La terra del papi


Piu’ di una volta, guardando le varie trasmissioni politiche di quella che oramai considero una TV di regime, in tutta la confusione creata da chi si arrabbiava recitando un finto ruolo di opposizione e chi urlava per coprire le voci degli interlocutori e non far comprendere al pubblico qual era il vero motivo del contendere, in una diatriba continua il cui unico interesse del conduttore era quello di guadagnarsi la pagnotta controllando che i consigli per gli acquisti fossero mandati in onda puntualmente, ho avuto il desiderio di prendere il mio passaporto italico, stracciarlo in mille pezzettini, cospargelo d’alcol, bruciarlo e gettarne le ceneri nel cesso tirando bene l’acqua in modo che niente riuscisse a tornare a galla.

Per il momento mi sono trattenuta dal farlo ma gia’ da tempo non lo utilizzo piu’ per i miei viaggi fuori dall’Italia. Il motivo e’ molto semplice: mi vergogno quando lo mostro.

Non e’ sempre stato cosi’. Anzi, fino qualche anno fa ero orgogliosa di mostrare a chi le richiedeva le mie generalita’ italiche. Mi piaceva sentirmi parte di quello che consideravo un grande Paese, Mi piaceva l’Italia, mi piacevano i suoi abitanti. Anche se riconoscevo in loro moltissimi difetti, li consideravo comunque generosi, tolleranti nei confronti delle diversita’ culturali, etniche e religiose.

Oggi invece e’ tutto cambiato oppure, forse, le cose non sono mai state come le immaginavo. Di quell’Italia che conoscevo non sono rimaste che macerie, come dopo un forte terremoto. Adesso ogni volta che ritorno in Italia provo una sensazione di sconforto. E’ come se un ristorante in cui si mangiava bene avesse cambiato gestione e fosse stato trasformato in una rosticceria di infima qualita’. E’ come se al posto di una tranquilla panchina immersa nel verde di un parco adesso ci fosse un orinatoio.

Non so se anche a voi capita lo stesso ma per me, che in Italia ci vengo saltuariamente, la sensazione di disagio dovuta a questo degrado e’ forte. Ed ogni volta e’ sempre maggiore. Vedo un mondo che si sta deteriorando, scrostando. Vengono giu’ i calcinacci dai muri e nessuno fa niente… ed e’ questa fra tutte le sensazioni quella che piu’ mi sgomenta. Perche’ e’ palpabile l’incuria, il menefreghismo, la rassegnazione delle persone che si sono ormai fatte defraudare anche dell’ultimo barlume di speranza. La speranza che le cose possano, prima o poi, tornare al loro posto.

Credo che di tutto questo sia responsabile uno dei piu’ grandi rivoluzionari che il Bel Paese abbia mai avuto. Il suo nome, sono certa, restera’ nella Storia perche’ in brevissimo tempo e’ riuscito in un’impresa che nessuno mai aveva saputo, prima d’ora, portare a termine: trasformare gli italiani in un popolo di rassegnati senza ne’ arte ne’ parte, di gente che non ha piu’ alcun sogno se non quello di vincere alla lotteria o partecipare ad un reality show.

Pero’ sarebbe bene che anche coloro che hanno sempre simpatizzato e votato per lui oppure quelli che, delusi, hanno deciso di ritirarsi sull’Aventino disertando le urne lasciando con la loro pigrizia che l’attuale situazione dilagasse, qualora da qualche parte del loro essere fosse rimasta un po’ di dignita’, rettitudine morale ed intelligenza, si rendessero conto che in una Democrazia degna di tale nome ad un personaggio del genere, che oltretutto aveva dichiarato pubblicamente che se fossero uscite le sue telefonate avrebbe lasciato l’Italia, non sarebbe consentito neppure d’amministrare un condominio.

Ecco, divisa in cinque parti, un’inchiesta televisiva che lo riguarda. Guardate ed ascoltate con attenzione. Sono cinquanta minuti davvero illuminanti in cui nessuno urla, nessuno litiga, nessuno si arrabbia. E se ci riuscite, cercate di comprendere il motivo per cui in Italia questa inchiesta non e’ mai stata trasmessa.

Parte 1

Parte 2

Parte 3

Parte 4

Parte 5

Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi; tanta voglia di ricominciare abusiva.

Appalti truccati, trapianti truccati, motorini truccati che scippano donne truccate; il visagista delle dive e’ truccatissimo.

Papaveri e papi, la donna cannolo, una lacrima sul visto:
Italia si’ Italia no Italia bum, la strage impunita.
Puoi dir di si’ puoi dir di no, ma questa e’ la vita.
Prepariamoci un caffe’, non rechiamoci al caffe’: c’e’ un commando che ci aspetta per assassinarci un po’.
Commando si’ commando no, commando omicida.
Commando pam commando papapapapam, ma se c’e’ la partita
il commando non ci sta e allo stadio se ne va,
sventolando il bandierone non piu’ sangue scorrera’;
infetto si’? Infetto no? Quintali di plasma.
Primario si’ primario dai, primario fantasma,
io fantasma non saro’ e al tuo plasma dico no.
Se dimentichi le pinze fischiettando ti diro’
“fi fi fi fi fi fi fi fi ti devo una pinza,
fi fi fi fi fi fi fi fi, ce l’ho nella panza”.

Viva il crogiuolo di pinze. Viva il crogiuolo di panze.
Quanti problemi irrisolti ma un cuore grande cosi’.
Italia si’ Italia no Italia gnamme, se famo du spaghi.
Italia sob Italia prot, la terra dei cachi.
Una pizza in compagnia, una pizza da solo;
un totale di due pizze e l’Italia e’ questa qua.

Fufafifi’ fufafifi’ Italia evviva. Italia perfetta, perepepe’ nanananai. Una pizza in compagnia, una pizza da solo: in totale molto pizzo, ma l’Italia non ci sta. Italia si’ Italia no, Italia si’

ue’, Italia no, ue’ ue’ ue’ ue’ ue’.

Perche’ la terra dei cachi e’ la terra del papi. No.


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