Alice e il the


Il the e’ il mio modo per ritrovare una dimensione di pace e di tranquillita’, soprattutto dopo un diverbio, uno screzio, una discussione animata. E’ molto difficile che io mi agiti. In passato, quando ero molto piu’ giovane (adesso sono vecchissima), ero maggiormente propensa ad affrontare le questioni estremizzando i miei comportamenti: odiavo o amavo totalmente, con tutta me stessa. Ma sono cose che accadono, appunto, quando siamo ragazzine e forse anche un po’ piu’ in la’ con l’eta’, ma ad un certo punto la vita ci insegna che certi estremi non fanno piu’ parte di noi, sono anacronistici e completamente estranei al nostro sentire.

E’ quello che e’ accaduto anche a me. Non ricordo esattamente quando abbia iniziato a mutare il mio comportamento, se oltre all’eta’ abbia avuto la sua influenza anche qualche relazione importante con chi, con il giusto modo, ha saputo farmi capire alla fine che la calma era davvero la virtu’ dei forti, pero’ adesso non riesco piu’ ad arrabbiarmi come una volta. Sempre piu’ spesso sulle labbra mi compare la smorfia dell’ironia. Peccato che nel Web tutto cio’ non sia visibile.

Ma a volte mi capita di trovarmi in situazioni in cui posso avere uno scontro con chi, dall’altra parte, per responsabilita’ mia oppure sua questo non ha importanza, alla fine mi detesta, ed anche io per corrispondenza di non amorosi sensi, considero antipatica. Ed e’ qui che entra in ballo il the. E’ inutile ricordare a chi gia’ un po’ mi conosce che di the ne bevo una quantita’ inimmaginabile. Si puo’ dire che io mi disseti esclusivamente con il the, e di questo, secondo i momenti della giornata, ne preparo vari tipi, ma quello che preferisco piu’ di tutti e’ una miscela composta per meta’ di Dejoo e per meta’ di Raidang, che sono due tipi di Assam. Ovviamente, nel piccolo paese dove abito non riesco a trovarli, ma ogni qual volta mi reco in una grande citta’ ne faccio rifornimento. Ho una mappa sempre aggiornata su dove si trovano i negozi di the piu’ specializzati.

Dicevamo?
Ah si’… il the. Ecco, credo che abbia delle incredibili proprieta’ riconcilianti. Offrire una tazza di the per me ha un significato di “offerta di pace e di dialogo”, mentre dall’altra parte accettarla significa accogliere quell’offerta. E’ ovvio che non e’ l’unico significato che ha. Molto spesso lo offro agli amici e alle amiche cosi’, per accompagnare la conversazione e, perche’ no, anche per sentirmi piu’ in sintonia con qualche amante, occasionale o meno, quando capita. Mi e’ accaduto piu’ di una volta di convincere, chi proprio del the non ne voleva sapere assolutamente nulla, di provare a berlo e devo dire che non c’e’ una volta in cui non sia riuscita nello scopo, creando piu’ di un estimatore di tale bevanda.

Se si pensa al the non si puo’ fare a meno di pensare al Cappellaio Matto, uno dei personaggi piu’ affascinanti di Lewis Carroll. Un po’ squilibrato, ossessionato dal Tempo e dal the, dapprima scaccia Alice e poi cerca di farla conversare punzecchiandola con osservazioni personali e domande trabocchetto. E con questa affermazione mi sono definitivamente giocata l’immagine di persona pacata e responsabile che ho cercato di dare fin dall’inizio del post. Ma forse non sono sempre e soltanto “Cappellaio”. A volte e’ possibile che sia anche Alice.


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