Il fantastico mondo dei sommelier e degli astronauti a cavallo


In un altro mio post, discutendo di tutt’altra roba, ad un certo punto nei commenti e’ uscita una battuta per la quale sto ancora ridendo. Ora, vi prego, non fraintendetemi, non vorrei che questo mio pensiero che scrivo di getto offendesse qualcuno, in fondo di come occupa il proprio tempo la gente non e’ affar mio, pero’ certe cose fanno riflettere e per non apparire come il bue che da’ del cornuto all’asino, tentero’ di affrontare l’argomento in chiave un po’ autoironica, sembrando a tratti anche paradossale, sperando in questo modo di strappare un sorriso piu’ che suscitare irritazione.

Tutto inizia quando una persona che, sempre pronta a rispondere e a replicare ai miei commenti in qualsiasi momento del giorno mi capiti di scriverli, alla mia domanda di come potesse essere sempre cosi’ presente al computer e non avesse invece da lavorare come tutti, mi ha risposto che lui “con la tastiera ci lavora”. Una risposta, questa, che da quando ho iniziato a bazzicare il Web mi e’ stata data piu’ volte. All’inizio non ci badavo, ma poi col tempo, dato che la gente che incontravo rispondeva alla classica domanda “cosa fai nella vita” nei modi piu’ diversi che sempre piu’ assumevano la tonalita’ dell’assurdo, ho iniziato a collezionare le varie risposte come fossero figurine in un album, cercando di farmi un quadro dell’Italia basandomi sulle varie sedicenti professioni esercitate dai tanti che di volta in volta hanno relazionato con me.

A tutt’oggi questo mio album contiene una cinquantina di avvocati, un paio di decine di commercialisti, trentotto manager di successo, quattro pensionati, dodici studenti, quindici escort, quarantadue gigolo’, tre agenti segreti, qualche mercenario e (udite udite) addirittura un principe reale in esilio! Poi c’e’ altra gente spicciola, quisquilie, ma sempre con lavori non tanto comuni, come collaudatori di shuttle, trasvolatori oceanici in mongolfiera, campioni di motoslitta in Antartide, viaggiatori nel tempo, escursionisti funamboli nelle steppe mongole, e da oggi persino un astronauta a cavallo. Il resto, ben 11.547, “con la tastiera ci lavorano”.

Non mi e’ dato di sapere esattamente cosa queste persone facciano con la tastiera e come la usino. Me li immagino mentre ci zappano la terra, oppure ci attaccano i chiodi al muro o addirittura mentre ci si pettinano, ma suppongo che la stragrande maggioranza la tastiera la usi per ticchettarci sopra… delle frasi qua e la’… non so…

Purtroppo, dal mio album mancano completamente quelli che dovrebbero far parte della fascia che credevo fosse la piu’ comune, come operai in attivita’ o in cassa integrazione, impiegatucci di vario livello, precari di call center, colf e badanti, casalinghe insoddisfatte ed anche meccanici, idraulici, elettricisti, ristoratori, bottegai, parrucchieri… farmacisti. Dalle mie figurine pare che l’Italia, oltre che da avvocati, manager di successo e gigolo’, sia principalmente composta da gente che “con la tastiera ci lavora”. Me li immagino giornalisti, ingegneri informatici, grafici pubblicitari, scrittori di best seller, persino poliziotti in cerca di pedofili. Insomma, e’ strano che in Italia si parli cosi’ tanto di disoccupazione quando in realta’ c’e’ tutta questa gente che lavora con la tastiera! A meno che questo lavoro di cui tanto si parla non sia altro che ticchettare… scrivere delle frasi qua e la’… non so… nelle chat, nei forum, nei blog…

In ogni modo, un’altra cosa che ho notato e’ che nessuno si dichiara “Internet addicted”. Nonostante le statistiche dicano che in Italia il fenomeno sia fortemente in aumento e stia assumendo dimensioni sempre piu’ preoccupanti, pare che quasi nessuno abbia il coraggio di fare coming out su una sua qualche dipendenza da Internet. Neppure minima. Ed e’ per questo motivo che stavolta, per associazione d’idee, mi sono immaginata un mondo pieno di alcolizzati, ubriachi fissi dalla mattina alla sera, dove tutti cercano di convincere se stessi e gli altri di essere in realta’ dei grandi sommelier che il vino (quello buono, di qualita’, mica il tavernello) in fondo l’assaggiano per professione. E per questo vengono addirittura pagati.


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