What the punters want


I tanti uomini che incontravo mi chiedevano perche’ lo facessi ed a tutti rispondevo che era per i soldi. Io, invece, ancor oggi non riesco a capire perche’ mi venissero a cercare e perche’ costoro, al solo guardare la mia foto nel web, sentissero il bisogno di fare sesso con me, una perfetta sconosciuta, accettando di pagare delle cifre spropositate per un rapporto privo di spontaneita’, talvolta fatto senza voglia ed in modo frettoloso.

E’ difficile per me spiegare che cosa veramente li attraesse. Considerando che la personalita’ che facevo emergere era quella stereotipata di una “bambolina sissignore”, che poi era cio’ che desideravano, nonostante l’esperienza che credo di avere non sono mai riuscita a comprendere i motivi che portavano quegli uomini, che non fossero davvero infatuati di me e non potevano esserlo prima di conoscermi, ad avere quella particolare pulsione nei miei confronti.

C’era chi mi diceva che il sesso c’entrava poco o niente e che si trattava solo dell’acquisto facile di una momentanea illusione. L’illusione di un’avventura, di una conquista, di un amore. Qualche cliente mi ha addirittura confessato che, con quei soldi, comprava il dominio immediato e totale sul mio corpo, e questo gli dava ebbrezza. Chi affrontava l’argomento con filosofia sosteneva, invece, che l’atto sessuale simulava quello con la Moira greca che mette in comunicazione l’uomo con l’aldila’. E qualcuno mi ha persino rivelato che, in realta’, quello che cercava era solo un po’ di compagnia e chi lo stesse ad ascoltare. Su questo punto, difatti, avrei molto da raccontare a proposito di uomini stanchi che, anziche’ cercare il godimento nel letto, si soffermavano tutto il tempo a parlare di se’, del lavoro, della famiglia e dei problemi piu’ assillanti che avevano.

Comunque, sulle prostitute, dalle etere alle ragazze dei lupanari, dalle cortigiane alle squillo, nei secoli si e’ creata tutta una mitologia, e sulle donne che vendono il loro corpo sono stati scritti romanzi, dipinti quadri, composte opere liriche, declamate poesie, girati film.

Alla base di tutto esiste il luogo comune maschile che parte dal presupposto che tutte le donne sono, in fondo, puttane e che la prostituzione, mestiere piu’ antico del mondo, sia quindi inestirpabile poiche’ ogni donna, prima o poi, in un modo o nell’altro, si vende; dipende solo dal prezzo. Anche se si ammette che col tempo possano essere cambiati i modi, il rapporto e’ sempre quello basato sul denaro, sul potere, sul rifiuto della delusione, sulla fretta di raggiungere l’obiettivo, sul sogno; un insieme d’elementi che agiscono potenti sull’immaginazione maschile.

Qualche volta mi chiedo se i clienti con i quali mi accompagnavo, pensassero mai a me come ad una donna, se riflettessero sulla vita che potevo avere al di fuori del mestiere, se si facessero domande su quale fosse stato il percorso che mi aveva portata a quell’incontro con loro, oppure se l’esistenza del mito glielo impedisse, rendendoli ciechi, sordi e muti di fronte a quell’Idea che rappresentavo.

E’ probabile che qualcosa ribollisse nel loro cervello…

Forse pensavano a qualche luogo comune sulla poverta’, sui figli da mantenere o, generalizzando, sulla naturale perversione femminile che, secondo costoro, rendevano tutte le donne meretrici. Di sicuro i miti agivano sulla loro fantasia come stimoli erotici. Erano sufficienti alcuni elementi convenzionali come i tacchi a spillo, le calze velate, il reggicalze, il perizoma, un seno scoperto per stimolare in loro tutta una serie di desideri atavici alimentati da giornali, riviste, pubblicita’ e televisioni ogni momento della loro esistenza: un corpo giovane che non ha preclusioni, un corpo desiderabile e totalmente alla merce’ di chi puo’ comprarlo anche se per un breve tempo. Era questo che inebriava ed esaltava quei clienti, oppure c’era altro?

E non si deve pensare che si trattasse solo di uomini che non avevano modo di far sesso se non pagando. Ne ho conosciuti alcuni che erano giovani, piacenti, colti ed avrebbero avuto tutte le possibilita’ di trovare donne belle e disponibili anche senza pagare un soldo ma, evidentemente, il mito del corpo indifeso, privo di volonta’, senza una storia e senza sentimenti, agiva come una sostanza eccitante. Era forse la stessa sostanza che agisce nell’inconfessato sogno che il maschio ha per lo stupro e per l’appropriarsi di un corpo femminile come se si trattasse di una preda?

Sinceramente non so dare una risposta. La mia condizione era comunque privilegiata rispetto a quella delle vittime del traffico controllate dal racket della prostituzione e posso immaginare che, con me, gli atteggiamenti dei clienti fossero diversi da quelli tenuti nei confronti delle ragazze negli appartamenti o nelle strade.

Ma e’ lecito supporre che i clienti di prostitute siano soggetti, tutti, in qualche modo, alle stesse identiche pulsioni sia che paghino per le ragazze d’alto bordo, sia che paghino per le stradali? E’ plausibile pensare che anche chi si accompagnava con me, poi, non disdegnasse affatto di girare per le strade alla ricerca di un altro tipo di ragazza, sicuramente meno libera, con la quale far emergere, addirittura con piu’ gusto, il suo primordiale istinto di predatore e di stupratore?

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