Mi piace


Vuoi sapere che cosa mi piace? Mi piace moltissimo conoscere ed incontrare persone nuove, interessanti, non banali, che possano donarmi qualcosa di diverso. Scoprirle come fossero terre inesplorate e farmi scoprire da loro allo stesso modo. Mi piace iniziare da un foglio bianco e scriverci sopra una storia: una piccola, breve storia. Ho molto successo, sai? Riesco a conquistare un sacco di persone. Pero’, devo essere sincera, mi sono sempre chiesta cosa abbia di cosi’ speciale da piacere in questo modo. Non mi giudico bellissima, non l’ho mai fatto anche perche’, ipercritica soprattutto nei confronti di me stessa, sono sempre stata consapevole dei miei piccoli difetti che con abilita’ so nascondere molto bene. Ma anche oggi che sono ben oltre i trenta, piaccio ancora ad un gran numero di uomini. Mi ronzano intorno, mi riempiono di complimenti. Avviene regolarmente che mi fermino per strada, oppure attacchino discorso se mi trovo da sola in un qualsiasi luogo: in un bar, su un treno, in una hall di un hotel, oppure su una spiaggia. Mi invitano a cena o anche altro… e quando qualcuno mi piace, accetto.

Insomma, mi eccitano le situazioni impreviste, inaspettate, non prestabilite. Anche nel Web mi e’ capitato e mi capita ancor di piu’ da quando ho il blog, di essere contattata, corteggiata, invitata, e se qualcuno mi interessa davvero, e’ ovvio che accetto d’incontrarlo. Non chiedermi su cosa si basa il mio criterio di scelta, quali sono gli elementi che mi fanno dire di si’, non te lo saprei spiegare, ma una cosa e’ certa: e’ essenziale che siano dei perfetti sconosciuti e che di me sappiano poco o niente. Non voglio mettere a rischio la mia vita privata che deve restare fuori da tutto, al sicuro da queste mie piccole e non molto innocenti avventure.

Te lo confesso, sono tantissime le occasioni in cui sono andata a letto con qualcuno per pura trasgressione, senza nessuna implicazione sentimentale, senza dirgli il mio nome e senza chiedere neppure il suo. In questi casi meno si dice e meglio e’, perche’ un rischio esiste e non e’ da sottovalutare: quello di essere poi perseguitata da chi, dopo, per qualche ragione non accetta di rispettare la mia volonta’ di non incontrarlo piu’. Deve essere una volta soltanto, comprendi?… “Einmal ist keinmal”: una volta e’ nessuna volta. Ma c’e’ purtroppo chi questo non lo capisce, o non lo vuol capire…

Ti chiedi perche’ mi espongo al rischio d’incontrare chi non conosco affatto, sconosciuti che potrebbero essere pericolosi o comunque crearmi problemi? Ebbene, quello del mistero e’ un gioco che da sempre mi affascina e se una persona m’interessa, se sento che c’e’ qualcosa da scoprire, che puo’ darmi qualcosa di nuovo, di diverso, che con lei posso scrivere una piccola storia partendo dal foglio bianco, mi e’ difficile resistere e non m’importa di rischiare. Anzi, il rischio forse aggiunge interesse e adrenalina.

In ogni caso, la domanda che mi sono sempre posta non e’ perche’ gli uomini facciano tutti questi tentativi d’abbordaggio, e’ normale, si comportano cosi’ un po’ con tutte, e so che per loro questo modo di fare e’ naturale, istintivo. Quello che mi chiedo, invece, e’ cosa percepiscano in me di tanto interessante. Non lo so… sono curiosa. Forse tu saprai dirmelo. Non penso dipenda solo da qualcosa di fisico. Anche se non dimostro i miei anni, e questo e’ sicuramente un elemento positivo, per il resto credo di essere come tante altre donne. Forse sara’ per via del mio carattere cangiante, mutevole, capriccioso che stuzzica quel senso di competizione di fronte al quale molti non sanno tirarsi indietro, oppure e’ perche’ vedono che non provo vergogna, mi credono disinibita, di facili costumi. Forse questo successo e’ dovuto proprio ai miei comportamenti un po’ sopra le righe, di certo non comuni, ed e’ assai probabile che questo giudizio derivi anche dalla professione che ho esercitato, e che di sicuro stimola fantasie erotiche. Indubbiamente, non lo nego, mi diletto a far sesso con chiunque mi piaccia, uomo o donna che sia; di questo non ne ho mai fatto un mistero, e forse per questo motivo do anche l’impressione d’essere ninfomane, ma non e’ vero. Sono solo una donna libera, senza legami, aperta, senza pregiudizi ed amo vivere la vita cercando di coglierne il gusto piu’ intenso, ricercando le situazioni piu’ stimolanti possibili. Non ci vedo niente di male.

Ricordo uno che ho incontrato di recente. Era in ritardo ed io ho sempre detestato i ritardi. Li considero un insulto alle tacite regole che si stabiliscono quando si decide d’incontrarsi in questo modo. La prima regola e’ la puntualita’ e non rispettarla rappresenta per me l’unica vera trasgressione che considero davvero intollerabile. Decisi pero’ di mettere in secondo piano il mio sentimento negativo, perche’ se mi ci fossi soffermata troppo mi avrebbe mal disposta pregiudicando in partenza l’incontro e la gioia che avrei raggiunto soltanto mantenendo la mente sgombra. Cercai dunque di liberarmi di quella sensazione che mi rendeva insofferente e nervosa.

Lui e’ arrivato dopo dieci minuti. Ha iniziato a scusarsi ed io non sono riuscita a nascondergli una smorfia di disappunto, perche’ la seconda regola e’ non scusarsi mai. Se ci pensi le scuse sono la cosa piu’ inutile ed ipocrita del mondo. Parole su parole che non servono a niente perche’ non aggiustano niente. Non ho mai gradito troppo le parole. L’unico modo per risolvere la situazione quando si capisce di aver sbagliato e’ l’agire, non il parlare. Pero’, ricordo il suo bacio. Non fu male. Anche se aveva infranto le mie regole, quell’uomo possedeva una notevole stima di se stesso. Lo capii subito da come mi teneva la testa. Aveva la mano ferma, il suo abbraccio era caldo, forte, ma non soffocante. Anche in questo l’esperienza e l’abitudine a certe cose mi hanno dato una particolare capacita’ di giudicare la personalita’ di chi incontro, e quell’uomo era forte, deciso, ma era anche prudente.

Mi piacque ed all’inizio mi feci vedere passiva, quasi indifesa. Poi iniziai a giocare alla mia maniera. Lo misi di fronte, con insospettabile audacia, all’intraprendenza delle mie azioni. Confondendolo. Le mie mani da candide ed innocenti divennero rapaci, spregiudicate, abili come quelle di una ladra che scassina una cassaforte. E mi aprii la strada verso il suo sesso. Lo aveva turgido. Mi piaceva massaggiarlo mentre mi baciava. Sfioravo con dita quella superficie liscia, soda, rotonda e gia’ la immaginavo mentre entrava in me. Qualcosa che sarebbe avvenuto, certamente, ma non subito, non prima che mi fossi tolta le mie soddisfazioni.

Molti uomini, quando sono eccitati, concludono quasi subito. Il contatto con il mio corpo e le mie mani che stuzzicano il loro sesso… beh, se assecondati non resistono a lungo. Anche se tentano di trattenersi, arrivano velocemente all’orgasmo. Invece a me piace prolungare, procrastinare, far diventare il tutto infinito. Mi piace osservare fin dove arriva la loro resistenza. Divengo crudele ed inizio a giocare in modo provocatorio: se avverto che stanno per venire mi fermo, mi raffreddo, inizio a parlare d’altro. E poi scambio sguardi in cui non mi faccio vedere sottomessa, ma anzi sono io che faccio capir loro quali sono le mie regole.

Avviene talvolta che ad alcuni il mio comportamento non piaccia e che il pene, pur rimanendo turgido, gli si faccia piu’ piccolo, ed io comprendo la pochezza del loro essere uomini. Cosi’ mi ritraggo, inizio a schernirli, facendo sentir loro evidente l’abissale inferiorita’ rispetto a cio’ che pretendono di essere; perche’ mancano di modestia, di umilta’, di realismo. E li respingo, li invito ad andarsene senza che dopo abbiano il coraggio di ripresentarsi di fronte a me. Invece, con lui non accadde… il suo sesso, invece di farsi piu’ piccolo, s’inturgidi’ ancor di piu’ ed i suoi occhi sostennero il mio sguardo fino in fondo, osando una sfrontatezza che considerai una sfida. Una sfida irrinunciabile alla quale, credimi, non seppi resistere. E questo mi piacque.

C’era un tempo in cui non ero cosi’ esigente e selettiva, ma sono arrivata ad un certo punto in cui ho sentito di meritarmi un minimo di lusso, qualcosa di speciale, non certo quello potevo ricevere dal primo che passava. Uomo o donna, per me non fa differenza, ma questo gia’ lo sai. Anzi, una donna riesce a donare maggior dolcezza, cosa che secondo il momento non mi dispiace, ma c’e’ anche altro, cioe’ se una donna giunge fino a qui, se arriva ad accettare il mio gioco vuol dire che e’ uguale a me. E’ come se mi guardassi in uno specchio e non c’e’ niente di piu’ eccitante che rispecchiarmi in qualcuno quando faccio sesso.

Una donna vera, quindi, perche’ una donna non vera non arriverebbe mai a fare un passo del genere. A meno che non sia in qualche modo convinta da qualcuno che tramite lei vuol arrivare fino a me. Pero’ l’esperienza mi ha resa abbastanza diffidente, e so individuare quando sono presenti elementi estranei, ospiti nascosti che vogliono solo curiosare. Una donna e’ per me un libro aperto. Sono sufficienti pochi gesti: l’esitazione, la freddezza dei comportamenti, la gestualita’ priva di passione, lo sguardo sfuggente che tenta di eludere il mio, sono dettagli evidenti che mi rivelano che non e’ sincera, che finge, ed allora, come il gatto col topo, mi comporto con lei cercando il modo piu’ perfido per smascherarla. La psicologia femminile e’ piu’ complicata di quella maschile, ma e’ soggetta a maggiori tabu’ ed una volta individuato il punto debole di una donna, e’ facile farle assaggiare il gusto amaro dell’umiliazione. Anche senza dire una sola parola. Te l’ho spiegato: cio’ che conta sono le azioni, non serve parlare. I tanti discorsi creano solo equivoci e le parole sono tentativi ingenui per dire quello che troppe volte non pensiamo. E’ il linguaggio del corpo, invece, quello realmente sincero, l’unico che non puo’ mentire, e solo la pratica dei sensi e’ la chiave per varcare certe porte, e chiuderne altre.

Sono contorta, lo so, ma non saprei spiegarti in altro modo. E’ per questo motivo mi piacciono gli incontri occasionali con gli sconosciuti. Perche’ amo il rischio, l’avventura, certo, ma anche mi piace scoprire e farmi scoprire, cosi’, senza troppe parole, in silenzio, solo con il linguaggio del corpo. Mi piace l’incontro con l’ignoto, mi piace l’infinita attesa di cio’ che non conosco, ignara di quello che giungera’ ma che spero sempre possa sorprendermi. E non faccio distinzioni, chiunque arrivi, chiunque ponga termine alla mia interminabile attesa, che in fondo e’ per me la metafora dell’esistenza, e’ benvenuto perche’ quando giungera’, nella forma di un uomo o di una donna, l’assaporero’ nel suo gusto inebriante oppure lo sputero’ disgustata per il suo sapore insipido. Ed e’ in questo modo che vivo, amo, soffro in un eterno girovagare, da vera zingara, senza fermarmi mai.

“… senza… fermarmi… mai.”
Klára scandi’ le ultime parole sottovoce, digitandole sulla tastiera. Lo faceva sempre quando arrivava alla fine di qualcosa che scriveva. Era il suo modo di rompere la concentrazione, un’abitudine bizzarra mantenuta fin da bambina, quando era impegnata nei compiti che le assegnavano a scuola.
E cosi’ l’articolo era terminato. Raggiungere quella donna e farsi concedere l’intervista non era stato semplice. Aveva dovuto contattarla, entrarci in confidenza e poi far si’ che lei si fidasse al punto di accordarle un appuntamento. Cosa che non era frequente. Fortunatamente conosceva la psicologia femminile ed aveva saputo giocare bene le sue carte. C’erano volute settimane, ma da quelle confidenze ne aveva ricavato un ottimo articolo sul narcisismo.
Quella donna era davvero convinta di essere “unica al mondo”, straordinaria, eccelsa, perfetta. Parlava dei suoi successi e delle sue capacita’ solo per far notare come fossero speciali i suoi problemi e la sua vita. Una continua esibizione di se stessa alla ricerca ossessiva di attenzione e ammirazione da parte di chi aveva la fortuna, o la sfortuna di relazionare con lei. Una donna che non avrebbe sopportato ne’ indifferenza ne’ critiche, ed alle quali avrebbe reagito con altrettanta indifferenza se non, addirittura, con manifestazioni di rabbia. Perche’ a lei non importava niente di nessuno. Gli altri erano li’ solo per essere sfruttati, utilizzati, oppure come anonimi spettatori di fronte ai quali avrebbe potuto esibirsi e farsi vedere importante.
Forse era anche per quell’accentuato narcisismo, che lei non negava e di cui a tratti si compiaceva, che da giovane aveva scelto di fare la prostituta. Una prostituta d’alto bordo, sia chiaro. Non cessava mai di rimarcarlo. E quella sua regola, poi, “einmal ist keinmal”, era solo un meccanismo per evitare di restare incastrata in una contraddizione: innamorarsi di qualcun altro al di fuori di se stessa. Anche se in realta’ chi e’ narcisista non si ama affatto. Anzi, chi e’ narcisista ha un bassissimo concetto di se’, per questo ricerca ossessivamente l’approvazione altrui. La personalita’ magnifica, matura, disponibile verso i sentimenti che viene mostrata, non e’ altro che un bluff, una finzione, perche’ narcisismo vuol dire immaturita’, non saper amare nessuno, neppure se stessi.
Klára si rendeva conto di non essere dissimile da quella donna, sapeva che con lei aveva molto comune. Lo aveva saputo ancor prima d’incontrarla, ma questo non glielo aveva detto, come non le aveva detto moltissime altre cose. In certi casi il parlare non ha alcun valore. Vale solo l’agire.
Spense il lap top, chiuse il coperchio e lo ripose. Piu’ tardi, avrebbe dato una veloce rilettura all’articolo per correggerlo e lo avrebbe inviato in redazione. Poi, sorridendo a mezza bocca, ando’ in cucina a prepararsi un the.


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