Lo specchio dell’anima


Una volta, a cena, chiesi al mio accompagnatore qual era il dettaglio che piu’ lo colpiva di me, cioe’ qual era la prima cosa per la quale, al primo colpo d’occhio, gli ero piaciuta o meglio quella che piu’ di ogni altra lo stimolava. Lui indico’ una parte anatomica che non sto qui a ripetere. Ovviamente era una battuta perche’ quell’uomo non era certo il tipo che basava il suo interesse interamente sull’involucro di una donna. Io questo lo sapevo, percio’ non mi arrabbiai e gli sorrisi.


Poi, riportando il discorso sul serio, mentre sorseggiavamo dell’ottimo vino scelto da lui che era un intenditore, mi confesso’ che cio’ che di me lo aveva colpito era stato lo sguardo. Non parlo’ del colore degli occhi o della loro forma, ma parlo’ proprio di sguardo, vale a dire del modo seducente che secondo lui avevo di guardare chi mi stava di fronte.


Non gli dissi mai che, essendo miope e non portando ne’ occhiali ne’ lenti a contatto quella sera, il mio sguardo piu’ che essere seducente era quello tipico di chi ci vedeva poco. In ogni caso, oltre ad essere un uomo affascinante, intelligente, simpatico ed a possedere un talento meraviglioso nel saper spiegare le cose, la pensava anche politicamente come me e questo sicuramente non guastava l’atmosfera e mi rendeva assai rilassata e disponibile a proseguire il discorso con lui dopo cena a casa sua. Cosa che poi avvenne, ma di questa storia, se avro’ voglia, vi parlero’ un’altra volta.


Saltiamo quindi tutta la parte inerente al dopo cena che non e’ argomento di questo racconto, ed arriviamo a quando dopo, mentre ci rilassavamo nel tepore del suo letto, gli chiesi di spiegarmi cosa avesse voluto dire indicando lo sguardo come quell’aspetto che, al primo colpo d’occhio, lo aveva interessato di me. Questo di parlare dopo e’ qualcosa che mi piace fare quando sono stata bene e non mi prende quindi la voglia di rivestirmi in fretta e furia e fuggirmene via. Ebbene, ci sono persone che dopo si fumano la loro sigaretta, quelle che si assopiscono perche’ stanche, e quelle che, come me, parlando, rompono l’anima a chi sta loro accanto .


Ad essere sincera, quello di parlare e’ per me un modo di approfondire la conoscenza, soprattutto alla luce degli avvenimenti teste’ avvenuti. E quella sera di avvenimenti ce n’erano stati diversi… ed intensi. In fondo, quella richiesta di attenzione, non era altro che il mio modo per far capire alla persona che mi interessava e che, se voleva, potevamo proseguire a frequentarci anche oltre il limite temporale di quella piacevole serata.


Ma sto divagando. Torniamo quindi al discorso dello sguardo. Lo sapevate che il linguaggio del corpo e’ la piu’ antica forma di comunicazione che esiste? Parliamo con il corpo fin dall’inizio dei tempi, lo facciamo di continuo, ma spesso non ce ne rendiamo conto, e per chi e’ in grado di saperli leggere, questi gesti semplicissimi ed involontari possono essere segnali molto indicativi.


Questo me lo disse lui, mente io stavo ad ascoltarlo pendendo dalle sue labbra come sempre mi accade quando incontro qualcuno che sa insegnarmi qualcosa. Fra l’altro, con le mani, gesticolava in un modo molto “italiano”, ma lo faceva con gesti plastici, contenuti, mai invadenti ed anche il timbro della sua voce era molto attraente. E tutti voi sapete come io sia senza difese di fronte a certi dettagli…


– …Secondo lo psicologo Zick Rubin che si e’ dedicato soprattutto allo studio dei meccanismi che regolano l’amore, i segnali emessi da uno sguardo, proprio perche’ involontari, indicano quello che una persona prova e che magari non esprime palesemente a causa di fattori culturali oppure per pudore. Ecco, se riusciamo a riconoscerli e ad interpretarli, quei segnali ci comunicano dettagli importantissimi soprattutto durante la fase d’approccio, come ad esempio quando e’ il momento di avvicinarsi oppure quand’e’ che si sta superando un certo limite e si sta osando troppo.
– E’ vero, gli occhi sono le nostre finestre aperte sul mondo, ma da essi e’ anche possibile, per chi ci sta di fronte, vedere quello che pure noi abbiamo dentro.


– Fin da bambini iniziamo ad usare gli occhi per creare quel contatto visivo per prima cosa con cio’ che in quel momento ci e’ piu’ indispensabile: nostra madre. Poi, crescendo, li usiamo non solo per segnalare interesse verso quello che vediamo, ma anche per palesare, oltre al nostro stato fisico, quello emotivo. Ed uno dei momenti in cui l’emozioni raggiungono l’apice e’ quando ci innamoriamo o comunque quando proviamo una forte attrazione per qualcuno.
– Percio’ si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima? Rivelano cio’ che desideriamo nel profondo? In effetti, sono gli occhi che indicano se esiste un’attrazione ancor prima di conoscersi, quando siamo ancora distanti, sol anche osservando la direzione verso la quale lo sguardo di una persona e’ rivolto.


– Si’, ma possiamo usare gli occhi per inviare altri segnali; possiamo ad esempio prolungare uno sguardo reciproco al di la’ di quello che sarebbe normalmente accettabile, possiamo guardare con insistenza, ma anche distoglierlo per ritornare poi a catturare gli occhi di chi ci sta di fronte. E cosi’ via, come in un gioco…
– E’ quindi l’incontro degli sguardi il punto esatto in cui le regole del gioco cambiano?


– E’ li’ che il gioco inizia, infatti, ma e’ soprattutto quando siamo vicini che e’ semplice rendersi conto dei sottili messaggi, ad esempio di disinteresse, cosicche’ possiamo fare piu’ attenzione e rispettare la sfera del privato dell’altra persona non sostenendo troppo il suo sguardo.
– Quindi, possiamo guidare le nostre intenzioni secondo quello che ci rivelano gli occhi dell’altro, cambiando tattica, modificandola al mutare di cio’ che leggiamo in quei messaggi? Ed il tempo che dedichiamo a guardare un’altra persona, indica fino a che punto proviamo interesse e magari quanto desideriamo entrare confidenza?


– Tieni conto che noi uomini abbiamo la tendenza a guardare piu’ a lungo e piu’ apertamente delle donne; mentre uno sguardo prolungato da parte di una donna e’ generalmente interpretato come una sfida o un invito.
– Pero’ ho notato che ci sono anche uomini che hanno un atteggiamento diverso, come se volessero porsi su un piedistallo, come se non volessero apparire troppo dipendenti dai loro desideri e tendono ad un certo punto, dopo aver fissato a lungo, a distogliere lo sguardo quasi con sdegno.


– Questo e’ un tipico segno di una certa cultura alla quale noi tutti, bene o male, siamo educati da secoli, e che per qualcuno e’ il modo di far capire chi e’ che domina in questa societa’.
– E’ sempre la solita storia… invece noi donne abbiamo l’abitudine di distogliere lo sguardo quasi subito, per poi tornare sempre piu’ spesso su chi ci interessa…


– E’ perche’ volete controllare l’evolversi della situazione, ma anche perche’ vi preoccupate per noi. E’ la vostra natura quella di darci benessere e felicita’, ed in quel caso lo fate guardandoci.
– Ho letto da qualche parte che secondo come qualcuno ci guarda il nostro cervello risponde in modo diverso perche’ essere guardati in modo diretto o obliquamente ci suscita emozioni differenti.


– Esatto. La direzione nella quale gli occhi sono rivolti indica le emozioni che una persona solitamente ha, e noi rispondiamo ad esse adeguandoci. Le ricerche hanno dimostrato come uno sguardo costantemente rivolto verso il basso spesso riflette una forte emozionalita’ interiore; uno sguardo verso l’alto indica il formarsi di un’immagine mentale, mentre uno sguardo obliquo indica che stiamo ricordando suoni o rumori. Ma ci sono anche altri aspetti che influiscono. La forma che assumono gli occhi, ad esempio, e’ importante: gli occhi aperti e con le pupille dilatate mostrano interesse; gli occhi vicini possono indicare sia desiderio, quindi focalizziamo lo sguardo sulla persona che vogliamo, oppure incertezza mentre riesaminiamo mentalmente e con sopracciglia aggrottate quali sono le alternative. E poi c’e’ l’aumento della lacrimazione attorno agli occhi che e’ un sicuro segno di eccitazione emozionale.
– Si’, quando si e’ innamorati si e’ capaci di riconoscere nel partner lo sguardo della passione, e’ proprio cosi’!


– Sai che Zick Rubin ha osservato come, in media, mentre parla, la gente si guarda solo per una porzione del tempo che va dal 30 al 60%? E questo non basta per scatenare i meccanismi dell’amore a prima vista poiche’ le persone profondamente innamorate si guardano molto di piu’ mentre parlano e sono reclutanti a guardare altrove quando qualcuno entra nel loro mondo. Per confermare questo fece un curioso esperimento: pose a delle coppie una lunga serie di domande per cercare di capire quanto si amavano. Le coppie venivano poi fatte attendere in una sala e gli veniva detto che lo sperimentatore sarebbe arrivato in breve tempo. In realta’, anche l’attesa faceva parte dell’esperimento perche’ delle telecamere nascoste registravano quanto tempo le coppie si guardavano negli occhi. Poi veniva messo in relazione il punteggio del test che le coppie avevano realizzato rispondendo alle domande, con il tempo che avevano passato a guardarsi, e veniva rilevato come fra le due cose ci fosse corrispondenza: piu’ amore dimostrato, piu’ tempo passato a guardarsi e viceversa.
– Quindi, se si vuol dare la sensazione di essere innamorati, basta aumentare il tempo degli sguardi mentre si parla? Ma prima hai detto che il 60% non e’ sufficiente…


– Infatti, secondo questi studi, si dovrebbe arrivare almeno al 75 % del tempo per dire che due persone sono reciprocamente attratte. Pero’ si deve guardare dritti negli occhi per dare questa impressione d’amore.
– Come stai facendo tu adesso? Dopo cio’ che mi hai detto inizio a non fidarmi piu’ degli sguardi degli uomini…


Sorridendo mi alzai e lo pregai di fare una pausa. La conversazione era certamente interessante, ma quando si ha sete non si puo’ seguire un discorso tutto di fila con la dovuta concentrazione, ed in quel momento, forse anche per l’eccesso di peperoncino nella salsa del condimento di quello che avevamo mangiato a cena, mi prese voglia di un the. Gli chiesi dunque se per caso ne avesse un po’, e se potevo prepararmelo usando la sua cucina.


Ovviamente un uomo cosi’ non poteva che essere anche lui un estimatore del the e mi consiglio’ una miscela di Raidang e Dejoo che teneva nella dispensa. Qualcosa di delizioso che da allora ho iniziato a bere anch’io e della quale, ogni volta che ho occasione di capitare in una grande citta’ in cui ci sia un negozio specializzato, non manco mai di far rifornimento. Il the e’ sempre un momento di grande complicita’ fra due persone. Oltre al fatto di condividere uno stesso gusto lo si puo’ bere guardandosi negli occhi e quella volta era proprio giusto per accompagnare il discorso che stavamo facendo.


– Perche’ prima hai detto che il mio sguardo e’ seducente? Cosa rende i miei occhi invitanti?
– E’ semplice: le pupille. Piu’ sono larghe e piu’ una persona e’ attraente. Eckhard Hess, un celebre psicologo, dimostro’ che facendo vedere due identiche immagini della stessa donna ad un campione significativo di uomini, essi trovavano piu’ attraente quella in cui erano state ritoccate ed allargate le pupille. E lo stesso tipo di risposta lo ottenne anche dal campione di donne alle quali, allo stesso modo, fece vedere le immagini di un uomo, una con le pupille dilatate e l’altra no.


– Tutto cio’, spiegato in questo modo, perde un po’ quella poesia alla quale si e’ abituati quando si parla di attrazione a prima vista, che io da sognatrice preferirei fosse qualcosa di magico che avviene per ragioni quasi indipendenti dalla nostra volonta’, mentre tutto si risolve alla fine con una semplice questione psicologica, che chi e’ del mestiere oppure ha imparato la tecnica, puo’ anche usare per ingannare le persone facendo loro credere cose che non esistono.
– Non e’ proprio cosi’. Anche se si conoscono certi meccanismi non e’ detto sia cosi’ semplice mimare esattamente gli sguardi d’amore che, quando sono davvero sinceri, sono involontari e scaturiscono naturalmente. Credo che alla fine chi finge, proprio perche’ anche lui ha occhi e quindi finestre alle quali ci si puo’ affacciare per vedere cio’ che ha dentro, non riesca a farlo in modo perfetto e le nostre sensazioni ci avvertono del pericolo.


– Quindi le mie pupille sono larghe? E’ per questo che ti sono piaciuta?
– E’ una caratteristica che ho notato hanno spesso le persone con difetti alla vista. Un difetto che poi, in questo specifico fatto, diventa un pregio. Ma oltre alle pupille hai anche il modo di guardare che e’ particolare, soffermandoti con lo sguardo dentro gli occhi di chi hai di fronte per il giusto tempo. Sai che quando conversano, quasi tutte le persone tendono a guardare brevemente di lato alla fine di una frase, eccetto nel caso siano coinvolte emotivamente? Tu invece continui a guardarmi anche dopo che ho finito di parlare… anche durante i silenzi.


– Mi piace guardare una persona in silenzio, dopo che questa ha finito di parlare. Fai la stessa cosa tu con me.
– Si’, uno sguardo diretto induce una serie di emozioni forti legate alla sfida che accrescono il coinvolgimento, ma oltre a cio’ il tuo sguardo e’ un misto… come dire… di culture. Di solito noi latini tendiamo a focalizzare lo sguardo sugli occhi o sulla faccia mentre parliamo o ascoltiamo. E cosi’ fanno anche i popoli arabi, mentre i nord europei e gli Asiatici tendono ad uno sguardo piu’ periferico oppure a non guardare del tutto. Tu hai tutte queste caratteristiche insieme, e’ difficile collocarti, inquadrarti, ed e’ per questo che affascini.


Fu un bellissimo complimento. Lo gradii come gradii quell’amabile conversazione che mi insegno’ molte cose delle quali ho voluto rendervi partecipi. Pero’, piu’ di tutto, mi piacque quello che venne dopo… ma anche questa e’ un’altra storia, ed anche stavolta non so se avro’ voglia di raccontarvela.


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