Perche’ non ho aderito allo sciopero


So bene che con questo post rischio di farmi dei nemici e che molta gente mi cancellera’ dai preferiti, pero’ vorrei precisare che la mia non e’ una critica a chi ritiene, a ragione, che la nuova legge sulle intercettazioni, quella che contiene le norme per imbavagliare la Rete, sia l’ennesima porcata messa in atto dalla ben nota congrega di leccaculo, nani e ballerine che governano l’Italia in nome e per conto del loro re “Papi il Mediageneto”, colui che a fine mese distribuisce loro, anche a molti di quelli che si dichiarano all’opposizione, doni e prebende sottoforma di un congrui compensi “fuori busta” tanto utili in questi tempi di crisi economica per soddisfare i piccoli sfizi ai quali e’ impossibile rinunciare (barche, ville, puttane e polverina), in quanto con la misera paga di parlamentari o di amministratori pubblici, poverini, non ce la fanno a superare la terza settimana.

No, il mio e’ semplicemente un pensiero espresso ad alta voce, niente di piu’. Consideratelo tale e se ritenete di non essere d’accordo o vi sentite offesi non riempitemi di commenti poco carini, insulti o pernacchie varie perche’ fino a quando ci sara’ democrazia (ancora per poco presumo, visto l’andazzo) credo di avere il diritto, almeno in casa mia e questo blog e’ casa mia (per accedere si deve infatti suonare il campanello, cioe’ digitare con le proprie manine l’indirizzo web), di esprimere cio’ che penso. Anche se il mio pensiero puo’ essere considerato da molti un’emerita cavolata.

Ebbene, non ho aderito allo sciopero italico dei blogger perche’ prima di tutto non sono italica. Si’ cioe’, anche se lo sono in parte perche’, fatalita’, e’ italico uno dei miei genitori, in questo momento non riesco proprio a sentirmi italica. Ne’ culturalmente, ne’ eticamente, ne’ moralmente. Niente. E neppure riesco a stare muta come chiedono gli organizzatori della protesta. Anzi e’ proprio in questo particolare frangente che le mie viscere urlano di sgomento e di rabbia all’idea di appartenere ad un popolo che ha consegnato il suo Paese ed il suo destino ad una banda di farabutti ignoranti e cialtroni che prima o poi lo lascera’ in mutande, senza piu’ sogni, senza piu’ speranze, senza piu’ coesione sociale, in una devastazione culturale che non ha precedenti.

Altro motivo per il quale non ho aderito alla protesta e’ perche’ penso che, espressa in questa forma, non serva davvero ad un cazzo. A chi volete che importi se un’orda di piccoli blogger si autoimbavagliano? Credete veramente che quella gente, la gente che ha partorito leggi porcata come l’indulto ed il lodo alfano, che giustifica il razzismo, le ronde, i respingimenti e che si appresta adesso promulgare norme per salvare i bancarottieri compagni di trombate di re “Papi il Mediageneto” si crei dei problemi per dieci, cento, mille, diecimila bimbiminkia che se ne stanno seduti tutto il giorno sulle loro morbide poltroncine a digitare coglionate ritenendosi importanti solo perche’ qualcuno oggi, connettendosi al loro blog, lo trova muto?

Guardiamoci in faccia, cerchiamo di dirci le cose seriamente e sinceramente: qui, a parte quei pochi per i quali la legge imbavaglia-blog e’ stata appositamente studiata e di cui conosciamo bene i nomi, nessuno e’ in grado di spostare di una virgola le decisioni di un governo che, alle ultime elezioni, ha ottenuto quasi il 40% dei consensi da elettori decerebrati che non leggeranno mai un blog perche’ il loro cervello e’ perennemente collegato a Matrix. L’Italia non e’ l’America, inutile illudersi.

Limitiamoci quindi a parlare delle nostre cazzate, a dire quale musica ci piace, quali libri leggiamo, quello che sogniamo di notte e quello che mangiamo a pranzo. Limitiamoci mostrarci agli altri intelligenti e colti usando opportunamente Wikipedia. Affasciniamo i lettori con le poesie della minkia oppure con le fotine intriganti e, se proprio vogliamo raccontare la nostra intimita’, confessiamo le nostre scopate o anche quante volte al giorno ci rechiamo in bagno per evacuare, ma per cortesia confrontiamoci con la realta’ ed abbandoniamo per un attimo l’idea d’essere importanti e di contare qualcosa solo perche’ strimpelliamo quattro cavolate su una tastiera.

Dite che sono acida? Dite che dovrei riconoscere che comunque la Rete e’ una realta’ che in Italia puo’ cambiare le cose? Dite che dovrei parlare solo per me stessa e che invece, contrariamente a quanto dico, ci sono moltissime persone impegnate attivamente che spendono il loro tempo sul Web per il bene comune aiutando le coscienze ad impossessarsi di quello spirito critico che oggi in Italia, ahime’, e’ totalmente assente?

Si’ certo. Devo riconoscere che nella blogsfera esistono delle personalita’ di notevole spessore, dei bravi giornalisti o comunque persone che hanno le idee davvero chiare e che possono dar voce di un movimento della Rete sul modello di quello svedese, ma signori miei quante sono? Dieci? Cento? E il resto?

Il resto e’ solo rumore di sottofondo. Folla, brusio, confusione… noia.

Persone che la mattina si alzano dal letto con gli occhi cisposi e gia’ hanno il pensiero di cosa dare in pasto al proprio “pubblico”. Persone che pensano di esistere solo perche’ qualcuno, magari annoiato fra un video porno e l’altro, capita sul loro blog digitando in Google: “ragazze troie che amano farsi scopare”. Persone che, pur di poter dire “Eccomi! Ci sono! Anche io conto qualcosa!” sono pronte a aderire allo scioperino mettendo il bannerino sul blogghettino. Persone che se dovessero abbandonare la tastiera per scendere in piazza a protestare, in modo reale e non virtuale come sono abituate a fare da sempre, ho la certezza che sarebbero colte da crisi d’astinenza.

Persone alle quali in fondo piace solo parlarsi addosso. Come me.


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: