L’intimita’


Se c’e’ qualcosa che mi manda davvero fuori dai gangheri, qualcosa che non riesco proprio a perdonare neppure se poi mi vengono porte le scuse piu’ sincere, e’ che qualcuno entri a mia insaputa nel mio privato e scorrazzi liberamente fra le mie cose piu’ intime allo scopo di acquisire informazioni per verificare e controllare cio’ che faccio. Non importa quanto possono essere nobili le sue intenzioni, non importa se mi giura amore eterno, non m’importa niente… decido io quale sia lo spazio della mia vita in cui gli altri possono entrare, e decido io a chi dare il permesso. In questo non faccio alcuna eccezione. Genitori, amici, fidanzati, rompicoglioni d’ogni genere e specie: nessuno deve arrogarsi alcun diritto nei miei confronti e tutti, dico tutti, devono rispettarmi come io rispetto loro.

C’e’ chi sostiene che in amore ed in guerra tutto sia permesso. Io non la penso cosi’ ed il rispetto, almeno a casa mia, si dimostra nel non superare certi paletti che vengono posti. Se poi i paletti sono troppo rigidi, chiunque puo’ decidere di defilarsi, di mandarmi a fare un giro e cancellarmi dalla sua vita. E’ una scelta lecita che io rispetto, ma quei paletti per me sono sacri e nessuno li puo’ violare senza il mio permesso. Soprattutto se poi lo fa senza che io ne sia consapevole.

Ho avuto diversi boyfriend. Il termine giusto sarebbe “trombamici”, cioe’ amici con i quali non era spiacevole fare sesso, mentre coloro con i quali trovavo una vera affinita’ di sensi ed anche di sentimenti, ho sempre preferito chiamarli “fidanzati”. A causa del mio carattere e per le scelte fatte in quel periodo della mia vita, certi rapporti non duravano mai a lungo e quindi non arrivavano mai a tramutarsi in qualcosa per cui si esigeva un impegno preciso da una parte o dall’altra. Pertanto, preferivo che queste mie relazioni “amorose” restassero su un piano di mera superficialita’, da trombamici appunto, e che non andassero mai oltre certi limiti che io stessa imponevo.

Ne ricordo uno che ha significato forse qualcosa di piu’. Era simpatico, carino, intelligente. Non raccontero’ molto di lui sennonche’, essendo “latino”, mi parlava sempre d’amore, di sincerita’, di complicita’, cercando di spingermi all’interno di un rapporto un po’ meno superficiale, che andasse oltre l’immediata soddisfazione dei sensi e presumesse uno stare insieme che non fosse limitato soltanto a “cogliere l’attimo”. Insomma, le solite menate da latini sentimentali, sull’amore infinito e gli asini che volano. Lui pero’ mi sembrava realmente sincero e questo un po’ mi lusingava e mi attraeva, anche perche’ forse in quel momento sentivo il bisogno di staccarmi, almeno durante i week end, dalla monotonia dei tanti incontri a pagamento.

Sfortunatamente per lui, pero’, ero la donna sbagliata e non ancora disponibile per proposte di quel genere. Ero ancora lontana dal raggiungimento dei miei obiettivi e non avevo assolutamente voglia di cambiare la mia vita solo perche’ qualcuno diceva di essere innamorato di me; una cosa che fra l’altro mi sentivo dire spesso e non solo da lui. Non ero la persona adatta per risolvere i suoi problemi, e con sincerita’ glielo dicevo che per me era diverso, che non ero pronta ad accettare quello che lui mi proponeva ma che, se proprio lo voleva e con me stava bene, potevamo comunque frequentarci, ma solo a determinate condizioni e cioe’ che doveva tenere fuori dal nostro rapporto gli aspetti collegati al mio lavoro e a quel mio modo di essere, oltremodo emancipato e per certi versi libertino, indispensabile per gestire al meglio coloro che in quel momento rappresentavano la mia clientela migliore. Quindi, via la gelosia, via le domande trabocchetto, via le verifiche su quello che gli dicevo e, soprattutto, via tutti quei metodi che immaginavo avrebbe usato per informarsi sui miei spostamenti e sulle persone che avrei incontrato.

Avrebbe potuto rifiutare e non starci; avrebbe potuto lasciarmi perdere, avrebbe potuto cercarsi un’altra donna, avrebbe potuto anche usare le brutte parole e, pur non avendone alcun diritto, arrabbiarsi. Sarebbe stato lecito e l’avrei in qualche modo compreso. Di sicuro la nostra storia sarebbe terminata li’, ma forse, messa di fronte ad un ultimatum, se veramente avessi tenuto a lui avrei potuto prendere decisioni diverse. Questo chi puo’ dirlo? Ma lui non lo fece. Mi confesso’ che gli dava fastidio cio’ che facevo, che soffriva quando non sapeva dove ero e che era geloso per gli uomini che incontravo, ma il sentimento che provava era talmente forte ed intenso che avrebbe accettato tutto pur di poter stare con me. Oltretutto, per la verita’, c’era anche un aspetto piu’ materiale, cioe’ che nel letto stavamo davvero bene e si sa, quando un uomo trova un certo tipo di sesso e’ disposto a sopportare anche quello che altrimenti non sopporterebbe mai.

Devo dire che pero’ quella volta mi comportai in modo distratto ed un po’ superficiale, permettendo all’ingenuita’ di non farmi notare in tempo alcuni particolari che forse avrebbero potuto evitarmi una cocente delusione. Probabilmente non ero emotivamente coinvolta come avrei dovuto, e quindi non m’interessava davvero salvaguardare quella relazione, oppure da autentica fatalista quale sono pensavo che le cose dovessero durare fino al punto in cui potevano durare, senza forzature e senza pormi mai troppi problemi su cio’ che sarebbe accaduto l’indomani. Per cui, alla fine, quando venni a sapere che aveva scoperto il codice d’accesso della mia segreteria telefonica e che da tempo controllava e verificava i miei spostamenti e quello che i clienti mi dicevano al telefono, cose delle quali ovviamente lo tenevo all’oscuro, ne fui amareggiata e mi sentii davvero tradita.

Lui, come fanno un po’ tutti, tento’ di addossare la colpa su di me; mi disse che ero una bugiarda perche’ non gli raccontavo tutta la verita’, che mi approfittavo dei suoi sentimenti e che non lo meritavo perche’ ero un’insensibile egoista oltre che puttana. Forse in parte cio’ che diceva era anche vero. C’e’ stato quel momento della mia vita in cui riconosco d’essere stata assai egoista, ma di sicuro non lo avevo mai ingannato. Con lui ero stata leale fin da subito, non gli avevo mai promesso l’esclusivita’ e la fedelta’ assoluta, avevo posto i miei paletti, gli avevo spiegato chiaramente come stavano le cose e quella sua incursione nel mio mondo privato stava a dimostrarmi che, in fondo, anche lui non era diverso dagli altri: possessivo, prevaricatore e ficcanaso fino alla nausea. Ed a niente sono servite poi le sue scuse successive per recuperarmi. Anche se e’ difficile, lo so, posso arrivare ad accettare persino un tradimento sentimentale, ma non riesco proprio a perdonare chi cerca di controllarmi di nascosto.

Purtroppo, per una certa cultura patriarcale e maschilista una donna, anche se non promette fedelta’ a nessuno e dichiara di voler essere libera da vincoli, non ha il diritto di appartenere solo a se stessa. Non ha diritto di essere completamente padrona della propria intimita’. Non ha diritto neppure di avere una sua sessualita’ e gestire i propri desideri liberamente, poiche’ questo compito non spetta a lei ma al maschio di turno; il padre, il fratello, il fidanzato, il marito, e persino un trombamico un po’ troppo curioso. Ciascuno si sentira’ autorizzato ad usare ogni mezzo possibile per possedere la chiave della sua cassaforte e non importa se lei manifestera’ la sua forte intenzione di voler gestire la sua vita da sola senza intromissioni, perche’ ci sara’ sempre e comunque chi cerchera’ di controllarla per tenere incatenate le sue pulsioni piu’ intime, quelle che gli uomini, quasi tutti, considerano pericolose ed inaccettabili. Anche quella di essere, se lo desidera, una puttana.


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