Casa dolce casa


Dovrei dirlo adesso che sono tornata a casa, ma non posso. Non del tutto, almeno. Specialmente gli ultimi giorni di vacanza sono stati belli, tremendamente belli e gia’ ne ho nostalgia. Tanta che non ho ancora terminato di disfare il bagaglio, il tempo di una doccia e sono qui a scriverlo in questo diario, quasi a voler cristallizzare gli istanti trascorsi e questo senso di mancanza, di assenza che non riesco a reprimere.

A qualcuno, questo mio rimuginare su cio’ che e’ passato, dal quale scaturisce questa mia innata malinconia, potrebbe sembrare un atteggiamento un po’ masochista, ma sono fatta cosi’, e’ inevitabile, e non posso certo cambiare il mio cuore a comando. C’e’ chi dice che da quel punto di vista sia ancora illibata… io credo che, se lo fossi davvero, sarebbe solo perche’ nessuno finora e’ riuscito a prenderlo il mio cuore. O forse sono io che non riesco proprio a donarlo con facilita’ come invece mi accade di fare per altre parti di me.

Budapest e’ comunque una citta’ che non si riesce proprio a togliersi dall’anima. Ha uno strano potere e ce ne accorgiamo quando la si lascia. Ci ho vissuto per un lungo periodo, quando ero una studentessa, ma ogni volta che ci ritorno non provo mai quella sensazione di “gia’ vissuto”. Anzi, ogni volta mi fa provare emozioni nuove. Il suo odore, poi, e’ inconfondibile. Si’ perche’ ogni citta’ ne ha uno particolare, lo sapete? Milano, Parigi, Vienna, Mosca, Budapest ed ogni altra citta’ in cui ho soggiornato abbastanza a lungo, mi hanno lasciato dentro il loro odore: le potrei riconoscere una ad una, ad occhi chiusi.

E’ stato davvero triste dover tornare, non posso negarlo. Non ne avevo proprio l’intenzione ed ho cercato dentro di me ogni motivo plausibile per non farlo. Ma poi ho capito che il rimandare di un giorno non sarebbe servito a nulla: domani avrei avuto lo stesso problema e qualora anche domani avessi deciso di restare a Budapest un giorno in piu’, dopodomani il dilemma si sarebbe ripresentato. Cosi’, dopo aver tergiversato non poco, alle 13:33 ho preso il treno e sono partita; con un po’ di nostalgia, forse, ma senza rimpianti.

I treni in Ungheria sono estremamente in orario, in questo siamo molto vicini ai tedeschi ed alle 16:10 ero a Tokaj, dove alla stazione mi attendeva mia madre. Di solito, quando viaggio con l’aereo e torno carica di regali e prodotti gastronomici, dei quali lei puntualmente mi fa la lista, viene a prendermi proprio a Budapest, all’aeroporto, e con l’auto ci facciamo tutto il tragitto fino a casa. Ma stavolta non portavo niente con me, se non il ricordo dei giorni trascorsi ed il sentimento per chi ho incontrato lungo il cammino.

In fondo, anche se non si direbbe, sono un’inguaribile romantica ed anche se a volte mi atteggio a cinica perche’ mi eccita il gioco della seduzione, ancora riesco a commuovermi in determinate situazioni sentimentali. Mi dispiace dover deludere coloro che mi credevano una di quelle figure femminili che “non devono chiedere mai”, disillusa ed indurita dalla vita. Si’, certo, la mia vita non e’ stata delle piu’ facili, ma vorrei evitare di dire cio’ che in Internet un po’ tutti dicono perche’ fa “figo”, e cioe’ di aver avuto una vita “spericolata” e fuori della norma. In fondo, se si tolgono gli episodi legati alla mia antica professione e qualche esuberanza di gioventu’, la mia non e’ altro che la vita di una semplice ragazza di campagna che, seguendo una strada che molte come me hanno seguito, sta cercando, non senza fatica, di diventare una donna in pace con se stessa. Niente di particolarmente terribile o traumatizzante, quindi. Non tanto almeno da farmi diventare un’algida “femme fatale” o una “dark lady” in perenne ricerca di cuori da infrangere come forse qualcuno tende ad immaginarmi.

Se dovessi proprio descrivermi senza ipocrisia, cercando di essere piu’ sincera possibile, direi che per quanto mi riguarda oggi sono alla ricerca di un equilibrio che non puo’ fare a meno di passare attraverso la semplicita’ e l’umilta’. Caratteristiche che considero indispensabili per un percorso che porti alla maturazione. Sempreche’ la mia intenzione sia realmente quella di voler maturare.

Ma ora non ho voglia di pensare a questo. Ci sono gia’ troppi pensieri nella mia testa. Devo riprendere il ritmo della mia esistenza, riallacciare i fili che avevo sciolto quando sono partita, portare a termine gli impegni che mi ero presa e, come sempre accade e mi piace fare, raccontare alle mie sorelle i punti salienti del mio breve viaggio. Lo faro’ stasera a cena, di fronte ad un piatto di töltöttkáposzta, tanto indigeribile quanto delizioso.


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: