La fine della Democrazia


Altrove, parlando del processo breve, avevo paragonato la Giustizia italica ad una vecchia ambulanza un po’ scassata che, per legge, sarebbe dovuta arrivare in due ore a soccorrere un paziente posto a mille chilometri di distanza. In caso contrario, il paziente sarebbe stato ucciso e la sua morte attribuita all’autista incapace di guidare. Questa mia metafora e’ stata giudicata del tutto fuorviante poiche’, secondo la tesi del mio interlocutore, la giustizia italiana non e’ una vecchia auto malandata, bensi’ un cavallo, e per essere piu’ precisi il cavallo Soldatino del film Febbre da Cavallo, che fra l’altro non ho visto.

L’interlocutore, pero’, viene in mio soccorso e mi ricorda velocemente la trama: l’avvocato De Marchis e’ il proprietario in bolletta del cavallo Soldatino, un brocco che arriva sempre dopo i piazzati; dopo aver accumulato debiti su debiti (al punto di tentare il suicidio), subisce la ritorsione del suo stalliere che smette di dare biada al cavallo; all’improvviso pero’, Soldatino comincia a vincere, dando la polvere ai velocisti piu’ quotati d’Europa. Il cavallo insomma aveva capito che per mangiare bisogna lavorare. Quindi, secondo questa diversa opinione, la magistratura italiana, sarebbe composta da persone che non lavorerebbero abbastanza ma che, se sottoposte a stress, renderebbero di piu’. Nessuna carota, dunque. Solo il bastone in questi tempi in cui di carote ne sono rimaste assai poche.

Oltre a cio’, mi si fa notare, i magistrati che lavorano di piu’ lo fanno per dedizione e senso del dovere oppure (notare l’oppure) sono al servizio del partito, o dell’Idea, per eliminare l’attuale premier. Ovviamente, ciascun fuorvia a suo modo. Chi lo fa con ambulanze scassate e chi con cavalli e stallieri. Anzi, e’ un consiglio che do ai berluscones, visto cio’ che e’ accaduto, sarebbe meglio che in questo momento non si parlasse di cavalli e stallieri. Sul fatto, poi, che esistano solo due tipi di magistrati modello, quelli che agiscono per dedizione e senso del dovere, oppure quelli che invece agiscono per odio viscerale contro il nano, ritengo che siano affermazioni dettate da un indottrinamento papiminkiesco piu’ che da un’analisi approfondita della questione. Perche’, d’altro canto, se proprio si volesse dare un giudizio equilibrato, si dovrebbe considerare anche un’altra ipotesi ugualmente lecita e condivisibile, cioe’ che ai magistrati che si applicano con dedizione al loro lavoro, in un’Italia cosi’ corrotta da risultare addirittura peggiore della Turchia, capita si imbattano frequentemente in reati commessi da un certo homunculus e dai suoi lacche’.

In ogni caso, comunque vadano le cose, qualsiasi siano le opinioni contrastanti fra una Giustizia che fa il suo dovere garantendo l’intera comunita’ ed una Giustizia ad orologeria finalizzata solo alla distruzione di una singola persona, io credo sinceramente che lo scopo principale di questa ghedinata del processo breve, non sia altro che la tipica, mafiosa, richiesta del “pizzo”: si minaccia la distruzione dello Stato di Diritto solo per intimidire ed estorcere al Parlamento una riforma costituzionale che introduca un lodo Alfano due, oppure un ritorno all’immunita’ parlamentare cosi’ com’era quella esistente prima di Tangentopoli.

Solo che c’e’ un fatto che molti tendono a non considerare e cioe’ che non e’ cosi’ semplice reintrodurre un articolo della Costituzione una volta che e’ stato abrogato; neppure se tutto il Parlamento fosse d’accordo. Il problema e’ tecnico e pare che, almeno in questa fase dei proclami e dello scontro, esso non venga seriamente preso in considerazione. Qualsiasi siano gli accordi, gli inciuci bipartisan, le ghedinate, i ricatti e le richieste di “pizzo”, ci sara’ sempre e comunque quel maledetto Art. 3 della Costituzione a garantire lo Stato contro una pericolosa deriva antidemocratica atta ad introdurre (o reintrodurre) norme che non rispettino l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla Legge.

In semplici parole, quando l’Art. 68 (quello relativo all’autorizzazione a procedere) fu introdotto in fase costituente non rappresento’ un problema, ma una volta abrogato, dato che le parti che compongono la Costituzione hanno una loro priorita’, e i primi 12 articoli che riguardano i principi fondamentali della Repubblica Italiana sono prioritari rispetto agli articoli che compongono le parti successive, pare non sia piu’ possibile reintrodurlo senza intaccare il principio d’eguaglianza inserito nell’Art. 3. Si dovrebbe quindi cambiare anche l’Art. 3, riscrivendolo magari enunciando a chiare lettere che “non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla Legge”; cosa che ritengo assai ardua da farsi per qualsiasi parte politica che non voglia apparire golpista, soprattutto per il fatto che i principi fondamentali costituzionali, secondo la dottrina, sono non revisionabili. Chi e’ avveduto, quindi, capisce bene che riscrivere la Costituzione in tali termini, in un momento di grave crisi politica ed economica come questo, potrebbe condurre ad uno scontro sociale insostenibile e, forse, persino alla fine della Democrazia. Spero non sia questo cio’ che auspicano coloro che, a tutti i costi, intendono assolvere il nano dalle sue acclarate illegalita’.


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