Alíz, la bella strega


Si racconta che una volta, tanto tempo fa, una vecchia tzigana avesse una nipote giovane e bella che si chiamava Alíz. Ma Alíz era anche una strega. Infatti, se una bambina nasce col sapka, cioe’ con un bernoccolo sulla testa e la madre muore durante il parto, e’ sicuramente una strega. In tal caso, i parenti che si prendono cura di lei, non devono mai farne parola altrimenti la magia si dissolve. Quando vide quindi che la nipote era nata col sapka, e che la madre era morta nel metterla mondo, la vecchia tzigana capi’ subito di che cosa si trattava e non disse niente a nessuno.

Fintanto che la bimba fu piccola la nonna le copriva la testa con un fazzoletto poi, via via che la fanciulla cresceva, i suoi capelli diventavano sempre piu’ lunghi, cosi’ lunghi e folti che le nascondevano completamente il bernoccolo e nessuno si accorgeva che era una strega. Ma per il resto era proprio una ragazza come le altre, anzi piu’ graziosa, vivace ed affettuosa delle altre, e nel villaggio tutti le volevano bene.

Quando ebbe diciassette anni Alíz s’innamoro’ di un giovane fabbro tzigano, che era povero ma di bell’aspetto. La vecchia non era d’accordo con questa scelta perche’ avrebbe voluto che la nipote si maritasse con qualcuno piu’ ricco, ma quando si accorse che Alíz non avrebbe mai ceduto, si rassegno’. Oltre a questo, pero’ c’era anche un altro ostacolo in quanto il giovane fabbro non ricambiava il sentimento della fanciulla, neanche un poco. Era infatti deciso a sposare solo una ragazza che gli avesse portato almeno una buona dote, ma Alíz era povera, addirittura piu’ di lui.

Un bel giorno Alíz, che era sempre molto triste perche’ non vedeva ricambiato il suo amore, decise di gettare un maleficio sul giovane cosicche’ anche lui s’innamorasse di lei. Prese una gallina nera nel pollaio, la uccise ed unse la porta della propria camera col sangue. Poi taglio’ la propria camicia a strisce, ne cuci’ tre insieme e le sistemo’ accuratamente sul cuscino del letto, quindi usci’ ed ando’ al mercato a comprare dieci spilli nuovi fiammanti, fece nove nodi alle strisce della camicia ed infilo’ uno spillo in ciascun nodo. L’ultimo spillo, il decimo, lo tenne invece fra le labbra mentre mormorava, in mezzo a strane formule magiche, il nome del fabbro. Poi, lo spillo che aveva tenuto fra le labbra lo infilo’ nel materasso del suo letto e vi si distese sopra… e nell’istante in cui il peso del suo corpo fece affondare lo spillo nel materasso, il fabbro senti’ un gran peso nel cuore. Smise di lavorare e si reco’ senza indugio alla capanna della vecchia tzigana. Non capiva cosa l’avesse spinto li’, e senza sapere come e perche’ si trovo’ davanti alla porta e busso’. Alíz, che lo aspettava con impazienza, gli apri’ e seppe incantarlo cosi’ bene che lui non pote’ resistere al desiderio di chiederle di sposarlo. Lei accetto’ e dopo pochi giorni si sposarono.

Al fabbro neanche per un istante venne in mente che sua moglie potesse averlo stregato. Le voleva bene, ma siccome ogni anno nasceva un bambino, e non sapeva come fare a nutrire tutte quelle bocche, inizio’ a preoccuparsi. E dopo l’arrivo del sesto figlio, decise di parlarne.

– Che cosa faremo? Non possiamo continuare in questo modo.
– Mi piacciono i bambini – disse la donna ridendo – ed io non sono stanca.

Si’, perche’ dopo ogni bambino Alíz diventava piu’ giovane e piu’ bella. Cosi’ il fabbro fini’ col trovare la cosa un po’ strana e ne parlo’ con sua madre.

– E’ probabile che tua moglie sia una strega. – disse la vecchia dopo aver riflettuto a lungo – Tienila d’occhio e soprattutto guarda cosa fa quando c’e’ la luna piena.

Cosi’, una notte di luna piena, il fabbro si corico’ facendo finta di dormire, e spio’ la moglie attraverso le palpebre socchiuse. Vide Alíz alzarsi dal letto che, dopo essersi avvicinata a lui per ascoltare il respiro e tranquillizzata dal suo finto russare ando’ al caminetto, accese il fuoco ed usci’. Poco dopo torno’ con un fascio d’erbe e mormorando una formula segreta, getto’ sul fuoco le erbe che bruciarono sprigionando fiamme di uno strano colore violaceo. Il giorno dopo, il fabbro racconto’ a sua madre la scena alla quale aveva assistito durante la notte.

– Non c’e’ alcun dubbio – disse la vecchia spaventata – tua moglie e’ davvero una strega e devi separarti da lei.
– Ma non posso scacciare la madre dei miei bambini – replico’ il fabbro.
– Scacciarla non servirebbe. Le streghe sono come le erbe cattive che bisogna strapparle con tutta la radice altrimenti spuntano di nuovo. Il solo modo che hai per liberarti definitivamente di lei e quello di bruciarla.
– Non posso farlo! – grido’ il fabbro.
– Ciononostante devi farlo – insiste’ la madre – non puoi continuare a vivere insieme ad una strega.

E la donna tanto disse e tanto fece per convincere il figlio che alla fine il fabbro, con la morte nel cuore, promise di obbedire. Torno’ a casa, prese una corda e l’attacco’ ad un albero sotto il quale accese un fuoco. Poi chiamo’ Alíz che, sorridente, lo guardava dalla finestra chiedendosi cosa stesse facendo suo marito.

– Vieni qua! – le disse.

Lei, uscita di casa, gli si avvicino’ ignara di quanto stava per accaderle, e quando le fu vicina suo marito la prese e la lego’ all’albero.

– Che gioco e’ questo? – chiese la donna ridendo e credendo che fosse tutto uno scherzo.
– Non e’ un gioco – rispose il fabbro – Adesso ti brucero’ per salvare i nostri bambini, me stesso e la tua anima, perche’ tu sei una strega.
– Non dire assurdita’ e spegni subito quel fuoco! grido’ Alíz intuendo che il marito stava facendo sul serio.

Ma il fabbro, invece di darle ascolto, si affretto’ a gettare altra legna nelle fiamme e poi, per non assistere allo strazio della moglie, si rinchiuse dentro casa cercando di trattenere il pianto. Quando i vestiti di Alíz iniziarono a bruciare, pero’, lei fece una smorfia e mormoro’ un incantesimo. Il suo corpo scomparve in un istante ed in alto, molto piu’ su delle fiamme, attaccata all’albero apparve una bella rosa rossa.

Trascorse molto tempo ed un giorno, da quelle parti, passo’ un ricco signore, vedovo e non piu’ tanto giovane che, quando vide la rosa, arresto’ il cavallo e tese la mano per prenderla. “Da quando in qua le rose nascono sugli alberi?“ si chiese stupefatto. Colse il fiore, se lo mise sul cappello e al ritorno a casa, appena rientrato ordino’ alla sua governante di metterlo in un bel vaso con dell’acqua, e di posarlo sulla tavola dove lui di solito pranzava.

La governante obbedi’ e servi’ il pranzo. Dopo aver mangiato, l’uomo si distese sul divano, come era sua abitudine, e si addormento’. Appena chiusi gli occhi, la rosa si animo’, usci’ dal vaso e si trasformo’ nella bella Alíz che si mise seduta a tavola a mangiare voracemente i resti del pranzo. Infatti, in quella casa, i pasti erano assai abbondanti ed il padrone non terminava mai del tutto il cibo. La governante lo sapeva e cosi’ resto’ sorpresa quando, sparecchiando quel giorno, non trovo’ piu’ nulla. I piatti erano stati cosi’ ben ripuliti che sembravano addirittura lavati.

Il giorno dopo, la domestica servi’ al padrone un pasto ancor piu’ abbondante ma di nuovo, andando a sparecchiare, non trovo’ alcun rimasuglio. La povera donna non riusciva a capacitarsi ed il terzo giorno, iniziando ad intuire che forse stava succedendo qualcosa di strano, dopo aver servito il pasto non abbandono’ la stanza, ma si nascose dietro una tenda ad osservare. Vide il padrone che mangiava, pero’ mangiava poco, assaggiando appena questa o quella pietanza. Poi lo vide distendersi sul divano ed addormentarsi, e subito vide la rosa rossa animarsi, uscire dal vaso, saltare a terra e trasformarsi in una giovane donna che si mise a tavola a mangiare a quattro palmenti. La osservo’ mentre ripuliva tutti i piatti, e poi la vide ridiventare una rosa e ritornare al suo posto dentro il vaso.

“Ecco che cosa sta accadendo!” Penso’ la governante uscendo dal suo nascondiglio. Afferro’ la rosa e quando stava per buttarla fuori dalla finestra, il padrone apri’ gli occhi.

– Che cosa fai con la mia rosa? – le grido’ rimproverandola.

La governante gli racconto’ per filo e per segno quello che aveva visto, ma lui, incredulo, fece una bella risata.

– Poveretta! Forse ti sarai addormentata e avrai sognato! Pero’ domani vorro’ vedere con i miei occhi se dici la verita’.

Ed il giorno seguente, finito di pranzare, si mise come suo solito sul divano per riposare, ma stavolta fece finta di addormentarsi e poco dopo vide la rosa animarsi, uscire dal vaso e trasformarsi nella bella e giovane donna che si mise a tavola a mangiare quello che era rimasto nei piatti. Mentre lei mangiava con il solito appetito senza guardare ne’ da una parte ne’ dall’altra, L’uomo le salto’ addosso e l’afferro’ per le mani. Alíz cerco’ di divincolarsi, contorcendosi come un serpente, ma poiche’ lui era piu’ forte e la teneva saldamente, non riusci’ a liberarsi. Non solo, nel dibattersi i suoi lunghi capelli si sciolsero e si avvolsero intorno ai polsi dell’uomo. A quel punto smise di lottare e si mise a piangere.

– Lasciami i capelli – singhiozzava. – Lasciali, mi fai male!

– Ti lascero’ libera – disse il ricco signore stupefatto dalla bellezza della donna con quei i capelli cosi’ lunghi – ma solo se mi prometti che non ti trasformerai mai piu’ in una rosa, e che resterai qui con me per essere la mia sposa.

All’inizio Alíz protesto’, ma poiche’ l’uomo la teneva stretta per i capelli, alla fine si arrese e promise di accettare la sua proposta. Si sposarono ed il ricco signore era talmente felice di avere una moglie cosi’ giovane e bella, che faceva di tutto per riuscirle gradito. Le comprava vestiti e gioielli ed esaudiva ogni suo piu’ piccolo desiderio, cosa che la vecchia governante non riusciva proprio a mandar giu’. Oltretutto Alíz scopri’ ben presto che la domestica aveva anche le mani lunghe e non potendo dimenticare che quella donna l’aveva quasi buttata fuori dalla finestra, volle restituirle pan per focaccia, rendendole la vita impossibile, fino a che la domestica non ce la fece piu’ e lascio’ il suo posto. Andandosene, pero’, giuro’ di vendicarsi e siccome sapeva che in una capanna nella foresta viveva una vecchia che conosceva tutto della magia, uccise un’anatra, prese con se’ due dozzine di uova e ando’ a trovarla.

Giunta alla capanna depose i doni ai suoi piedi e le chiese come vendicarsi di quella giovane donna che l’aveva costretta a lasciare un posto cosi’ buono, e quando ebbe terminato il racconto, la vecchia le disse:

– So tutto. La donna di cui parli e’ una strega. E’ nata con il sapka ed ogni suo potere proviene dai capelli che le coprono il bernoccolo. Se i suoi capelli venissero tagliati, la magia sparirebbe e lei diventerebbe una donna come le altre.

La governante ringrazio’ e se ne ando’ decisa a trovare il modo di togliere alla strega i suoi poteri cosi’ da liberare il suo padrone dal maleficio e poter finalmente riprendere il suo posto in quella casa.

Un giorno Alíz, presa dal desiderio di fare una passeggiata, chiese al marito di accompagnarla. Immediatamente lui fece preparare la carrozza e poco dopo erano al villaggio. Mentre passavano davanti all’officina del fabbro, la donna prego’ di fermare i cavalli. Per la strada, sei bambini seminudi e poco nutriti sguazzavano in una pozzanghera di acqua sporca. Appena li vide Alíz corse verso di loro ed inizio’ ad abbracciarli e ad accarezzarli senza preoccuparsi di sporcare il bel vestito che indossava. I bambini, in quella donna cosi’ bella e ben vestita come una gran dama, non riconobbero la loro madre, pero’ non erano intimoriti e si aggrappavano alle sue sottane, felici, gridando di gioia per i dolci che lei offriva.

Il fabbro, incuriosito dalle grida, usci’ dalla bottega per vedere cosa stava accadendo, ma neppure lui riconobbe sua moglie.

– Sono i tuoi figli? – chiese la donna
– Si’ – rispose il fabbro con deferenza.
– E dov’e’ la loro madre?
– E’ morta.
– Non dovresti lasciare che i tuoi figli crescano in questo modo, cosi’ sporchi e mal vestiti! E poi guarda come sono magri, poverini! Non li nutri abbastanza?
– Sono soltanto un povero fabbro, come posso dar da mangiare a tutti a sufficienza?
– Vieni alla villa, domattina, e ti daro’ qualcosa da fare. La cancellata del giardino ha bisogno di essere risistemata e se farai un buon lavoro ti paghero’ bene. Intanto, ecco qui un acconto – disse consegnando al fabbro una sacchetto pieno di monete – ma guai a te se sperperi questi soldi. Devono servire innanzi tutto a vestire e a dar da mangiare ai bambini.

Il fabbro, profondendosi in ringraziamenti, promise di non dilapidare il denaro all’osteria, e la donna, risalita sulla carrozza, riparti’ col marito. Il giorno dopo, quando il fabbro si reco’ alla villa, Alíz lo accolse con gentilezza.

– Nella mia stanza da bagno c’e’ un rubinetto che non funziona bene – disse – vorrei che tu lo riparassi.

Lo condusse nel bagno e resto’ a guardarlo mentre lavorava. Ma quando ebbe finito, lei non seppe trattenersi: gli si getto’ al collo ed inizio’ a baciarlo.

– Marito mio! Io amero’ solo te, per sempre.

Il fabbro impaurito e credendo che la donna fosse impazzita, la respinse.

– Sei in errore, io non sono tuo marito, sono solo un povero vedovo con sei figli.
– Lo so molto bene – rispose lei – perche’ sono anche figli miei. Non mi riconosci? Sono io, tua moglie!

E solo allora il fabbro, guardandola bene in viso, la riconobbe.

– Tu dovevi essere morta. Perche’ sei qui?
– Ho sposato questo vecchio e ricco signore perche’ tu mi hai quasi uccisa quel giorno. Ero in collera con te e volevo punirti, ma non voglio bene a quest’uomo e non posso dimenticare che sei tu l’unico che amo. Desidero tornare a vivere insieme a te e con i nostri bambini.
– Non sara’ una cosa facile – disse il fabbro sospirando – Se lo lasci, il vecchio ti fara’ cercare ovunque e quando ci trovera’ insieme ci scaccera’ tutti e due. Che cosa ne sara’ quindi di noi e dei nostri figli? – poi soggiunse – Ora torno a casa, magari la notte mi portera’consiglio.
– Si’, ma domani torna da me; ti aspetto.

E dicendo cosi’ Alíz prese tutti i gioielli che il ricco signore le aveva regalato e li consegno’ nelle mani del fabbro. Gli diede anche dei vestiti nuovi e del denaro e lui, rinvoltato il tutto, se lo se lo mise in spalla e si avvio’ verso casa. Per strada incontro’ la vecchia governante che era di ritorno dalla foresta.

– Che il destino ti conservi la salute – saluto’ il fabbro.
– Anche a te, fabbro. Che cosa hai sulle spalle?
– Dei vestiti e qualcosa da mangiare. Ho fatto qualche lavoretto alla villa, e questo e’ il mio compenso.
– Se per caso e’ stata la padrona, a darti quella roba, sta attento che la ricompensa non si trasformi in un mucchietto di pietre – disse la donna – Quella donna e’ una strega.
– Chi te l’ha detto? – chiese il fabbro con la voce che gli tremava.
– Lavoravo come governante alla villa ed ho visto con i miei occhi come da giovane donna si trasformava in una rosa rossa e poi ridiventava donna. Peccato che abbia dovuto lasciare il posto proprio adesso che so come potrei privare quella strega dei suoi poteri.
– E’ davvero possibile?
– Certo, e’ semplicissimo. Basta tagliarle i capelli che le coprono il sapka, il bernoccolo in cui risiede tutto il suo potere magico. Senza quei capelli lunghissimi sarebbe una donna come le altre.

Il giorno dopo, il fabbro, prima di recarsi alla villa, cerco’ un vecchio abito della moglie e lo infilo’ nella borsa degli arnesi insieme anche ad un paio di forbici bene affilate. Alíz lo aspettava alla finestra e, quando lo vide arrivare, si affretto’ ad aprirgli.

– Che cosa pensi di fare, adesso?
– Te lo diro’…

Ma appena fu entrato, il fabbro la prese per i capelli, tiro’ fuori le forbici e comincio’ a tagliarli. Lei si contorceva, dibattendosi come una forsennata, ma invano. Il fabbro la teneva ben stretta, mentre continuava a tagliarle i capelli. Man mano che le ciocche cadevano, il volto della donna cambiava. Le guance rosate diventarono pallide ed iniziarono a prendere un colore giallastro. Il luccichio degli occhi si spense ed intorno alle palpebre arrossate apparve un ventaglio di rughe. Anche le labbra persero turgore e colore, e quando l’ultima ciocca cadde a terra, il fabbro non aveva piu’ di fronte a se’ una bellissima donna, ma una tzigana qualsiasi, non piu’ tanto giovane e con i capelli tagliati corti. Ma questo non lo preoccupava perche’ era proprio cosi’, ed in nessun altro modo, che lui pensava dovesse essere una donna che era vissuta per tanti anni al suo fianco. Alíz si guardo’ le mani che avevano perduto la loro morbidezza di seta. Erano diventate rugose e con le vene un po’ ingrossate, e gli occhi le si riempirono di lacrime.

– Hai distrutto i miei poteri e la mia bellezza – singhiozzo’ – Non piacero’ piu’ ne’ a te ne’ a nessun altro, e non mi vorrai piu’ bene.
– Non e’ come credi – disse il fabbro rassicurandola – ora che sei una donna come tutte le altre ti amero molto di piu’.

Poi prese dalla borsa il vecchio vestito e le chiese di indossarlo. Lei lo fece senza protestare, e quando furono nel cortile, pronti ad andarsene, incontrarono il proprietario.

– Ah! Sei tu, fabbro? Hai alla fine riparato la cancellata del giardino come ti aveva ordinato mia moglie?
– Perdonami – rispose il fabbro – Ma devo rinviare quel lavoro a domani. Dopo tanti anni ho ritrovato mia moglie che mi aveva lasciato, e la sto riconducendo a casa dai nostri figli.
– Benissimo! – disse il ricco signore dando uno sguardo distratto ad Alíz che con i capelli tagliati e non piu’ giovane era diventata irriconoscibile – le famiglie dovrebbero restare unite, le mogli non dovrebbero mai lasciare i mariti ed i bambini dovrebbero sempre avere accanto i genitori. Riconducila a casa e torna domattina a concludere il tuo lavoro.

Il fabbro annui’. Velocemente afferro’ Alíz per un braccio e si afferetto’ ad andarsene. Il vecchio signore non rivide mai piu’ la sua bellissima sposa. La cerco’ a lungo e dappertutto, ma invano. Era scomparsa come se la terra l’avesse inghiottita e alla fine, rassegnato, chiese alla vecchia governante di riprendere il suo posto alla villa. E la domestica accetto’ con gioia.

Il fabbro ritrovo’ cosi’ sua moglie che, avendo perso tutti i poteri magici, non era piu’ una strega e Alíz, ritornata alla fine dai suoi bambini, quando ebbe venduto tutti i gioielli che il ricco signore le aveva regalato, si trovo’ ad avere abbastanza soldi per nutrirli e vestirli. E tutti vissero felici e contenti.

Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: