Una donna da salvare


Esiste un destino che ci appartiene e che, ineluttabile, ci accompagna. Qualsiasi cosa facciamo non serve a sfuggirgli perche’ pare sia inscritto nel nostro DNA e le persone che, come in una giostra, ci gireranno intorno avranno piu’ o meno sempre gli stessi atteggiamenti e ci faranno vivere storie gia’ vissute. Déjà vu che c’inseguiranno per tutta la vita.

Uno psicanalista un giorno mi disse che tutto questo aveva un nome ben preciso, “coazione a ripetere”, e che non dipendeva tanto dal destino, quanto dai nostri comportamenti sempre uguali e tesi a rivivere perennemente le stesse dinamiche, senza mai uscire dal circolo vizioso.

La mia dinamica si chiama “donna da salvare”. Non so quando e perche’ questa strana maledizione abbia avuto origine, ma ho quasi sempre incontrato uomini che, innamorandosi di me, hanno cercato di mettermi in salvo da un qualcosa d’indefinibile che, ancor oggi, non sono in grado di individuare e descrivere. Presi dalla sindrome del cavaliere che deve ad ogni costo salvare la donzella imprigionata dal drago, chi in un modo, chi nell’altro, varie figure maschili si sono avvicendate tentando di risolvere quel cubo di Rubik nascosto dentro la mia anima.

Si’, certo, loro dicevano che erano l’amore, la passione ed il bene che mi volevano cio’ che li spingeva ad indicarmi il percorso che dovevo seguire per salvarmi dal drago. Loro sapevano esattamente come avrei dovuto comportarmi, conoscevano i desideri che avrei dovuto avere, indicavano le persone che avrei dovuto frequentare, suggerivano le cose che avrei dovuto dire per liberarmi da quello che, secondo loro, non andava bene, non era giusto, non era in sintonia con cio’ che loro si attendevano da una donna sensibile e dolce, ma al tempo stesso erotica e desiderabile, quale io avrei dovuto essere.

Ero la donna da salvare. Il motivo per il quale loro esistevano, il perche’ del loro essermi al fianco. E di tutta questa loro abnegazione dovevo anche essere grata. In cambio della guida spirituale che mi offrivano e che mi avrebbe condotta fuori dall’abisso nel quale stavo inesorabilmente scivolando, chiedevano poco o niente. In fondo, volevano solo che fossi sincera con loro, totalmente, che raccontassi ogni cosa, che non mentissi su nulla… neppure per errore. Loro mi offrivano una mano alla quale aggrapparmi ed io dovevo solo rinunciare a piccole cose di poco conto, come la mia intimita’ ed i miei piccoli segreti. Loro dicevano che quello era “amore” e che l’amore non poteva esistere senza quel “donarsi” in modo totale.

Ricordo ancora le ossessioni di chi, forse, e’ stato il piu’ “innamorato” di tutti che, se gli dicevo che mi recavo da un’amica e per caso durante il tragitto incontravo una diversa persona, mi accusava di avergli mentito e che l’incontro inatteso era stato in realta’ programmato. Forse non ha mai saputo che, in tutto il tempo in cui sono stata insieme a lui, non gli ho mai mentito se non un’unica volta: quando mi chiese “ci vediamo stasera?” Io gli risposi “si’”, ma quella fu la mia ultima parola. Non mi ha piu’ rivista.


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