La sofferenza


La finestra della mia camera si affaccia sul verde delle colline ed i lunghi filari di viti, le cui foglie s’intonano alla danza delle farfalle che giocano al suono del vento che profuma di fresco e che mi accarezza il volto, accompagnano da sempre il mio sguardo lungo quel sentiero immaginario alla cui fine, all’orizzonte, s’intravede la sommita’ del Nagy-hegy.

Come sia possibile perdermi con lo sguardo immerso nel chiarore del sole non l’ho mai capito, ma lo zampillio dei pensieri mi riporta alla mente frammenti di vita, dapprima sfumati e poi sempre piu’ nitidi che, come schegge di vetro conficcate negli occhi, mi dolgono dentro.

Chi crede che la sofferenza sia come fiume in piena che con impeto travolge gli argini, e in un tenebroso vortice ci avvolge trasportandoci in una dimensione sconosciuta facendoci provare quanto sia insostenibile il dolore che sentiamo, non sa che non sempre e’ cosi’. Esiste anche una sofferenza diversa, meno aggressiva ma piu’ persistente, piu’ tenace: quella che riesce a nascondersi tra le pieghe dell’anima.

A volte mi illudo che non esista. Credo di stare bene, mentre lei, invece, subdola penetra impercettibile nel mio corpo. Solo di tanto in tanto traspare e sono poche le persone che riescono a scorgerla. Anche chi mi conosce bene non se ne accorge perche’ la consuetudine, un po’ alla volta, l’ha trasformata in qualcosa che ormai fa parte di me. Come il colore dei miei occhi o la morbidezza dei miei capelli.

Forse non sono mai diventata davvero adulta. Ingorda di vita ma eternamente insoddisfatta e smaniosa di cose nuove, nella perenne ricerca di quello che sogno ma che non so definire, nella continuita’ dei miei eccessi emotivi, in una lotta senza fine contro i mulini a vento, cosi’ come accade ad un’adolescente, mi dibatto da sempre nelle spire di questo serpente che mi perseguita impedendomi di vivere una vita serena, fatta di piccole felicita’ e di semplici istanti da godere.

Perche’ la mia sofferenza e’ sleale, non mi prende a schiaffi come il vento gelido del nord e non mi infradicia infangandomi come la pioggia in inverno. E’ furba, resta semplicemente li’… latente, in attesa di mordermi quando meno me lo aspetto. Tanto che a volte riesce ad ingannarmi; mi fa credere di essersene andata, che mi ha abbandonata e mi fa sperare che possa esistere anche la gioia, lasciandomi nel costante timore che tutto cio’ che provo di bello possa finire in un attimo.

Come sempre accade.


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