Generalizzare


Affermare che gli uomini siano diversi dalle donne e’ un discorso assai banale, e su questo ho piu’ volte discusso con chi, invece, si e’ sempre ostinato ad attribuire una rigida similitudine fra i due generi. Eppure queste diversita’ esistono, sono sotto gli occhi di tutti ed e’ inutile ostinarsi a non vederle, ma quando tento di portarle in evidenza, magari sottolineando una certa uniformita’ di comportamento nel genere maschile, vengo accusata di sessismo, quando invece desidererei esprimere solo cio’ che e’ frutto di una personale esperienza maturata anche e soprattutto negli anni in cui ho avuto modo d’incontrare molti uomini.

Ieri, ad esempio, discutendo proprio di questo argomento, mi sono soffermata sull’aspetto che riguarda il dissimile modo di fare che generalmente maschi e femmine hanno durante l’atto sessuale e che, come dovrebbe essere ovvio ma a quanto pare non lo e’ abbastanza, segue percorsi separati proprio perche’ motivati da una differente funzione biologica alla quale i due generi sono naturalmente destinati. E’ indubbio che chi non ha avuto modo di valutare con l’esperienza diretta il comportamento di un consistente numero di partner sessuali, fissi oppure occasionali, sia uomini che donne, non puo’ avere chiare certe dinamiche ricorrenti ed appartenenti agli uni o alle altre e tendera’ sempre ad avversare questo mio ragionamento seguendo il classico percorso del “siamo tutti individui, singolarmente tutti diversi, quindi non si puo’ generalizzare”. Da qui il rifiuto di addentrarsi nella questione cercando di discutere del fenomeno osservandolo da un diverso punto di vista che non sia il loro, fra l’altro basato solo su una personale interpretazione della realta’ non suffragata da alcuna esperienza concreta.

Che gli uomini, come del resto anche le donne, in determinate situazioni, si muovano seguendo le loro pulsioni, non tenendo quindi assolutamente conto della loro individuale diversita’ ma, come il cane di Pavlov, mossi secondo determinati stimoli ai quali non possono per natura opporsi, e’ un fatto che nessuna filosofia riguardante l’individualismo ed libero arbitrio potra’ mai mettere in discussione. Ci sono momenti in cui torniamo ad essere gli animali che siamo sempre stati e neanche uno straordinario sforzo di volonta’ sara’ sufficiente a farci abbandonare la rotta che ci ha impostato la natura, perche’ in quei momenti persino la volonta’ viene messa a tacere dall’istinto.

E’ vero ad esempio che gli uomini, di fronte ad una donna che li attrae moltissimo, si confondano, smarriscano la cognizione del tempo e dello spazio e, in alcuni casi, persino la memoria. Il maschio, davanti alla bellezza femminile, perde la testa nel vero senso della parola: basta un incontro anche breve con una donna molto attraente ed il suo cervello smette di funzionare. Cioe’ funziona, ma in modo completamente scollegato dalla volonta’ e questo e’ ormai dimostrato scientificamente.

Madre natura ci ha infatti programmati cosi’ dando agli uomini ed alle donne delle istruzioni diverse in maniera tale che il loro comportamento sia adeguato alla loro funzione biologica. E sono queste istruzioni di base, che agiscono a livello d’intero genere e non di singolo individuo, che poi mi danno ragione quando, con i miei discorsi, tendo a generalizzare.

Comprendere il motivo per il quale spesso attribuisco ad un intero genere un tipo di comportamento piuttosto che un altro non e’ difficile per chi ha occhi per osservare ed orecchie per ascoltare. E, in special modo, da chi evita di innalzare il suo ego al di sopra di tutto e di tutti. Cosa assai frequente in un’epoca in cui i valori e gli interessi della collettivita’ vengono costantemente screditati, messi sotto pressione e sbriciolati a vantaggio di un individualismo sempre piu’ ossessivo e dilagante che, per quanto metta in risalto la diversita’ di ciascun individuo e ne esalti le specifiche qualita’, porta inesorabilmente alla solitudine.


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