Lo Zingaro e l’Orco


C’era una volta in un luogo lontano lontano, nascosto fra le montagne che si trovano ad est, un villaggio di contadini con tantissime case ma disabitato. Anzi, non proprio disabitato, uno degli abitanti era rimasto, ma tutti gli altri se li era mangiati un terribile Orco che bazzicava da quelle parti. E siccome era un Orco che aveva sempre un grande appetito, per primi si era mangiato i bambini grassottelli, poi quelli piu’ magrolini, poi le ragazze ne’ troppo grasse ne’ troppo magre e poi, via via, anche gli uomini e le donne piu’ giovani. Degli altri, che avevano la carne meno tenera, ne aveva fatto salse, intingoli, conserve, salamini, oppure li aveva messi in salamoia.

L’ultimo degli abitanti del villaggio, un vecchio curvo come un olivo piegato dal vento, era stato invece risparmiato perche’ era cosi’ rinsecchito da non essere per niente appetitoso, e fu proprio lui che una bella mattina vide arrivare uno zingaro alto come un soldo di cacio in groppa ad un asino spelacchiato e dalle zampe tozze. Ma poiche’ il vecchio ci vedeva meno di una talpa cieca e senza occhiali lo accolse come se fosse stato un magnifico cavaliere e con tutti gli onori del caso.

– Era ora – disse il vecchio – che un valoroso cavaliere arrivasse in questo luogo sperduto a vendicare i poveretti uccisi da quel maledetto Orco!

E prima ancora che lo zingaro smontasse dal suo asino gli racconto’ della sua povera moglie, dei suoi due figli, delle sue quattro nipoti e dei suoi otto pronipoti finiti chi nella pancia dell’Orco, chi nella sua dispensa sotto forma di salse, intingoli, conserve e salamini affumicati, chi in salamoia.

A sentire la storia del vecchio, lo zingaro ebbe una gran voglia di darsela a gambe, ma siccome aveva anche una gran fame, non cosi’ grande come quella dell’Orco ma neanche tanto piu’ piccola, penso’ che prima di fuggire avrebbe potuto mangiare qualcosa e chiese al vecchio se avesse del cibo da mettere sotto i denti.

– Sono molto stanco per il lungo viaggio – disse – e devo rimettermi in forze prima di affrontare la battaglia con l’Orco. Se mi dai un po’ di pane ed una forma di ricotta, stai certo che dopo lo concero’ ben bene per le feste!

Ma l’Orco, che aveva l’udito fine, senti’ quelle parole e non ci penso’ due volte a lasciare la sua dimora in cima alla montagna per andare al villaggio a vedere chi fosse quello sbruffone che aveva osato sfidarlo, e lo zingaro non fece in tempo a mettersi in bocca neppure un piccolo pezzo di pane, che si ritrovo’ davanti quell’essere minaccioso, grande dieci volte lui, con mani enormi, le zanne appuntite, ed armato d’ascia e di tutto l’armamentario che di solito gli orchi si portano dietro quando sentono odore di battaglia.

– Saresti tu il pazzo che vuole sfidarmi? – tuono’ l’Orco rivolgendosi allo zingaro, con un ghigno malvagio e per niente bello a vedersi – Credi forse di essere piu’ forte di me?

Lo zingaro, vista la malaparata, capi’ subito che in mancanza di muscoli doveva usare il cervello.

– Certo! – rispose – E sono talmente infuriato che non so cosa potrei fare, con queste mani!

– Con quelle mani cosi’ piccole? – si stupi’ l’Orco – Di certo non riusciresti a fare quello che posso fare io…

Ed afferro’ con le sue enormi mani una grossa pietra, la strinse e la frantumo’ riducendola in polvere.

– Tutto qui? – disse borbottando lo zingaro – Mi sarei atteso qualcosa di piu’ sorprendente da un Orco grande e grosso come te. Se voglio, io dalle pietre faccio sgorgare l’acqua!

E sollevando la forma di ricotta, lo zingaro la strizzo’ facendone uscire tutto il siero che all’Orco, che di cervello ne aveva davvero poco, parve acqua che sgorgava da una roccia.

Di fronte a quella straordinaria forza l’Orco si azzitti’ perche’, anche se non tutti lo sanno, sotto sotto gli Orchi, nonostante incutano timore, non sono tanto coraggiosi. Anzi, sono proprio quelli piu’ grandi e grossi che, quando si trovano davanti ad un diavolo di zingaro che riesce a far sgorgare l’acqua dalle pietre, hanno piu’ paura.

– Per le zanne appuntite del mio bisnonno! Tu sei forte come e piu’ di me – si affretto’ a convenire l’Orco – Percio’ da ora in poi saremo fratelli. Tu sarai il fratello maggiore ed io il minore.

Quindi l’Orco si carico’ sulle spalle lo zingaro insieme al suo asino spelacchiato e li porto’ nella sua dimora in cima alla montagna.

– Mentre io accendo il fuoco – disse l’Orco allo zingaro – tu vai nel recinto dei buoi, scegli quello piu’ grosso, caricatelo sulle spalle e portalo qui per la cena.

Lo zingaro si diresse verso il recinto dei buoi e l’Orco, quando vide che non tornava, lo raggiunse e lo trovo’ indaffarato a legare con una grossa fune tutti i cinquanta buoi che componevano la mandria.

– Cosa stai facendo? – gli chiese un po’ stupito.
– Cosa faccio fratellino? – rispose lo zingaro – Li lego insieme e me li carico sulle spalle tutti in una volta, in questo modo la provvista di cibo ci bastera’ almeno per un mese…

“Perbacco!”, penso’ fra se’ e se’ l’Orco, “E’ davvero forte mio fratello!” E dopo averlo pregato di lasciar perdere, prese lui stesso un bue, se lo carico’ sulle spalle, lo porto’ dentro casa, lo scuoio’ e lo infilzo’ con lo spiedo.

– Per favore – chiese ancora l’Orco – mentre preparo la cena recati nel bosco, prendi l’albero piu’ grosso, caricatelo sulle spalle e portalo qui, perche’ la provvista di legna forse non bastera’.

Lo zingaro si diresse verso il bosco, ma anche questa volta, l’Orco, aspetta aspetta, quando vide che non si decideva a tornare, lo raggiunse e lo trovo’ indaffarato a legare tutti gli alberi l’un all’altro con una grossa fune.

– Cosa stai facendo? – gli chiese sempre piu’ stupito.
– Cosa faccio fratellino? – rispose lo zingaro – Lego il bosco insieme e me lo carico sulle spalle tutto in una volta, in questo modo la provvista di legna ci bastera’ almeno per un anno…

“Accidenti!”, penso’ l’Orco, “Non ho mai conosciuto qualcuno che fosse cosi’ forte!”. E dopo averlo pregato di lasciar perdere sradico’ lui stesso l’albero piu’ grosso, se lo carico’ sulle spalle, lo porto’ a casa e con qualche colpo d’ascia ben assestato ne fece tanti ceppi pronti a bruciare nel fuoco.

– Ti prego – disse ancora allo zingaro – mentre la cena cuoce vai al pozzo e porta un po’ d’acqua.

E cosi’ dicendo gli fece cenno di prendere la pelle del bue appena scuoiato da usare come otre. Ancora una volta lo zingaro, che a malapena riusciva a sollevare la pelle del bue vuota figuriamoci piena, si diresse verso il pozzo e quando l’Orco vide che non tornava lo raggiunse trovandolo impegnato a legare il pozzo con una grossa fune.

– Cosa fai ancora? – gli chiese l’Orco.
– Lego il pozzo e me lo carico sulle spalle, fratellino, in questo modo avremo una provvista d’acqua che durera’ per sempre.
– Ti prego, lascia perdere – lo supplico’ l’Orco. E riempita d’acqua la pelle del bue la porto’ lui stesso dentro casa e servi’ la cena.

Per tutta la cena, pero’, lo zingaro non fece altro che sospirare, triste, e mangiucchio’ appena un piccolo pezzo di carne.

– Cosa e’ che ti preoccupa, fratello mio? – gli chiese l’Orco.
– Mi preoccupa che non ti va bene niente di quello che faccio – fece di rimando lo zingaro – E poi ho una gran voglia di tornare a casa da mia moglie e dai miei figli, invece di stare qui con te a perdere tempo!

L’Orco ci penso’ un po’ su e decise che era meglio non contrariare quell’uomo che era cosi’ forte da caricarsi sulle spalle un’intera mandria di buoi, un bosco e un pozzo. Quindi, prese di nuovo in groppa lo zingaro e il suo asino spelacchiato e li condusse ad una radura dove era accampata una tenda, storta e malandata, dalla quale immediatamente uscirono una donna e tanti bambini.

– Papa’! Che bello! – esultarono i bambini tutti insieme – Ci hai portato un Orco!
– Perche’ sono cosi’ contenti di vedermi? – chiese l’Orco allo zingaro.
– Che ci vuoi fare, fratellino – disse lo zingaro sospirando – temo credano che ti abbia portato qui per la loro colazione di domattina. Sono bambini che hanno un tale appetito che si mangerebbero persino un orco!

E fu cosi’ che l’Orco, che seppur di cervello ne avesse davvero poco, fece due piu’ due quattro e, in quattro e quattro otto, mise le ali ai piedi e correndo fuggi’ via da quei diavoli che oltre a caricarsi sulle spalle intere mandrie di buoi, boschi e pozzi, ai loro figli per colazione davano da mangiare gli orchi. E fuggi’ talmente lontano che abbandono’ anche la sua dimora sulla montagna, liberando cosi’ il villaggio che, senza di lui che ne mangiava gli abitanti, torno presto a ripopolarsi. E pare che chi lo ha conosciuto racconti che, da quel giorno in poi, l’Orco sia sia tenuto ben alla larga da tutti gli zingari.


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