Primi effetti del decreto interpretativo


In Italia nessuno, almeno fra coloro che leggono questo mio diario, ha vissuto sotto la dittatura. Credo che nessuno si renda davvero conto di cosa significhi non essere liberi, di quali siano i meccanismi che portano alla perdita della liberta’ e come essa diventi vitale solo, dopo, quando non esiste piu’.

C’e’ chi crede che una dittatura, per descriversi, si autodefinisca “dittatura”. Non e’ cosi’. Nessun governante, neanche il dittatore piu’ spietato, dira’ mai che la sua e’ una dittatura. Dira’ sempre di essere un democratico e che gli antidemocratici sono “gli altri”, quelli che vogliono abbatterlo per togliere al suo popolo la liberta’. I dittatori, tutti, parlano sempre e solo del popolo che ha dato loro il diritto di governare, ma alla fine non esitano a sacrificarlo in cambio del potere, dei privilegi, del denaro. Ma, soprattutto, quando poi tutto volge al peggio, se ne fanno scudo per salvare la propria vita e quella delle persone a loro vicine. E’ stato cosi’ con Mussolini, Hitler, Stalin… persino Ceauşescu e Pol Pot dicevano di essere alla guida del paese per volonta’ del loro popolo, anche se poi lo facevano morire di fame oppure lo sterminavano, e tuttora abbiamo esempi viventi di dittatori che invocano il popolo come fonte del loro diritto a gestire il potere.

C’e’ anche chi crede che la dittatura abbia un punto d’inizio, un episodio preciso da cui essa ha origine, ma neanche questo e’ vero. Neppure dopo una rivoluzione, la quale gia’ rappresenta un evento traumatico e deciso tale da indicare un punto di cambiamento, la dittatura inizia senza che ci sia un percorso, piu’ o meno lento, fatto di comportamenti, di atti, di episodi, che a poco a poco la instaurano. La liberta’ viene fagocitata cosi’, un po’ alla volta, decreto dopo decreto, legge dopo legge, a piccoli pezzi di per se’ insignificanti, come in un puzzle in cui ogni tessera sembra non essere importante, ma alla fine, inserita nel contesto, insieme a tutte le altre tessere rende chiara la completezza del quadro.

Poveri italici, la loro ignoranza della Storia e dei meccanismi che guidano l’avidita’ e la brama di potere tipica di certi esseri umani, riuscira’ alla fine a sconfiggere la loro arroganza ed ogni loro certezza. Credono di essere ancora padroni del gioco, quando il gioco, ormai, e’ stato da tempo sottratto dalle loro mani, se mai lo hanno posseduto, e se non saranno loro per primi a difendere cio’ a cui tengono, se davvero hanno a cuore il futuro dei propri figli, se credono che siano questi governanti a vigilare sulla loro fragile democrazia, significa che oltre che ignoranti sono anche ingenui.

Da parte mia, per aiutare l’Italia in questo difficile momento, posso fare solo una cosa, l’unica. L’ho deciso proprio in queste ore, assistendo allo scempio che alcuni stanno facendo delle leggi e della Costituzione. Non so se servira’ a qualcosa, ma non voglio lasciare niente d’intentato. Per anni non ho votato in alcuna elezione. Mi sono rifiutata di farlo, disillusa e delusa per come certi avvenimenti stavano procedendo e per come certi personaggi occupavano le posizioni di potere. Ma stavolta ho deciso che alla fine di Marzo saro’ in Italia a dare, con il voto, il mio contributo, sperando che questo mio mutato atteggiamento nei confronti di un paese che ho profondamente ammirato ed amato possa significare qualcosa anche in termini piu’ ampi e generali. Se non altro, il decreto interpretativo un primo effetto, anche se piccolo e forse insignificante, lo ha prodotto.


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