L’amore vince sempre sull’odio


Daniela, tu per me sei molto piu’ di una scrittrice. A leggerti avverto sempre un brivido malinconico e struggente. Nel tuo blog ti descrivi cosi’: “..meta’ zingara e “di vento” da parte di madre, greca, meta’ granitica e “di terra” grazie a mio padre, friulano. Mia nonna era turca e mio nonno slavo, percio’ in me abitano culture e mondi differenti, che convivono in caotica armonia… Il mio spirito nomade e le vicissitudini spesso dolorose della vita mi hanno portato a cambiamenti continui e a dovermi reinventare tante volte, ma non ho mai perso la voglia di sorridere e di amare.”

Bellissime parole, come tutte quelle che hai scritto e, sono certa, scriverai. Anche se gli elementi che predominano in noi sono diversi, in te l’aria e la terra, in me l’acqua ed il fuoco, esiste qualcosa dentro di te che mi appartiene, che sento anche mia, qualcosa di profondamente radicata e che mi fa sentire molto vicina a te.

Sul nostro popolo, cara sorella, e’ stato riversato tutto l’odio del mondo ma, nonostante cio’, c’e’ ancora chi come te riesce a donare amore. Vorrei che tutti ti conoscessero ed imparassero ad apprezzarti, perche’ le tue poesie, i tuoi scritti ed i tuoi pensieri, tutti, trasudano d’amore. E’ l’amore, il tuo, di chi conosce bene cosa sia l’odio, di chi per l’odio ha sofferto e di chi non ha avuto altro che l’amore per sconfiggerlo. Ed e’ raccontando del Porrajimos e di come le donne Rom venissero sottoposte ad ogni forma di sevizia dagli aguzzini del nazismo che, in questo eterno contrapporsi dell’amore all’odio, descrivi con sublimi versi l’universalita’ della vita, della morte e della liberta’.

Calavano come sipari
sui templi consacrati agli dei
e la regola scuciva il lenzuolo
dei fantasmi abbigliati a festa…

Insito è il male nella natura
la libertà è un vizio capitale
la fantasia, il vagabondaggio
ledono i perni del sistema.

Siamo zingari e abbiamo le ali
scorre la vita nei nostri capelli
brucia l’inferno sotto la terra
l’inverno gela nel vostro cuore.

Di bastardi non ne vogliamo
la razza va salvaguardata
cuciamo la morte sull’uniforme
abbiamo ghiacciai al posto degli occhi.

E allora dimmi, soldato, dimmi
perchè sollevi la mia sottana?
Perchè mi frughi tra i vestiti
spingendo la lama dentro ai miei sogni?

Insito è il male nella natura
la fantasia è un reato grave
leccami il seme con la lingua
potrai cantare ancora alle stelle.

Ma dal tuo ventre, dalla tua bocca
non usciranno più suoni né vita
mi pregherai in ginocchio di prenderti
e allora forse ti lascerò andare.

Noi siamo zingari con le ali
l’anima non puoi portarcela via
scioglierà il sangue la ferita
correrà il pianto sulla tua cintura.

E figlia mia sarà la notte
avrò il tuo destino legato alle trecce
sputerò a terra i nostri peccati
e da lontano maledirò il tuo nome.

Nella foto: Daniela Cattani Rusich


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