La Regina e la Giustizia


La crisi politica, sociale ed economica in Italia non accenna a placarsi. I rapporti di civile convivenza si stanno frantumando in una crescente radicalizzazione delle posizioni. Lo scontro s’inasprisce e conduce ad un’inevitabile separazione sempre piu’ netta fra il bene ed il male. Ci si divide in fazioni, squadre, eserciti schierati su sponde opposte di un fiume e si tende sempre piu’ a separare il mondo in buoni e cattivi, tollerando chi ci appare inoffensivo e respingendo con tutte le nostre forze chi, invece, puo’ nuocerci. Questo clima lo si avverte, e ci rende inquieti. E’ qualcosa che, come una spina conficcata dentro, non riusciamo a toglierci. Ci coinvolge nel profondo e tutti pretendiamo di essere dalla parte del giusto. Anch’io lo vorrei, ma tante volte non sono poi cosi’ sicura di esserlo.

La parola “giusto” porta, e’ inevitabile, a pensare a Giustizia. Di questi tempi la si sente pronunciare sempre piu’ spesso. Volendo, con “Giustizia”, ci si potrebbe riempire la bocca tutto il giorno, sciorinando le opinioni piu’ diverse allo scopo di portare piu’ acqua possibile al nostro mulino ideologico oppure, semplicemente, per affermare teorie che mettono al riparo i nostri privilegi. Ma, in fondo, chi puo’ dire sinceramente cosa sia la Giustizia e, soprattutto, per me che significato ha?

Una bella poesia di Fabrizio Piazza recita:

le tue parole dolci sono come un parco giochi
e io sono un bambino che si e’ perduto
fra le tue parole incerte e le tue parole chiare
ma le tue parole adesso tagliano come coltelli

e io ascolto quello che dici anche se non sei sincera
e se la mia storia e’ un libro di pagine strappate
tu sei misteriosa piu’ delle mie mani
piu’ dell’altra faccia della luna

tu sei una zingara ma sei tu la mia regina
tu sei il mio uomo e la mia bambina

vorrei poterti dire che non m’importa niente
di vederti soltanto per vederti andare via
e ogni volta darti un bacio e poi vederti ripartire
ogni volta dirti … ciao …

o forse potrei dirti soltanto la verita’
quella verita’ che sai fa di me un sognatore
mi piace ricordarti con quell’aria da ragazzina
con la camicia di tuo padre che ti fa sembrare un uomo

tu sei una zingara ma sei tu la mia regina
tu sei il mio uomo e la mia bambina

le tue parole dolci sono come un parco giochi
e io sono un bambino che si e’ perduto
fra le tue parole incerte e le tue parole chiare
ma le tue parole adesso tagliano come coltelli

tu sei una zingara ma sei tu la mia regina
tu sei il mio uomo e la mia bambina

Questa poesia mi ha ricordato che alcuni anni fa c’era una donna a capo di una comunita’ tzigana che, per il suo ruolo, tutti consideravano la Regina. Di “regine tzigane” ce ne sono diverse; in ogni luogo ove siano presenti gli zingari se ne puo’ trovare una; ed anche piu’ di una. Sono donne speciali, intelligenti, animate da una grande forza d’animo, dotate di buon senso, di saggezza e di quel carisma che le rende ascoltate e rispettate da chi e’ parte della comunita’. Donne che spesso hanno un sogno quasi sempre impossibile da realizzare ma al quale dedicano tutta la loro vita, e che si distinguono per il loro carattere filantropico e per la particolare attenzione che pongono ai problemi del popolo dei Rom.

Ebbene, questa anziana donna era molto ricca. Possedeva un conto bancario milionario e moltissimi investimenti che pero’ non utilizzava per se stessa, per fare una bella vita, ma teneva a disposizione per aiutare chi aveva necessita’, chi era malato o non aveva modo di portare avanti una esistenza minimamente dignitosa. Poco prima che morisse un giornalista, intervistandola, le chiese come aveva fatto ad accumulare una tale ricchezza, e lei rispose: “Essendo giusta!” Il giornalista, sbigottito, non capi’ subito il significato di quelle parole e cosi’ insistendo ottenne la risposta che piu’ di ogni trattato di Diritto esprime il senso di cio’ che gli tzigani intendono per Giustizia: “Io giudico chi e’ colpevole, e chi arreca dei danni deve pagare per me e per le vittime”.

Deve essere a questo punto detto che per gli tzigani il furto perpetrato verso chi non e’ zingaro non e’ considerato un fatto cosi’ grave da doverne rispondere di fronte alla propria comunita’, mentre e’ grave invece il furto commesso nei confronti di chi zingaro lo e’, e gravissimo e’ quello compiuto verso chi fa parte della stessa Kumpania. Il giudizio di cui si parla, dunque, si riferisce esclusivamente a situazioni che si verificano all’interno e fra i membri della stessa comunita’ o tuttalpiu’ fra Rom in generale. In ogni caso esiste nella frase dell’anziana Regina un concetto che sta alla base della Giustizia cosi’ come la intendono gli tzigani: chi commette un reato deve pagare non solo per i danni causati, ma anche per chi amministra la Giustizia.

Immaginiamo una Giustizia che non scarichi tutte le spese della sua amministrazione indifferentemente sui contribuenti, ma che le faccia pagare solo a coloro che vengono ritenuti colpevoli dei reati, ed immaginiamo cosa accadrebbe, ad esempio in Italia, con i mafiosi e i politici corrotti o corruttori che, quando ritenuti colpevoli, avrebbero anche l’obbligo di sostenere le spese dell’intero apparato giudiziario.


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