 676 paginozze che aggiunto agli altri due tomi che compongono la trilogia, “La ragazza che giocava con il fuoco” (754 pagine) e “La regina dei castelli di carta” (857 pagine), fa di questa storia una delle piu’ lunghe che abbia letto senza essere colta dalla noia .
La terza ragione e’ che le sensazioni che mi ha suscitato Lisbeth Salander che si vendica del suo stupratore, anche se in un diverso contesto, sono state risvegliate ieri quando, fra le tante notizie che riguardano il civilissimo paese italico, ho scovato QUESTA. Ebbene, devo sinceramente dire che a certa gente vorrei anche io come Lisbeth tatuare sul loro culo: IO SONO UN FETENTE RAZZISTA E UNO STRONZO CHE NON HA UN BRICIOLO DI UMANITA’.

Lisbeth Salander era stesa sulla pancia, con un braccio sopra di lui. Guardo’ il drago che le correva lungo tutta la schiena, dalla scapola destra fino alla natica. Conto’ i suoi tatuaggi. A parte il drago sulla schiena e la vespa sul collo, aveva una serpentina intorno a una caviglia, un’altra intorno al bicipite del braccio sinistro, un segno cinese sul fianco e una rosa sulla coscia. A eccezione del drago, i tatuaggi erano piccoli e discreti.


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