Le cose rubate


Corri, Irina, non farti prendere, non voltarti indietro, resta sorda al tuo cuore, non dargli ascolto. Sei in affanno, trafelata, angosciata, ma devi far presto, non hai molto tempo. Vlada ha gia’ pensato a tutto. Lui non ti trovera’ e quando se ne accorgera’ sara’ troppo tardi, sarai gia’ fuggita. Lontano.

Hai la sacca da riempire. Una sacca nera, come la notte, come i tuoi capelli, come la tua anima. L’hai scelta grandissima, capiente, ma non abbastanza. Non potrai metterci tutto. Questa volta non potrai essere ordinata. Dovrai buttar dentro alla rinfusa…

Troppe sono le cose che vorresti portare con te… ingombranti, pesanti. Cerca di non dimenticarti di nulla.

Il passaporto, gli occhiali, qualche vestito, un po’ di soldi, i tuoi gioielli…

E poi?

E poi, lo specchio, quello in cui hai visto il tuo volto trasformarsi e farsi sempre meno ingenuo, ed il kajal per indurire gli occhi, ed il rossetto per ammorbidire le labbra, ed il profumo perche’ possano respirarti…

E poi?

E poi, il tuo diario, le tue fotografie… e i tuoi ricordi. Ecco, si’, mettici dentro pure quelli, cerca di farli entrare insieme alla malinconia, alla rabbia, alla disperazione…

E poi?

E poi, pigia bene il tutto, inzeppalo, stipalo e se ti resta ancora un po’ di posto, infilaci anche quelle tre cose che gli hai rubato e che lui non riavra’ mai. Un libro da cinque rubli, il tuo preferito, quello che ti fa sognare nelle interminabili notti d’inverno. Un pedone d’ebano preso dalla sua scacchiera, quello con l’intaglio imperfetto che i tuoi polpastrelli riconoscono e che hai scelto come portafortuna. Ed infine il tuo cuore.

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