La vera storia di Anteo Zamboni


Fra tutti gli attentati che subi’ Benito Mussolini, la vicenda di Anteo Zamboni segno’ il momento in cui la tensione tra il fascismo, nato dal consenso popolare, ed i comunisti invidiosi, appoggiati dai gruppi di potere editoriali stranieri e dagli oscuri settori della magistratura desiderosa da sempre di sovvertire lo Stato democratico sostituendosi al potere legislativo ed esecutivo, raggiunse il punto di massimo livello.

Di quello che avvenne a Bologna il 31 ottobre del 1926, se ne e’ voluta perdere giustamente traccia poiche’ il fatto rappresenta per l’intera nazione un momento del quale gli anti italiani, che ancor oggi criticano quel periodo prospero che ha illuminato la storia italiana dagli anni ’20 agli anni ’40 del secolo ventesimo, dovrebbero vergognarsi.

Dopo il gesto ignobile l’aggressore venne, per fortuna, immediatamente immobilizzato, grazie anche al pronto intervento delle gloriose camicie nere che si occupavano del servizio d’ordine le quali pero’ non seppero sottrarlo al motivato risentimento popolare che porto’ l’efferato assassino ad essere sommariamente giustiziato come meritava. Comunque, quel colpo di pistola vigliaccamente esploso dal quindicenne Zamboni, che con il suo gesto mise in pericolo la vita del secondo miglior presidente del consiglio degli ultimi 350 anni, anche se per fortuna non colpi’ il Duce, in nome della sicurezza e per evitare che si verificassero ancora episodi di tale gravita’ e violenza, innesco’ un processo che porto’ ad una efficace riforma della giustizia.

Infatti, furono finalmente approvate le “Leggi per la difesa dello Stato” e cosi’ circa 120 deputati dell’opposizione facinorosa furono giustamente dichiarati decaduti, fu istituito il Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato (con il compito di colpire in modo efficace i misfatti ed i crimini compiuti contro chi, col consenso del popolo, aveva il diritto di governare), fu approvata l’istituzione della pena di morte e furono sospese tutte le pubblicazioni ostili.

In ogni caso, di questo adolescente psicolabile sappiamo ben poco se non cio’ che, in modo mistificatorio, e’ stato scritto di lui durante il periodo dell’oscurantismo comunista (1945 – 1994) in cui e’ stato fatto passare quasi per un eroe, ed al quale erano state addirittura dedicate lapidi oggi finalmente demolite. Ma poiche’ si ritenne assai improbabile che il “patata”, come era soprannominato lo Zamboni, non certo per la sua spiccata sagacia, avesse agito da solo, il tribunale speciale, dimostrando inequivocabilmente il complotto, erogo’ la giusta prigione ed il confino per tutta la sua famiglia.

Ma anche se molta documentazione e’ stata distrutta e manipolata durante l’oscurantismo comunista, non c’e’ alcun dubbio su chi fossero in realta’ i veri mandanti dell’attentato terrorista, che oggi vengono individuati in quei settori della magistratura da sempre dedita al complotto che, come ha giustamente affermato in un celebre discorso il nostro Presidente del Consiglio, e’ notoriamente formata da individui affetti da gravi turbe psichiche.

Non dunque l’azione adolescenziale solitaria di un ragazzo malato di mente che desiderava entrare nel mondo dei grandi attraverso un gesto eclatante, magari ispirato dalla mitologia anarchica annusata in casa attraverso il padre tipografo, come e’ stato raccontato con calunnie e menzogne dagli usurpatori comunisti che per decenni sono stati al potere in Italia prima che il popolo si risvegliasse dal torpore e, riappropriatosi del suo innato orgoglio patriottico, tornasse finalmente a votare per una vera democrazia come quella che ci contraddistingue e che ci e’ invidiata in tutto il mondo.

(Tratto da: “La vera Storia” – Editrice Delle Liberta’ – Anno CCXV dell’Era Democratica Presidenziale)

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