Frammenti – Parte 2


Sentivi il suo braccio sfiorarti la schiena, e all’improvviso ti scopristi a desiderare le sue mani. Alzando gli occhi incontrasti il suo sguardo, quello di un uomo innamorato, e non trovasti assolutamente niente da dire. Lasciasti invece che il tuo corpo si abituasse a lui, alla sua vicinanza, che si rilassasse al suo tocco, adagiandosi piano in quell’abbraccio delicato, e che la testa ti cadesse morbida sul suo torace.

Ti strinse e lo sentisti tremare, leggermente. Vibrava di emozione, tu invece no. Con il corpo eri li’, ma la tua mente si trovava distante anni luce. Ti facesti assalire dalla voglia di proteggerlo. Il suo cuore appoggiato al tuo orecchio. Ne sentivi il suono, il ritmico pulsare, e ne percepivi la dolcezza. Sapevi gia’ come sarebbe andata a finire. Gli avresti donato un po’ di te stessa, un frammento, qualcosa che avrebbe potuto portare con se’ per sempre. Non sarebbe stato il primo e neanche l’ultimo. Avresti continuato a regalare frammenti di te, come sempre avevi fatto, fino a quando non avresti avuto piu’ niente da offrire, fino a che un giorno, di te, non sarebbe rimasto che il vuoto.

Sciogliesti i capelli, e ti sentisti bella come solo lo sguardo di un uomo sapeva farti sentire. Alzasti la gonna e montasti sulla sua impudica erezione, mostrandogli che, come descrivevi nei tuoi racconti, sotto non portavi davvero niente se non quelle provocanti autoreggenti sulle quali lui e molti altri, eri certa, avevano fantasticato. E lo sentisti tuo.

– Sei stupenda…

Lo baciasti, grata per quel complimento, e lasciasti che le sue mani vagassero, timide, dall’incavo dei fianchi fin dentro le tue cosce. Lo tenevi in pugno, lo sentivi. Ti odiavi per quello che gli stavi facendo, ma non potevi trattenerti. Per quanto lo volessi, non ci riuscivi. Lo spogliasti lentamente, gli occhi dentro ai suoi, accompagnando con i baci e le carezze la pelle che, via via, denudavi. Ti sbottonasti la camicetta, mostrandogli i seni nudi, preziosi, ed attendesti che gli arrivasse alle narici l’odore del tuo sesso, che lui inspiro’ vorace, percorso da un brivido. Gli salisti un po’ piu’ sopra, appoggiandoti li’ dove premeva il suo desiderio. Lo inumidisti irrorandolo della tua rugiada ancora racchiusa poi, servendoti della sua durezza, con un’estenuante carezza, gli apristi i petali del tuo fiore facendoti riempire della sua impazienza, esultando per i suoi gemiti, carezzandogli il viso, dolcemente, mentre con le mani lui ti stringeva forte i glutei.

– Ti amo, ti amo, ti amo… – continuava a ripetere con disperata monotonia.
– Non dirlo… non dirlo… – lo pregasti.

Bloccasti quel getto di parole con una mano. Faceva troppo male. “Io non ti amo… non ti amo… non ti amo…” gridavi in silenzio “non amo nessuno, non so amare, non voglio amare!” La tua anima gridava, ma gli stavi dando tutto cio’ che avevi. Con le labbra sostituisti la mano, e mentre con la lingua gli trafiggevi la bocca, ti abbassasti su di lui, con forza, fino a sentirlo dentro. Non era lui ad entrare in te, eri tu ad aprirti. Eri tu a decidere quando, come, quanto…

Scendesti fino in fondo, poi risalisti piano. Giocando, lentamente lo facevi entrare ed uscire di poco, poi affondavi di nuovo, con violenza. Lui ti stringeva e ti baciava, gemendo nella tua bocca, penetrandoti con la lingua, cercando di impadronirsi di quello che oscenamente gli negavi. Eri tu a possederlo. Eri tu a servirti di lui per ottenere l’unico piacere di cui fossi capace, rendendogli quei momenti indimenticabili, e sapendo che avrebbe sofferto per dimenticarti…

Inarcasti la schiena per attirare il suo sguardo sul tuo seno proteso in avanti. Lasciasti che lo percorresse con la lingua, ed una scia lucida di saliva sottolineo’ i capezzoli tumidi, facendoli brillare. Ti muovevi sopra di lui pensando solo al suo piacere. Godevi nel sentirlo dentro, ma ancor di piu’ godevi nel vederlo godere. Ascoltavi il suo corpo che ti inviava segnali precisi, e quello che ti ordinava di fare, tu lo facevi. Piu’ in fondo… piu’ lenta… ora ferma… ora di nuovo… piu’ veloce… interpretavi ogni lieve contrazione, fremito, sospiro, espressione del volto, sentendo il suo desiderio dentro di te, cercando di soddisfarlo. Non potevi dargli amore, non ne eri capace, ma dargli un’illusione, almeno quello, avresti potuto farlo. Per una notte, quello si’, avresti potuto farlo. Lo portasti vicino all’orgasmo. Fu facile, fin troppo facile. La bocca aperta, quasi spalancata, il corpo irrigidito dal piacere ed il respiro ansante che ben conoscevi.

– Io… io…
– Lo so… ti sento…
– sussurrasti fra i baci.
– Ma… tu?
– Non dire niente, ti prego… non pensarci… vieni dentro di me… non desidero altro… lasciati andare…

Capiva che eri lontana. Sperando che tu lo raggiungessi cerco’ di resistere, inutilmente. Non glielo permettesti. Ti appoggiasti saldamente su di lui ed aumentasti il ritmo, stringendoti attorno ai suoi spasmi che percepivi sempre piu’ frequenti. Il letto sobbalzava e ti aiutava. Spinta dopo spinta, assecondasti l’istinto primordiale suo e di ogni uomo che desidera il suo seme in profondita’ nel corpo di una donna. Ed infine lo sentisti esplodere con un urlo dentro la tua bocca, liberatorio, che ti penetro’ nell’anima, e ti fece rabbrividire. Ti afferro’ per i fianchi e, attirandoti con forza, ti spinse giu’ fino in fondo, tremendamente in fondo. Faceva male, ma non ti sottraesti, e mentre riversava dentro di te tutto il suo piacere, anche tu urlasti di un dolore misto alla perversa soddisfazione di avergli donato quel godimento.

Mentre il suo respiro si placava lo abbracciasti, avvolgendolo anche con le gambe, e lo coccolasti con dolcezza, asciugandogli con le labbra una lacrima che, lenta, gli scendeva giu’ dalle ciglia. La raccogliesti e la assaporasti, salata. Per un attimo gioisti nello stringerlo, appagato, fra le tue braccia, soddisfatta di essere stata tu a procurargli quel piacere smisurato. Ma fu per poco. La soddisfazione che sempre provavi nel concederti in quel modo cosi’ totale, durava solo il breve tempo di un amplesso, e dopo ti restava dentro solo il ricordo, malinconico e amaro, che non riuscivi piu’ a scacciare.

La doccia insieme prima di rivestirvi, poi la cena, gli occhi negli occhi, parole tenere come quelle di chi e’ innamorato da sempre e la notte, nel tuo letto, lo seducesti ancora. Insaziabile, accettasti le sue carezze, i suoi baci, e venisti per lui sulle sue labbra, nascondendo l’amarezza in mezzo ai sorrisi ed alla falsa spensieratezza. Dormiste abbracciati, e la mattina lo accompagnasti al treno. Lo salutasti con un bacio, intenso, lasciandogli in bocca il tuo sapore e quello del sesso.

Ti fermasti ad osservarlo, fino alla fine, mentre si allontanava con la sua valigia mai aperta lungo il binario quasi deserto. Prima di salire si giro’ un attimo cercandoti un’ultima volta, e ti fece un cenno con la mano. Poi, il treno parti’ e capisti che ancora saresti rimasta sola, con un frammento di te in meno, a fare i conti con il vuoto che, inesorabile, ti avrebbe divorata. Quel vuoto che a nessuno avresti mai lasciato riempire.


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