Quale blog?


Esistono almeno due modi per rapportarci con chi, dall’altra parte dello schermo, legge il nostro blog. Parlo ovviamente di un blog che sia personale, simile ad un diario, che parli di noi e che in un certo senso abbia una funzione anche psicologica. Qualcosa che, attraverso l’esporsi nel Web, di fronte a tanta gente perlopiu’ sconosciuta, porti alla luce quella parte di noi che, spesso racchiusa in un involucro durissimo, conserviamo gelosamente al centro della nostra intimita’.

Esistono almeno due modi, appunto, per sollecitare quell’essenza misteriosa che se ne sta rintanata dentro quell’involucro, invitandola ad uscire allo scoperto, dapprima titubante e circospetta, poi sempre piu’ fiduciosa ed aperta al confronto, e sono due modi che non vanno d’accordo l’uno con l’altro.

Il primo e’ quello che io chiamo “dell’essere”. In un blog del genere solitamente si racconta cio’ che siamo, la nostra storia, le nostre esperienze di vita, i ricordi dell’infanzia, i sogni, ma anche le nostre paure, i nostri desideri, cio’ che amiamo e cio’ che invece detestiamo.

Mi piacciono i blog “dell’essere”. In essi riesco ad entrare in sintonia con chi ne e’ autore e riesco a percepirne le sensazioni. Riesco persino a gioire se gioisce ed empaticamente a soffrire per le sue sofferenze, che sento vere, reali, perche’ anche se si tratta d’immaginazioni, forse storie mai accadute e spesso possono esserlo, rappresentano comunque pensieri ed emozioni che provengono dalla sua anima.

Poi c’e’ il blog “dell’apparire”, quello in cui non si dona niente, ma solo si tenta di accentrare su di noi, assorbendola fino a che ce n’e’, tutta l’attenzione di chi ci sta intorno. In tal caso coloro che ci leggono non sono piu’ compagni di viaggio, non sono piu’ i destinatari di un dono, non ci aiutano piu’ a portare alla luce la nostra vera essenza che conserviamo imprigionata in quell’intimo involucro, ma diventano, tutti indistintamente, le fonti di energia alle quali, come vampiri avidi, attingiamo per sentire quell’eccitante sensazione che ci viene data dalla loro considerazione. Quasi a voler riscattare un’esistenza vuota e forse priva di vere emozioni.

Ed allora perde d’importanza cio’ che siamo davvero, dentro, e diventa indispensabile dar valore ed esaltare quello che invece e’ solo esteriorita’: il nostro aspetto, bello o brutto che sia, cio’ che possediamo o non possediamo, cio’ che facciamo o non facciamo. Questo nel tentativo troppe volte ingenuo di voler mostrare di noi un’immagine che possa destare, in chi ci legge, ammirazione, invidia… o anche compassione.


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