La spensieratezza


I mondi virtuali possono essere davvero dei luoghi terribili. Se non sapete giocare, non entrateci e non prestate fede a chi vi dice che li’ potrete realizzare i vostri desideri vivendo una seconda vita. E’ una menzogna e potrebbero essere l’inferno perche’ causando dipendenza, potrebbero farvi soffrire. E se poi non possedete abbastanza equilibrio, se dentro di voi vivono antichi fantasmi e drammi mai risolti, se nell’inconscio siete sempre alla ricerca di schermi bianchi sui quali proiettare i vostri film, allora datemi retta, lasciate perdere perche’ oltre a fare del male a voi stessi, lo farete anche a chi con i vostri problemi non c’entra assolutamente nulla.

Da bimbi, quando si gioca, si recitano parti, si vivono situazioni e, con l’immaginazione, ci si costruisce tutto un mondo fatto d’illusioni che poi ci servira’ ad intraprendere quel cammino che un giorno ci portera’ ad essere adulti. Ma se non siete mai cresciuti, se non vi si e’ formata intorno quell’impermeabile membrana che separa la realta’ dalla fantasia, se il gioco diventa vita e la vita diventa gioco, se la commedia recitata non arriva mai alla fine, se non sapete piu’ chi siete fra quella figura che si muove sullo schermo e la persona che digita sulla tastiera e credete che quei pixel che si muovono possano soddisfare le vostre piu’ intime pulsioni oppure possano essere la panacea ad ogni vostro male, credetemi: evitate di entrare in un mondo virtuale.

Perche’ giocarci non significa ‘facezia’, non vuol dire burlarsi degli altri, non e’ ingannare, non e’ usare ogni stratagemma per raggiungere un obiettivo al solo scopo di portarsi a casa il premio, ma significa circoscrivere quel luogo alle tematiche che vi si possono sviluppare estromettendo tutto quello che non ha ragione di esistere in un mondo digitalizzato; come l’amore, il sesso e tutto cio’ che, in assenza di un reale contatto fisico, e’ solo l’aborto di qualcosa che esiste solo nella nostra immaginazione ma che, neppure se ci disperiamo, potremo mai avere. E se non si lasciano fuori i nervosismi, i malumori, le paturnie e i piagnistei, tutto quello che ci restera’ sara’ soltanto la frustrazione per non aver materializzato quel desiderio. Una frustrazione che potrebbe anche condannarci a vivere per sempre in un limbo popolato da fantasmi; entita’ incorporee delle quali non sara’ certa neppure l’esistenza.

E se infine vogliamo proprio entrarci e giocare, almeno portiamoci dentro un po’ di quel sano balsamo che da bambini tante volte ci ha dato modo di superare i momenti di malinconia e che, se vogliamo, ogni sofferenza riesce a placare. L’unico motivo che davvero dovrebbe indurci al gioco: la spensieratezza.


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