La voce del fiume


Di quando in quando torno a sedermi sulla riva del mio fiume. Chiudo gli occhi ed ascolto la sua voce, l’unica che amo ascoltare… e resto in silenzio. Immersa in quell’atmosfera mi distendo e m’abbandono ai raggi del sole di primavera lasciando che scaldino dolcemente il mio corpo.

Talvolta mi assalgono mille pensieri, malinconici e solitari, che si lasciano trasportare dalla lenta corrente mentre stringo un libro e lo rigiro fra le mani nella speranza di assorbire un po’ di quell’essenza che apparteneva a chi lo ha scritto.

Leggendolo ho conosciuto quell’uomo, quel medico che divenne un poeta e non solo. Ho imparato a rispettare il suo pensiero, i suoi ideali ed ho imparato ad amarlo anche se so bene che, questo mio, e’ un amore impossibile poiche’ e’ solo li’, nelle parole che ha scritto, che posso incontrarlo.

Ed ecco allora che lo riapro, il suo libro, ed ancora lo sfoglio accarezzandone con dolcezza le pagine e ne rileggo alcune, avidamente, alla ricerca di un dettaglio, di una sensazione che, magari, m’era sfuggita…

Vecchia Maria, stai per morire,
voglio dirti qualcosa di serio:
La tua vita e’ stata un rosario completo di agonie,
non hai avuto amore d’uomo, salute e denaro,
soltanto la fame da dividere coi tuoi;
voglio parlare della tua speranza,
delle tre diverse speranze
costruite da tua figlia senza sapere come.
Prendi questa mano di uomo che sembra di bambino
tra le tue, levigate dal sapone giallo.
Strofina i tuoi calli duri e le pure nocche
contro la morbida vergogna delle mie mani di medico.
Ascolta, nonna proletaria:
credi nell’uomo che sta per arrivare,
credi nel futuro che non vedrai.
Non pregare il dio inclemente
che per tutta una vita ha deluso la tua speranza.
E non chiedere clemenza alla morte
per veder crescere le tue grigie carezze;
i cieli sono sordi e sei dominata dal buio,
su tutto avrai una rossa vendetta,
lo giuro sull’esatta dimensione dei miei ideali
tutti i tuoi nipoti vivranno l’aurora,
muori in pace, vecchia combattente.
Stai per morire, vecchia Maria;
trenta progetti di sudario
ti diranno addio con lo sguardo
il giorno che te ne andrai.
Stai per morire, vecchia Maria,
rimarranno mute le pareti della sala
quando la morte si unira’ all’asma
e consumera’ il suo amore nella tua gola.
Queste tre carezze fuse nel bronzo
(l’unica luce che rischiara la tua notte)
questi tre nipoti vestiti di fame,
sogneranno le nocche delle tue vecchie dita
in cui sempre trovavano un sorriso.
Questo sara’ tutto, vecchia Maria.
La tua vita e’ stata un rosario di magre agonie,
non hai avuto amore d’uomo, salute, allegria,
soltanto la fame da dividere coi tuoi.
E’ stata triste la tua vita, vecchia Maria.
Quando l’annuncio dell’eterno riposo
velera’ di dolore le tue pupille,
quando le tue mani di sguattera perpetua
riceveranno l’ultima, ingenua carezza,
penserai a loro… e piangerai,
povera vecchia Maria.
No, non lo fare!
Non pregare il dio indolente che per tutta una vita
ha deluso la tua speranza
e non domandare clemenza alla morte,
la tua vita ha portato l’orribile vestito della fame
e ora, vestita di asma, volge alla fine.
Ma voglio annunciarti,
con la voce bassa e virile delle speranze,
la piu’ rossa e virile delle vendette,
voglio giurarlo sull’esatta
dimensione dei miei ideali.
Prendi questa mano di uomo che sembra di bambino
tra le tue, levigate dal sapone giallo,
strofina i tuoi calli duri e le nocche pure
contro la morbida vergogna delle mie mani di medico.
Riposa in pace, vecchia Maria,
riposa in pace, vecchia combattente,
i tuoi nipoti vivranno nell’aurora,
lo giuro.

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