Frammenti – Parte 1


Ti guardava, sprofondato in una poltrona troppo bassa per lui. L’espressione un po’ accigliata e le belle mani lo aiutavano a colmare con i gesti il silenzio quando, in mancanza di parole, sembrava durare troppo a lungo. E tu lo ascoltavi, stregata dalla morbidezza della voce e rapita dai suoi occhi che non riuscivano ad abbandonarti. Avvertivi la tensione, e l’emozione nelle frasi che si estinguevano un attimo prima di arrivare alla fine.

– Sei piu’ bella di quanto credessi. Le fotografie che mi avevi mostrato non ti rendono giustizia…

Non sapevi cosa rispondere, e forse non serviva una risposta.

– Mi lasci senza parole… – sussurrasti, e non aggiungesti altro.

I respiri carichi d’emozione erano l’unico rumore. Ogni tanto lui posava lo sguardo sulle tue gambe che dondolavano piano, segno di quanto in quel momento ti sentissi in bilico fra il desiderio di farlo restare e la tentazione di mandarlo via. La valigia con cui era arrivato stava la’, ancora chiusa, abbandonata in un angolo della stanza quasi a voler nascondere il suo vero significato.

– Sono qui perche’ ti voglio bene…

Lo disse come una certezza, non come una richiesta, cercando di guardarti negli occhi senza riuscirci mentre tu, che non avevi il coraggio di alzare i tuoi da terra, cercavi la voce seppellita fra i mille timori e la paura di sbagliare le parole, e di ferirlo. Ma non la trovasti. Tentasti di trovare il coraggio di affrontarlo, di sfidare il suo sguardo, ma non c’era niente di piu’ difficile che guardare due occhi come i suoi. O forse, piu’ difficile ancora, era continuare a sfuggirli.

– Mi piace quello che scrivi – continuo’ sorridendoti – amo la tua testa e quello che riesce a tirare fuori. E’ proprio questo che, in fondo, mi ha fatto decidere di venire a cercarti.

Parlava lentamente. Era emozionato ma sembrava a suo agio, consapevole di quello che provava, e questo lo rendeva rilassato, sereno. Tu, invece, non capivi e ti sentivi agitata, impacciata. Sentivi di avere dentro il vuoto, il nulla, come al solito. Lentamente, venne a sedersi accanto a te, sul letto. Non ti spostasti. Accettasti quella vicinanza e quell’intrusione discreta nella tua sfera privata.

– Toglimi una curiosita’ – disse sfiorandoti la mano con le dita – perche’ mi hai permesso di arrivare fino a te?
– Veramente, la decisione e’ stata tua, non mia…
– Si’, certo, ma se tu non avessi voluto non avrei mai potuto trovarti. Perche’ hai accettato d’incontrarmi?
– Non lo so, davvero, forse…
– cercasti le parole giuste – forse per curiosita’… ti sembra strano?
– No, affatto. Anche per me e’ la stessa cosa. Pero’ c’e’ anche altro… e’ che mi fai battere forte il cuore, lo sai?

Questo lo sapevi, ma non glielo lo dicesti, come non gli dicesti che anche il tuo cuore palpitava in modo insolito. Disse una freddura, una delle sue. Ignorando i sussurri della tua coscienza ridesti con gusto, anche se adesso non ricordi piu’ per cosa, e lui si lascio’ cullare dalla tua risata.

– Sai… – iniziasti a dire – se nella mia vita non ci fosse gia’ qualcun altro io… io credo che…

Immediatamente ti odiasti per quello che stavi dicendo. Non eri in grado di mettere insieme un solo pensiero di senso compiuto, in quel momento, e quella stupida frase non era esattamente cio’ che volevi dire. Chi cercavi d’ingannare? Non avevi nessuno. Quelle parole ti erano uscite senza ragione, istintivamente, quasi a difesa di qualcosa che pareva volessi proteggere ad ogni costo. Pero’ lui sembro’ apprezzarle e gli s’illumino’ il volto.

– Dici sul serio?
– Si’… credo di si’
– continuasti a mentire, disprezzando ancor di piu’ quel tuo modo di essere.
– Lo sai? Tu sei nata per rendere felici gli uomini.

Oh si’ che lo sapevi. Lo sapevi perfettamente, ma non era esattamente come diceva lui. Se ti avesse conosciuta solo un po’ avrebbe capito che era molto peggio. Tu eri nata per farli godere, gli uomini, e non esiste niente di piu’ pericoloso di una donna che sa di avere questo potere. E tu sapevi di averlo. Gli uomini sapevi farli eccitare gia’ con uno sguardo. Sapevi essere perversa, indecente, disinibita, oppure innocente, infantile, ingenua. Sapevi regalare loro il piacere che si aspettavano da te. Sapevi farli impazzire torturandoli con carezze maliziose, oppure provocandoli con frasi oscene. Sapevi come muoverti mentre li possedevi, inarcando la schiena per rendere piu’ provocanti i tuoi seni. Sapevi come guardarli mentre li assaporavi, per farli sentire importanti, unici, speciali. Sapevi come esaudire ogni loro desiderio e ti piaceva vederli smarriti nel velluto della tua pelle, nella seta tuoi capelli, e nel nettare dei tuoi occhi. Sapevi come farti desiderare… e talvolta sapevi anche come farti amare. Quello che non sapevi, pero’, era perche’ lo facevi. O forse lo sapevi… godevi nell’esercitare quel cinico potere che tanto ti gratificava. Solo per quello lo facevi oppure, semplicemente, amavi gli altri molto piu’ di quanto amassi te stessa.

Improvvisamente, ti sentisti assalire da un’insolita malinconia, e dalla voglia di piangere. Allungasti una mano e la posasti leggera sul suo ginocchio. Avvertisti un brivido ma non ti gettasti fra le sue braccia. Sapevi che avrebbe voluto stringerti forte, ma non ti avvicinasti. Con la lingua, lenta, t’inumidisti le labbra. Sentivi addosso il suo sguardo ed il respiro saturarsi di desiderio. Lo stavi provocando, volevi sedurlo, cucinarlo a fuoco lento come se ce ne fosse stato ancora bisogno, come se tutto cio’ non fosse gia’ abbastanza. Non lo meritava, ma non riuscivi a resistere. Lo guardasti cercando di sorridere, poi alzasti una mano per sfiorargli una guancia mentre le sue ultime parole ti echeggiavano ancora nella testa: “Nata per rendere felici gli uomini…”

– Si’ – rispondesti mentendo – ma non credo che riusciro’ a rendere felice te.
– Il solo fatto di essere qua, con te, mi rende felice.

Semplice, lineare, perfetto. Il suo ragionamento non faceva una grinza, ma forse non si rendeva conto che, a quelli come lui, macinavi il cuore e ne facevi poltiglia, mentre tu, invece, non avresti mai permesso a nessuno di macinare il tuo. Avevi sempre mantenuto una posizione di vantaggio, con gli uomini, e forse era solo questo cio’ di cui sicuramente non potevi fare a meno. Con un gesto, solo a prima vista innocente, gli passasti una mano fra i capelli. Inconsciamente, per un attimo, sperasti che fosse ancora in tempo ad andarsene, fuggendo via da te, ma non lo fece.

– Ti ho mai detto che ti amo? – disse chiudendo gli occhi per il piacere di quella inattesa carezza.
– Si’… me lo hai detto… tante volte…

Lo attirasti a te, dolcemente, e con le labbra gli sfiorasti gli occhi socchiusi.

– Mi vuoi far morire… – bisbiglio’ con un filo di voce.
– In verita’ non ho ancora iniziato…
– Cosa intendi dire?
– Niente… niente…

(Continua…)


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