L’onere della prova


Come si sentirebbe una donna che fosse continuamente costretta a dimostrare la sua onesta’ e correttezza? Quali sentimenti proverebbe se, ad esempio, il partner, insicuro, la obbligasse a dimostrare che e’ fedele, dicendole che qualora non dimostrasse d’esserlo, allora evidenzierebbe automaticamente d’essere una che tradisce? Cosa penserebbe di lui? Penserebbe che lui la rispetta? Che la stima? Che si fida di lei? Penserebbe che la ama? Oppure si sentirebbe considerata una persona da poco, che lui possiede e dalla quale puo’ pretendere qualsiasi cosa finanche la dignita’?

Gia’ un fatto del genere sarebbe per me inaccettabile se accadesse nella vita reale, e l’unica volta che ho vissuto una tale situazione sono fuggita via senza provare alcun tipo di rimpianto o di rimorso, immaginiamoci quindi quando cio’ avviene nel mondo virtuale, dove le persone dall’altra parte dello schermo, anche se a parole dichiarano amicizia, affetto, stima e tante belle cose, in fondo sono solo degli sconosciuti che vivono un film che esiste soltanto nella loro testa. Eppure, nel virtuale piu’ che nel reale, mi sono trovata spesso a fronteggiare pretese che per molte persone forse non rappresentano un problema, ma che per me hanno sempre assunto un significato grave ed inquietante. Un attacco a cio’ che piu’ ho di prezioso: il mio spirito libero.

Pare che una donna non possa mai essere, infatti, pienamente libera e che per forza debba appartenere a qualche maschio; che sia il padre, il fratello, il fidanzato o il marito, non ha importanza. Per la cultura patriarcale nella quale molti, anche coloro che si dichiarano a favore dell’emancipazione femminile, vivono immersi, una donna senza un uomo e’ niente, non ha un’identita’ propria e se per caso vuol vivere la sua vita in modo indipendente, diventa preda dei cani che si lanciano al suo inseguimento per ghermirla, e per toglierle quel briciolo di liberta’ che le appartiene. Perche’ una donna libera che non accetta imposizioni e non si piega alle pretese maschili, non puo’ e non deve esistere.

Questo nel mondo reale, ma anche in quello virtuale esiste una regola non scritta che li’ per li’ potrebbe sembrare una robetta da poco, ma se ci riflettiamo un po’ anch’essa e’ frutto di questa volonta’ di controllo che il maschio ha nei confronti della donna: l’onere della prova. Una cosa a cui da sempre mi ribello, soprattutto se e’ pretesa da chi dichiara di stimarmi, se non addirittura di volermi bene. Dunque, se per caso entrate in un qualsiasi ambiente virtuale, forum, blog o mondo digitalizzato che sia, e ci entrate come donne, allora sappiate che l’onere di dimostrare al maschietto di turno che donne lo siete davvero, sara’ vostro. In caso contrario diverrete inevitabilmente uomini. Non fatevi illusioni, non credete a chi vi dira’ che in fondo non e’ importante il vostro genere ma e’ importante cio’ che esprimete. In realta’ i maschietti cercheranno da voi certezze perche’ per loro, il solo pensare d’essere affascinati da una personalita’ che potrebbe essere quella di un uomo camuffato da donna, e’ un fatto tremendo che mette in discussione il loro sentirsi dei veri maschi.

In tutti questi anni vissuti nel web, sono stata sottoposta non so piu’ quante volte a richieste di ogni tipo, incontri reali oppure in webcam o telefonate che potessero in qualche modo dimostrare la mia genuina appartenenza al genere femminile e magari, perche’ no, anche la mia disponibilita’ ad accontentare certi appetiti sessuali. Una pretesa di garanzia in mancanza della quale io diventavo in modo sistematico, ingrata, disonesta, scorretta ed alla fine di tutto, un grasso e baffuto ragioniere brianzolo che si prendeva gioco della gente.

E’ facile intuire che di fronte a determinati tipi di richieste io, da sempre in contrasto con certi comportamenti messi in atto da chi non riesce ad accettare il fatto che un NO significhi solo NO e non significhi altro, non ho mai potuto acconsentire alle pretese di chi, come un bimbo viziato, voleva a in ogni modo possibile ottenere la soddisfazione di un bisogno che, in molti casi, non trovava corrispondenza da parte mia. Con cio’ molte persone non hanno fatto i conti e, costantemente, hanno continuato e continueranno a sbattere il muso contro quel muro che ogni volta erigo nel momento in cui capisco che i miei piccoli gesti di “apertura” verso l’esterno, invece di essere interpretati come doni sinceri, vengono invece utilizzati come Cavalli di Troia per intrufolarsi all’interno della mia intimita’ e del mio mondo privato.

E’ per questo motivo che, quando vengo messa alle strette da chi, pretenzioso, mi chiede di dimostrare che non lo inganno, divento fredda, ingenerosa, cinica, cattiva, e mi oppongo con forza a quella che ritengo essere una vera e propria violenza simile, anche se meno grave, a quella fisica. L’onere della prova non spetta a me. Non sono io a dover dimostrare chi sono, non e’ mio compito dare certezze a chi non e’ in grado di averne di proprie. Su questo punto mi pare d’essere sempre stata Chiara. Anche perche’ subissandomi di tali richieste e forzandomi a far qualcosa contro la mia volonta’, cio’ che si ottiene e’ l’effetto contrario, perche’ in fondo penso che l’interesse per me non sia per come e chi sono, ma sia solo per cio’ che ho fra le gambe.

San Tommaso chiese a Gesu’ d’infilare un dito in una sua ferita, condizione necessaria per credere alla sua divinita’, e Gesu’ glielo consenti’. Ebbene, io non sono ne’ il Messia ne’ una dea e non ho alcuna intenzione di dimostrare chi sono. Io lo so chi sono, e cio’ mi basta. Posso a volte far filtrare qualcosa di me, posso anche aver voglia di donare qualcosa a qualcuno, ma di sicuro non mi prestero’ a farmi infilare un dito in nessuna parte del mio corpo, soprattutto se lo si pretende. Ed anche in tal caso sono certa che ci sarebbe chi, comunque, non sarebbe soddisfatto e chiederebbe assai di piu’. Magari il permesso di far entrare quel suo dito anche nel mio cuore.


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