Saffica-mente


Alcuni uomini, ancor oggi, improvvisandosi psicologi, esperti conoscitori della vita e del complesso comportamento umano, non mancano d’illuminarmi sul mio ormai acclarato saffismo, rivelandomi la vera ragione per la quale sarei attratta dalle donne.

Cio’ sarebbe dovuto, secondo loro, al pervertimento sessuale di coloro con i quali mi sarei accompagnata quando ero prostituta. Sono infatti convinti che quei miei ex clienti, esigendo da me atti a dir poco ripugnanti, abbiano finito per stancarmi, nauseandomi al punto che, non potendo provare che ribrezzo per certi uomini che non considererei quasi piu’ neanche maschi, avrei iniziato a preferire le donne.

Questo relegare il saffismo ad una patologia indotta, ad uno scompenso psicologico subito oppure ad una reazione a qualcosa di traumatico, manifesta il desiderio inconscio di esorcizzare il demone che sta alla base della grande paura di ogni uomo, e cioe’ quella di veder arrivare il momento in cui la donna, non piu’ “oggetto” ad uso e consumo del solo maschio, diventa essa stessa “soggetto attivo” in grado di competere, come rivale, su un terreno considerato fino a ieri appartenente ad un solo genere.

Pero’, mentre me la raccontano, questi sedicenti “Sigmund Freud de noantri” sembrano sinceramente convinti di cio’ che dicono. Per questo evito di deluderli. Questa convinzione, infatti, da una parte li riappacifica con se stessi, dando la responsabilita’ della mia “ambiguita’” sessuale non tanto alla contingenza del rapporto che intercorre fra me e loro, quanto a colpe antiche di individui definiti “malati e pervertiti” e, dall’altra, li fa sentire dei pigmalioni, nella speranza d’istillarmi un sentimento di grata ammirazione che, magari, mi conduca dritta dentro la loro alcova cosi’ che possa riconsiderare tutta quanta la mia sessualita’ in base a quei centimetri che, a sentir loro, non avrei mai ricevuto nel modo appropriato.

In realta’, non penso che l’attrazione che provo per alcune donne che mi capita d’incontrare sia dovuta al pervertimento dei miei ex clienti, poiche’ gli uomini che incontravo erano tutto fuorche’ dei satiri in grado di traumatizzarmi. Anzi, se proprio voglio essere spietatamente sincera, la stragrande maggioranza era formata da una massa di ridicoli sfigati che riuscivano a suscitare una libidine al pari di quella che puo’ suscitare una supposta. Per cui non credo proprio che il mio saffismo sia dovuto a traumi collegati alla mia ex professione.

In ogni caso, e’ saffica quella donna che si definisce tale, iniziando dal proprio oggetto del desiderio, ma che anche riconosce nel saffismo un tratto importante della sua personalita’, identificandosi con le altre donne che considera come lei, e riconoscendosi nella cultura, appunto, saffica. Essere saffica significa percio’ riconoscere la propria identita’, andarne fiera e valorizzare quella femminilita’ che appartiene ad ogni donna.

Ma se il mio oggetto del desiderio non e’ limitato esclusivamente alla figura femminile e spazia fra i due sessi, indifferentemente, in base ad alchimie strane che avrei difficolta’ a descrivere poiche’ sempre diverse e mai prevedibili, sono davvero saffica oppure e’ solo la mia mente che, come avviene in Mulholland Drive, nell’eterna ricerca di un’identita’ sceglie di esserlo in base a cio’ con cui, di volta in volta, si relaziona?

Una volta, quando ancora credevo che mi piacessero solo gli uomini, incontrando la prima donna della quale poi mi sarei innamorata mi chiesi: “Posso essere attratta da lei anche se non sono lesbica?”

Una bella domanda, vero?

“Saffo fu una poetessa greca nata nell’isola di Lesbo nel 628 A.C. che, sull’isola di Mitilene nel Mare Egeo, fondo’ un convitto per sole ragazze vergini di nobile famiglia, includendo una scuola di ballo, musica, poesia ed educazione dello spirito allo scopo di elevare culturalmente le future spose della classe nobile greca. Nella sua opera poetico-pedagogica la poetessa narra con estrema raffinatezza le sue relazioni sentimentali con alcune di queste ragazze ed il dolore della separazione.”

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