Il mondo delle mele


Non sono molto intelligente, e neppure abbastanza esperta per trattare argomenti che parlino di economia, di politica oppure di sociale. Di sicuro c’e’ chi, su tutto cio’, ne sa assai piu’ di me, e che potrebbe insegnarmi un sacco di cose. Pero’, purtroppo, ho strane idee, strampalate, che non stanno ne’ in cielo ne’ in terra, e cosi’ radicate che, anche se volessi, non mi ci potrei mai sottrarre. La colpa di tutto e’ di mia nonna, anche lei poco intelligente e con idee piuttosto bislacche. Oltre a questo, essendo tzigana ed ignorante, mi spiegava le cose in modo molto semplice, facendomi degli esempi talmente banali che persino io da bambina riuscivo a comprenderli. Uno dei argomenti che usava per insegnarmi qualcosa della vita e dei valori che le persone dovrebbero imparare, conservare e trasmettere era quello del mondo delle mele.

Il mondo delle mele e’ uno strano mondo. Adesso che sono adulta comprendo che un luogo del genere non puo’ esistere se non nella nostra immaginazione, ma mia nonna utilizzava questo metodo con me e sono certa che anche voi, se vi concentrerete, se espanderete la vostra fantasia, se tornerete per un attimo bambini, riuscirete a vederlo ed anche a comprendere il bizzarro comportamento dei suoi abitanti.

Nel mondo delle mele l’unico bene esistente era la mela. Non esisteva altro che quella. La si produceva, la si scambiava (ad esempio una mela rossa per una mela gialla) e la si mangiava, ma la si poteva anche usare come orpello decorativo o per ostentare la propria disponibilita’ economica. Infatti, il livello di ricchezza e d’importanza di ciascuno, veniva misurato esclusivamente in base alla quantita’ di mele possedute.

In questo mondo ipotetico e stravagante c’era dunque chi, ricchissimo, aveva talmente tanti alberi di mele che con il raccolto poteva riempirci interi silos, in cui capitava spesso che le mele in eccesso, immancabilmente, marcissero, e c’era chi, invece, non possedendo neppure un misero alberello, per nutrirsi doveva affidarsi allo spirito caritatevole altrui, attendendo che qualcuno gli donasse almeno una mezza mela finanche marcia. Per questo motivo i governanti del mondo delle mele proposero di trovare una soluzione al problema, poiche’ coloro che non possedevano neppure una mela erano tanti, molti piu’ dei pochi che, invece, potevano anche permettersi di far marcire le mele nei silos. Cosi’ fu presa una decisione: chiunque era in possesso di mele ne doveva mettere alcune in un recipiente comune in modo che poi, queste, potessero essere distribuite a chi non ne possedeva neppure una.

All’inizio, soprattutto fra coloro che avevano i silos pieni di mele, ci fu chi propose che ognuno mettesse nel recipiente una sola mela, ma ovviamente chi ne possedeva soltanto una obietto’ dicendo che, se l’avesse donata, sarebbe stato lui a restare senza mela, e questo sarebbe stato alquanto ingiusto. Quindi ci fu chi propose un metodo diverso, cioe’ che ciascuno si tenesse una sola mela e mettesse tutte le altre nel recipiente, ma questo trovo’, ovviamente, l’obiezione di quelli che di mele ne possedevano molte.

Ne seguirono liti furibonde ma alla fine, dopo tanto discutere, fu stabilito che nessuno poteva accumulare una quantita’ di mele tale che fosse superiore a cento volte quella posseduta da chi ne aveva di meno. Cosicche’ se il piu’ povero avesse posseduto una sola mela, il piu’ ricco non avrebbe potuto accumularne piu’ di cento a meno che il povero non fosse stato in grado di averne almeno due, fatto vantaggioso anche per il ricco che, in tal caso, avrebbe potuto accumularne duecento. Ma se per sfortuna fosse capitato che il primo non avesse avuto alcuna mela, anche il secondo sarebbe rimasto senza, perche’ cento volte zero come risultato da’ sempre zero.

Nel mondo delle mele l’accordo fu trovato e da allora tutti vissero felici e contenti, sia i piu’ poveri che i piu’ ricchi. Chissa’ se qualcosa di simile potra’ mai avvenire anche in altri mondi, e se alla fine, stabilendo dei limiti oltre i quali nessuno potra’ piu’ accumulare, si anteporra’ la societa’ all’individuo, il senso di appartenza all’invidia e l’altruismo solidale all’avidita’, che e’ poi quella che, da chi possiede i silos pieni di mele, viene spacciata ad arte come motore che muove il progresso.


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