Il profumo dell’amore


T’incontrai una mattina. A quell’ora c’ero solo io. Il sole era ancora basso ma, caldo, gia’ si faceva strada senza alcun ritegno fra le pieghe del mio corpo, infondendo dentro di me la sua vita. Avvertivo il suo sapore, e l’odore del mare, ed il profumo della pioggia che, abbondante, era caduta durante la notte. Zlatni Pyasitsi, in estate, non e’ certo la localita’ meno frequentata del mondo e se si desidera un po’ di tranquillita’, prima dell’arrivo della gente rumorosa ed invadente, conviene alzarsi presto, per godersi la spiaggia almeno fino al momento in cui inizia ad affollarsi.

Avvenne tutto per caso. Un gioco di sguardi mentre correvi facendo jogging. Un unico sorriso, bello, attraente da morire… uno di quei sorrisi che sarei rimasta a guardare per ore dimenticandomi dello scorrere del tempo. Con il chiaro pretesto di allacciarti una scarpa, ti fermasti a pochi passi da me e, calma, venisti a sederti accanto. In un primo momento, puntasti lo sguardo verso il mare, ad est, ad osservare le barche che, lente come sagome cinesi, si muovevano lontano all’orizzonte poi, in silenzio, iniziasti ad osservarmi.

I miei occhi incontrarono i tuoi, senza che questi potessero nascondere le intenzioni che, dentro, custodivi. Conoscendomi so che non avrei dovuto sentirmi in imbarazzo, e almeno avrei dovuto tentare di dire qualcosa. Eppure, anche se amo essere io a fare la prima mossa, non ne fui capace e lasciai che fossi tu a condurre il gioco. I tuoi occhi mi sfioravano senza bisogno di parole, ed accarezzavano i miei capelli, e baciavano la mia bocca ancora piu’ di quanto avrebbero potuto farlo le tue labbra. In quel silenzio sentii risvegliarsi dentro di me un desiderio primordiale, insensato, incomprensibile: stavi immobile eppure era come se ti sentissi muovere sotto di me, calda e fremente, le nostre gambe intrecciate ed il tuo seno aderente al mio.

– Le nuvole basse dietro le colline indicano che piovera’ ancora – dicesti rompendo il silenzio, parlando in Russo forse pensando che, come la quasi totalita’ dei turisti, io provenissi proprio da li’ – Credo che dovremo aspettarci un altro bel temporale come quello di stanotte.
– Peccato
– ti assecondai, prestandomi volentieri a quel tentativo d’abbordaggio, voltandomi a guardare le colline alle nostre spalle, oltre le quali s’intravedevano nuvole minacciose – sono arrivata l’altro ieri ed ancora non ho visto un’intera giornata senza pioggia.
– Sei capitata in un periodo sfortunato. Di solito, in questa stagione, siamo inondati di sole. Erano anni che non si vedeva un tempo cosi’ assurdo. In vacanza da sola?
– Si’, da sola…
– Perche’ da sola? Oh… ma forse sono indiscreta… scusami, non volevo impicciarmi.
– No no, non c’e’ problema. Mi piace viaggiare da sola. E’ come se il senso di liberta’ si esprimesse al massimo. E poi ho modo di conoscere chi, altrimenti, se fossi con un partner o con amici non potrei forse neppure avvicinare…

Parlammo per un po’ e quando il chiasso della gente inizio’ ad avvolgere le nostre parole, ci venne voglia di passeggiare. Sul lungo mare una bancarella vendeva vecchi CD di seconda mano e tu, insistendo, volesti regalarmi “Older”. “E’ la musica giusta per certe giornate”, mi dicesti, “Quando piove, la cosa migliore da fare e’ chiudersi in hotel ad ascoltarla”. Era un invito, quello, ed io lo raccolsi. E quando la prima goccia di pioggia tocco’ la superficie del mare eravamo gia’ in camera mia, distese l’una accanto all’altra, e “Fast Love” ci sommergeva con le sue note.

Le mie labbra non fecero fatica a schiudersi alle tue in un bacio intenso, lunghissimo, esasperante, durante il quale mi cingesti fra le tue braccia, assaggiando il mio sapore leccandomi, succhiandomi la lingua e saziandomi con la tua. Poi, con le mani, salisti lungo i miei fianchi fino a giungere al seno. Soffermandoti con intensita’, ne saggiasti la consistenza. Ti piacque, lo so, come piacque anche a me quel tuo accarezzarmi i capezzoli in un modo che solo le donne, certe donne, sanno fare mentre, stringendoti con forza, con le dita ti sfioravo li’ dove sentivo nascere improvvisa la tua languida voglia.

Il mio tocco riusci’ a turbarti. Dolcemente ti accarezzavo in un modo in cui solo le donne, certe donne, sanno accarezzare. Poi, allontanando la tua bocca dalla mia, fissandomi negli occhi, scendesti lentamente giu’, lungo tutto il mio corpo, dipingendoci con la saliva ghirigori ed arabeschi i cui colori, invisibili, facevano vibrare ogni corda dentro di me. E quando avvertii, evidente, il contatto della tua lingua con il mio desiderio, un’ondata fortissima di brividi inebrianti s’impossesso’ del mio ventre.

La pioggia fuori, cadendo, infradiciava ogni cosa. In mille rivoli grondava giu’ dai tetti, fin sulla strada e, lucida come lo e’ la rugiada su una foglia, pareva bagnare anche i nostri volti, sudati, inondati da quel piacere che, intensamente, ci travolgeva in profondita’. Niente esisteva piu’ in quel momento: nessun luogo, nessun tempo, nessuna domanda, nessuna risposta, nessuno che attendesse il nostro ritorno, e nessuna amarezza che potesse nascere in quegli attimi cosi’ veri, semplici, concreti, sinceri. Tutto cio’ che sentivo era il tuo respiro, solo quello, caldo ed eccitante sul mio sesso, e le tue labbra, e le tue mani… e i nostri corpi, fusi dai brividi e dal caldo odore della nostra pelle intrisa di piacere.

Le mie mani cinsero la tua testa e si insinuarono smaniose fra i capelli, mentre la tua lingua mi percorreva in un movimento lento, eccitante, intenso. Ogni singola parte del mio corpo si accendeva, si contorceva, si ribellava selvaggiamente e, al tempo stesso, ti subiva passivamente. Fino a quando, non potendo piu’ resistere, mi arresi e cercai la liberazione nell’orgasmo che mi travolse.

Accadde piu’ volte. L’una all’altra ci donammo quel godimento, instancabili come due amanti costrette troppo a lungo alla lontananza che si riappropriavano del tempo perduto, oppure quasi fossero quelli gli ultimi istanti di un’esistenza. Fin quando, sfinite, ci accasciammo per dormire abbracciate, cullate dalla musica dolce di George Michael.

Quando riaprii lentamente gli occhi, tutto mi sembro’ diverso, pervaso da una luce irreale, malinconica. Come ogni volta, sentii di aver perduto qualcosa di intimo, come se anche le tue mani, e le centinaia di mani prima delle tue, penetrandomi, mi avessero derubata di una piccola parte di me. Ma poi, come sempre, pensai che era inutile, oramai quello che doveva essere rubato era gia’ stato sottratto da tempo e di come ero arrivata a quel presente, attraverso quale passato, non aveva piu’ alcuna importanza. Fu allora che una carezza passo’ leggera sul mio volto ripulendolo dai residui di un’ultima lacrima. Una mano calda, la tua, che profumava di onde di mare, di pioggia, di sesso… il profumo dell’amore.


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