Un amico – I parte


– Cos’hai da guardarmi in questo modo? Sei strana, stasera.
– Da quanto tempo ci conosciamo?

Continuavo svogliatamente a spilluzzicare dal mio piatto, come faccio sempre quando non ho molto appetito e qualche pensiero strano, che neanche io riesco ad individuare, mi gira nella testa.

– Direi… fammi pensare… circa un anno, Perche’?
– Stavo pensando che sei un bell’uomo…
– Vuoi prendermi in giro, vero?
– No, dico davvero. Se fra noi non ci fosse amicizia, credo che stasera capitolerei…
– Sei rimasta fulminata dal fascino dell’uomo maturo oppure vuoi giocare anche con me? Suvvia… se non sapessi che stai scherzando potrei mettermi in testa strane idee e restarci poi male.
– Veramente sono seria… sara’ l’effetto del vino, che ti devo dire? A volte mi capita di lasciarmi andare alla pazzia. Magari stanotte potrei farmi un regalo…

Risi sincera mentre lui mi versava ancora un po’ dell’ottimo vino che avevamo scelto per accompagnare la nostra cena. Era un uomo intrigante, intelligente, colto, benestante, ma non avevo mai voluto che ci fosse altro fra noi se non quello che normalmente c’e’ fra amici. Quindi niente sesso o tenerezze. Avevo fatto la scelta di essergli complice sincera; con lui mi confidavo, mi sentivo compresa e gli avevo raccontato molto di me e del mio passato. “Una relazione strana la nostra”, pensai, “nessuno dei due ha voglia di rischiare di cambiarne le regole, forse per il timore che il rapporto possa mutare al punto di rompersi e finire”.

Le mie regole sono sempre state rigide. Non posso permettermi di abbassare troppo la guardia. Ne va dell’intera mia esistenza poiche’ senza queste regole potrei ancora cadere nell’abisso, ed io non voglio piu’ provare un sentimento che, sono certa, non sarei in grado di gestire. Molto meglio separare le cose. Da una parte il sesso, magari fatto con degli sconosciuti che non rincontrero’ mai piu’, storie che si consumano nello spazio di una notte senza che vi sia alcun impegno e vissute come un gioco e, dall’altra, l’amicizia complice non svilita dalla bramosia e dal desiderio. Separare, selezionare, porre dei paletti che delimitassero corpo ed anima, e’ l’ordine emotivo che mi sono imposta ed e’ con questo criterio che gestisco ogni mia relazione.

Non avevo, infatti, alcuna intenzione d’innamorarmi di lui e neanche desideravo che lui s’innamorasse di me, ma questa era solo una parte della verita’. L’altra la tenevo celata, la respingevo rintuzzandola nel profondo di me stessa perche’ avevo paura di accettarla. E quella sera emergeva cosi’ forte che non riuscivo a non pensarci. Inutile negarlo. Sentivo che poteva essere l’uomo perfetto: un po’ amico, un po’ fratello, un po’ padre. Tutto cio’ che avevo sempre desiderato e che non avevo mai avuto. Apprezzavo la sua sicurezza, la calma, la pazienza tipiche di chi non ha fretta, di chi sa attendere il momento giusto, e la sua personalita’, cosi’ diversa da quella dei tanti uomini che avevo conosciuto, aveva nel tempo rafforzato la stima e l’affetto che provavo per lui.

Forse fu davvero per l’effetto di quel nettare color rubino mischiato all’altro nettare che impregnava la mia mente che, per un attimo, fui tentata di cambiare la mia vita facendone coincidere il nuovo inizio proprio in quel momento. Mi venne voglia di buttare giu’ tutti i paletti che avevo piantato intorno a me ed ai quali mi ero aggrappata per cosi’ tanto tempo… e glielo dissi.

– Fai conto che stasera non siamo amici. Siamo… un uomo e una donna. Pensavo che forse, ogni tanto, dovremmo lasciarci andare a qualche pazzia.

Mi osservava con aria scettica. Non credeva che stessi dicendo sul serio,

– Ed i rigidi principi che t’impediscono di andar fuori delle righe? Che fine hanno fatto? E poi non hai sempre detto che la nostra e’ una splendida amicizia proprio perche’ non contaminata dal sesso? Anche se ogni tanto, devo ammetterlo, qualche desiderio nei tuoi confronti ce l’avrei…
– Facciamo finta che sia solo un gioco, non sarebbe una storia seria. Non la vorrei. Sarebbe solo una scopata. Domani ce ne dimenticheremo e tutto tornera’ ad essere com’e’ sempre stato.
– Mi piace giocare con te
– disse con un diverso tono della voce – peccato solo che in questo momento mi senta canzonato. Conoscendoti, questa potrebbe essere una delle tante trappole che, quando ti annoi, ti diverti a piazzare per imbarazzare chi ti sta di fronte, e nel dubbio preferisco non caderci.

Quando cambiava il tono della voce in quel modo ed abbandonava la consueta leggerezza che lo caratterizzava, iniziando ad essere diffidente, era perche’ con il mio atteggiamento spudorato andavo a toccare qualche corda particolarmente sensibile che teneva al suo interno. Probabilmente si sentiva privato della sua mascolinita’ perche’, ribaltando le parti, lo facevo sentire non piu’ cacciatore ma preda. Un comportamento che ho notato anche in molti altri uomini che, a quanto pare, non gradiscono il pensiero di sentirsi usati.

– Se invece non stai scherzando allora mi preoccupi. E mi imbarazzi – disse diventando serio – Hai qualche problema e vuoi affogarlo nel sesso fatto con la prima persona che ti capita sottomano. So che ne saresti capace ma, sinceramente, se cosi’ fosse non contare su di me. Oltre tutto, a pensarci bene, potrei anche offendermi.
– Non ti va? Va bene… pero’ non aggredirmi e, soprattutto, non mettere in atto il solito giochetto psicanalitico. Sai che non lo sopporto. Comunque non c’e’ niente che non vada. Mai stata cosi’ bene. Il lavoro funziona alla grande, i soldi non mancano, non ho paturnie ed il vino e’ buono. Ma forse ho sbagliato a lasciarmi andare…

Capii di aver esagerato. Non volevo insultarlo. Gli sfoderai quindi un bel sorriso e tentai di rassicurarlo, cercando di mitigare con l’ironia il momento d’imbarazzo.

– E poi le tue sono solo scuse… la verita’ e’ che hai paura di fare brutta figura con me. Sai che sono molto esigente. Temi di non potermi soddisfare.
– No, ti sbagli,
– disse riacquistando il suo buon umore – io sono un satiro perverso, dovresti saperlo, ed il solo pensare che tu possa restare a bocca asciutta di sicuro mi procurerebbe un sadico piacere.

(Continua…)


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