Non e’ un bel giorno


Neanche la giornata internazionale a lei dedicata risparmia la donna dal subire violenze. Sono cambiate le tecniche, gli strumenti, le motivazioni, forse, ma la violenza e l’intolleranza non si placano e sempre trovano come vittime sacrificali gli esseri piu’ deboli: i bambini, i vecchi e naturalmente le donne. Ed e’ soprattutto su queste ultime che si sfoga sfrenatamente quell’istinto primordiale tipico del maschio che tanti uomini non riescono a reprimere.

E’ certo che l’8 marzo non e’ un bel giorno per le donne somale che oggi vengono infibulate, non e’ un bel giorno per le donne afghane che oggi vengono lapidate, non e’ un bel giorno per le donne cambogiane che oggi vengono schiavizzate, violentate, torturate, uccise. No, non lo e’, ma anche nella “normale” realta’ quotidiana, quella che pare non sia popolata di massacratori, di infibulatori e di schiavisti, c’e’ sempre una donna per la quale non e’ un bel giorno, e non occorre recarsi in Somalia, o in Afghanistan, o in Cambogia per scoprire che la violenza, quella vera, quella che in televisione ci viene indicata come appartenente sempre ad altri, agli immigrati, agli incivili, ai senza Dio, spesso abita proprio sotto casa nostra.

E’ una violenza subdola, strisciante, ipocrita, ma puo’ essere anche spietata, crudele, come quella di un uomo che invita la sua ex fidanzata a trascorrere un fine settimana insieme con la scusa di fare la pace, ed invece la rinchiude in una roulotte, la picchia, la violenta, e le fa subire ogni genere di sevizia. No, in fondo non occorre andar troppo lontano per scoprire che la violenza e’ ovunque, e che l’8 marzo non e’ un bel giorno per chi la subisce.


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: