Parlate dei rom solo dopo un crimine


Premetto che l’articolo non e’ mio bensi’ di Elisa Battistini, ed e’ pubblicato oggi su “Il Fatto Quotidiano”. Ho voluto riportarlo in questo mio diario cosicche’ anche chi non acquista il giornale di Marco Travaglio, per scelta o per impossibilita’, possa aver modo di leggerlo per condividerlo oppure per criticarlo.

“Per conoscere la cultura italiana prendiamo ad esempio Scampia? Giudichiamo gli italiani attraverso la camorra? Attraverso le situazioni di criminalita’?” Alexian Santino Spinelli, musicista compositore e docente universitario (insegna Lingua e cultura rom all’Universita’ di Chieti) e’ un rom italiano. Ma soprattutto e’ una persona che non ha nulla a che vedere con lo stereotipo dello zingaro raccontato dai media. “la rappresentazione dei rom e’ veicolata – dice Spinelli – da immagini e informazioni false. Gli italiani pensano che i rom vogliano vivere nelle roulotte. Una sciocchezza. Si generalizza un’immagine di degrado, generata da altri problemi”.

Eppure lo stereotipo nasce anche sulla base della realta’. Molti rom, italiani o meno, vivono infatti nei campi nomadi. “Non per scelta. Non e’ un’espressione culturale. E’ un cane che si morde la coda. I rom spesso provengono da altri paesi, magari sono clandestini, non riescono facilmente a trovare lavoro, non riescono spesso a trovare casa. E a volte non riescono a mandare i figli a scuola. A volte, addirittura, i figli non vengono mandati a scuola per la paura stessa della discriminazione. Ma torno all’esempio di Scampia: anche in alcuni quartieri italiani ci sono situazioni di degrado, i ragazzi non vanno a scuola e spacciano. Quindi? Diciamo che i genitori italiani non mandano a scuola i figli? Prendere i casi singoli ed estenderli ad una cultura e’ sbagliato. Ed e’ sbagliata l’etnicizzazione della notizia”.

Il delitto di Teramo pero’ e’ un dato di cronaca inoppugnabile. “Che cosa vuole che le dica? Esprimo tutto il mio cordoglio. Un omicidio e’ una tragedia che mi tocca profondamente come uomo, come italiano e come rom. Ma non si puo’ parlare di noi solo in questi casi. Esistono centinaia di eventi artistici organizzati dai rom e non hanno alcun interesse mediatico, anzi vengono ignorati”.

Per esempio quelli di oggi pomeriggio, presso la Chiesa Valdese di Roma, quando alle 18 l’Alexian Group di Spinelli suonera’ assieme all’Orchestra Sinfonica Abruzzese in un grande concerto per la regione colpita dal terremoto. Le partiture sono tutte di musicisti rom. “Questi eventi vogliono essere un segno di integrazione e vogliono rivelare chi siamo veramente. Del resto, in Italia ci sono 150.000 rom, di cui il 70% e’ italiano e vive normalmente in una casa”.

Sono calciatori, sportivi, infermieri, professionisti, insegnanti: nessuno di loro viene designato come rom. “Media e politica – dice Spinelli – sono responsabili nel raccontare una normalita’ rom che non e’ la norma. Nell’immaginario collettivo il rom vive nella sporcizia, i bambini sono cenciosi. Ma la piu’ grande falsita’ e’ che siamo nomadi per cultura. La nostra mobilita’ e’ sempre stata indotta, perche’ siamo uno dei popoli piu’ perseguitati della Storia. Ma possediamo una letteratura, una lingua, abbiamo prodotto teatro, musica, arte. Siamo originari dell’India, viviamo in tutti i continenti, siamo 12 milioni e siamo senza patria, non abbiamo mai avuto un esercito, ne’ espresso vocazioni al terrorismo. La normalita’ non ha ribalta mediatica. L’ignoranza regna. E chi, in politica, vuole additare una minoranza come criminale per avere il consenso dell’opinione pubblica, crea il caso dei rumeni, o dei rom o di altri. E’ molto comodo partire dal singolo per criminalizzare un’etnia”.

Comodo ma pericoloso, perche’ genera un gioco mediatico con enormi ripercussioni razziste. “Nessuno, pero’, sa che mezzo milione di rom sono stati uccisi nei campi di sterminio nazisti. Si chiama Porrajmos: e’ il nostro genocidio. Come la Shoah. Solo che tutti conoscono questo nome e nessuno ha mai sentito nominare il Porrajmos”.


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