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Pare che una delle mie nonne, che non era ungherese bensi’ toscana, quando accadeva che si parlasse un po’ troppo di qualcosa dicesse: “Quando tuona vuol piovere!”.

Non passa ormai giorno che non si legga sul giornale qualche articolo che faccia riferimento a come la crisi globale potrebbe causare anche in Europa una situazione analoga a quella gia’ vista in Argentina nel 2002 ed in Russia nel 1998.

Le ultime notizie non sono certamente confortanti. Riporto un articolo dell’Economist (dal blog dell’amica Meggy) che descrive esattamente cio’ che potrebbe accadere qualora alcuni Paesi dell’Est Europa non fossero aiutati dalla Comunita’.

Pare che le nazioni europee piu’ coinvolte nelle aree a rischio e che quindi vantano i maggiori crediti nei confronti di Bulgaria, Romania, Ungheria e Polonia, siano la Grecia, l’Austria e, soprattutto, l’Italia della quale fino a due giorni fa il premier assicurava una solidita’ finanziaria e bancaria superiore a quella di altri Paesi europei, ma parrebbe la piu’ esposta tramite Unicredit ed Intesa San Paolo che intanto, come tutti i bravi imprenditori sull’orlo del fallimento, seguendo il copione prendono tempo sottoscrivendo gli onerosi, Tremonti Bond.

Oltre a cio’ il timore e’ che le aste relative alle nuove emissioni di titoli di stato italici, che dovrebbero servire a ripagare i riscatti di quelli che scadranno nel 2009, potrebbero andare deserte, sia per la mancanza di quella liquidita’ finanziaria che sta alla base della crisi globale in atto, sia per la mancanza di fiducia nei confronti dell’Italia stessa, ponendo di fatto lo Stato Italiano in una situazione d’insolvenza ed obbligandolo ad una ristrutturazione del debito. E cio’ significherebbe come minimo un congelamento dei titoli di stato in scadenza.

Anche se certe notizie possono sembrare meno interessanti della misura di reggiseno di qualche velina, oppure della squadra che si aggiudichera’ lo scudetto, oppure di quanto gli zingari siano antiestetici per il panorama cittadino, posso affermare che, diversamente dalle tette delle veline, da undici cerebrolesi che corrono dietro ad un pallone e dai bambini Rom che il sindaco Gentilini sterminerebbe volentieri, le vicende relative ai titoli di stato italici incideranno maggiormente nella vita delle persone. Persino di quelle che, ancor oggi, credono agli asini che volano e continuano fuduciosamente a dare il loro voto a chi si sta gia’ preparando a trascorrere il resto della vita su isole tropicali in compagnia di qualche oligarca russo o ex ministro argentino reduci da bancarotte passate.

Io, intanto, sto compilando la schedina chiedendomi quale sara’ la nazione che, arrivando prima nel campionato, vincera’ lo scudetto del default.

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