L’uomo zerbino


L’uomo zerbino nasce in uno di quei paesi dove con il reddito mensile non solo non si arriva alla fine della terza settimana, ma non si arriva neppure alla fine del primo giorno del mese. Oltre a cio’, fin da quando e’ piccolo e’ costretto ad ogni genere di umiliazioni e violenze: non puo’ studiare, deve lavorare tanto, mangiare poco, far da cavia ad esperimenti, subire l’inquinamento della sua terra e della sua acqua e, quando serve, combattere per difendere la reggia e l’harem di qualche dittatore.

Talvolta l’uomo zerbino possiede qualcosa, come una capra, e con quella cerca di sfamare tutta la famiglia, accontentandosi di non essere sgozzato dalla soldataglia al servizio chi, in quel momento, ha vinto il colpo di stato. Talvolta, invece, sceglie di vendersi un rene ed anche la capra per, con quei soldi, pagarsi il viaggio verso un mondo in cui la gente non e’ obbligata a mangiare merda, puo’ bere acqua pura e, se lavora duramente, anche possedere un tetto sotto il quale ripararsi. I soldi del rene e della capra, pero’, non bastano mai e per arrivare ad avere la somma occorrente, lascia in pegno le sue figlie a qualche trafficante d’organi o di sesso, ripromettendosi un giorno di poter ritornare con il denaro e riscattarle.

Il viaggio che l’uomo zerbino deve affrontare, durante il quale e’ trattato come un animale da soma e costretto alle cose piu’ ignobili, non e’ semplice, puo’ durare anni e quando alla fine arriva al mare, gli dicono: “Ecco, dall’altra parte troverai cio’ che desideri”.

Ma non e’ finita… deve ancora superare la lotteria. Si’, perche’ ogni popolo ha la sua lotteria. C’e’ chi, vincendo, potra’ finalmente pagarsi le puttane piu’ care della Terra per i prossimi trentamila anni e chi, invece, se verra’ estratto, riuscira’ a non morire di fame e di sete durante la traversata e a giungere vivo su una spiaggia dove verra’ preso e, se non incriminato, sara’ tenuto segregato per mesi in condizioni subumane, simili a quelle in cui vengono tenuti i cani in un canile, ed anche peggio. Pero’ l’uomo zerbino e’ forte e determinato; sa che non puo’ mollare proprio ad un passo dalla meta e resiste ancora perche’ ha un sogno, una speranza, una promessa da mantenere alle sue figlie e la vita l’ha abituato a sopportare cose ben peggiori.

Un giorno, dopo aver dormito per mesi al freddo nei luoghi piu’ malsani, giunge finalmente in una citta’ dove riesce a trovare lavoro presso un “sciur” che, dal nonno che si era arricchito non pagando le tasse ma faceva puntualmente ogni condono e scudo fiscale, ha ereditato una fortuna e, per la porta d’entrata della sua quindicesima villa, ha giustappunto bisogno di uno zerbino davvero particolare che tutti gli amici al club del burraco possano invidiargli.

E’ cosi’ che l’uomo zerbino, in cambio di qualche soldo e gli avanzi di cibo tolti dalla ciotola Medoro, l’alsaziano purissimo che fa da guardia alla villa, tutto contento inizia a fare cio’ per cui, in tutti quegli anni, ha sopportato angherie e privazioni: lo zerbino. E lo fa pure bene. Infatti, ogni volta che il “sciur” si pulisce le scarpe, lui con il corpo acconsente all’operazione e, con la lingua, alla fine ripulisce l’intera suola.

Tutto procede senza intoppi e l’uomo zerbino riesce persino a mettere da parte un po’ di soldi che gli serviranno per riscattare le sue figlie, se non che, un giorno, davanti alla villa del “sciur” passano delle persone urlanti, con bandiere in mano e tutte quante con indosso una camicia dello stesso colore che, vedendolo li’ per terra, dicono: “Eccoli qua ‘sti negher! Vengono in casa nostra a rubarci il lavoro ed il pane di bocca!”

E dopo averlo preso a calci ed essersi ripuliti gli scarponi dal sangue su di lui, gli rovesciano addosso una tanica di benzina e gli danno fuoco.

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