2002


Ieri ho riletto i vecchi messaggi in un gruppo di discussione nel quale sono iscritta fin dal 2002, ed in particolare ho riletto i miei. E’ stato come fare un salto indietro nel tempo. Ho riscoperto cosi’ una Chiara diversa, piu’ ingenua, meno disillusa, piu’ incline alla burla, alla battuta facile e, molto spesso, anche alla tolleranza ed al perdono.

Si’, chi oggi mi critica per come sono diventata dura nelle mie esternazioni ha ragione a farlo. Non sono piu’ quella di una volta. Non sono piu’ spensierata, a tratti frivola, quasi mai incavolata sul serio. Riconosco di essere sempre stata un po’ permalosa, come dice qualche amico, questo si’, ma ultimamente tutte quante le mie reazioni sono piu’ acute, estreme e si percepisce il fastidio e l’intolleranza che provo nei confronti di certi comportamenti che, se devo essere sincera, mi feriscono molto piu’ oggi di allora.

E’ certamente un’involuzione, un peggioramento del mio carattere, della mia personalita’, e vi s’intravede anche una minore forza, che era poi quella di usare l’ironia al posto del sarcasmo, e che rappresentava per me una corazza insuperabile.

E’ una Chiara diversa quella di oggi e, devo ammetterlo, sicuramente non e’ una Chiara migliore. Rileggendo me stessa di sette anni fa me ne sono accorta, ma accorgermene non basta. Ho bisogno di capire. Di capire perche’ sia successo ed il motivo per cui oggi, dentro di me alberghi come una profonda amarezza che, vi giuro, non pensavo di possedere. Eppure e’ cosi’.

Litigi, prepotenze, accuse, calunnie, ipocrisie, manifestazioni d’orgoglio, d’invidia e mille altre sfaccettature dell’umana natura sono i molteplici aspetti di cui si compongono i rapporti fra le persone, reali o virtuali che siano e “tolleranza” e’ sempre piu’ di frequente una vuota parola priva senso se ad essa non corrispondono azioni concrete. Perche’ cio’ che davvero conta e’ la capacita’ empatica che possediamo e come questa, poi, si traduca nei fatti e nei comportamenti costanti d’ogni giorno, quelli che dovrebbero rendere felici le persone che amiamo. E non soltanto loro. Invece, troppo spesso, siamo solo impegnati a soddisfare il nostro ego dirompente che alla lunga prende il sopravvento.

Forse, non ho saputo gestire i miei sentimenti con equilibrio. Forse l’empatia che avrebbe dovuto farmi gioire per la felicita’ altrui e soffrire insieme a chi soffre e’ oggi schiacciata, ricoperta da uno spesso strato di amarezza, duro, compatto, come a proteggermi da qualsiasi cosa possa ferirmi. E la colpa e’ mia, solo mia, anche se so che ci sono delle ragioni. Ma non diro’ niente di piu’ riguardo a questo fatto che e’ e deve restare privato. E poi non interesserebbe a nessuno se non, forse, agli amici, ai veri amici che, se lo desiderano, possono trovarmi anche fuori da qui.


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: