Fată de ţigan


C’e’ stato un momento in cui hai iniziato a capire, dagli sguardi degli uomini, d’essere oggetto delle loro attenzioni. Morbosamente, talvolta in modo maniacale, ti hanno desiderata. Hanno voluto possederti, comprarti, e tu sei stata al loro gioco. Ti sei resa conto molto presto di quale era il loro fine e, quindi, anche del tuo ruolo. Eri eccitata da quel potere che sapevi di controllare: quello della seduzione.

Hai imparato molto presto a cavartela da sola trovando la forza ed il coraggio necessari per reagire e superare gli ostacoli che la vita ha posto, di quando in quando, sul tuo cammino. Se adesso guardi indietro, pero’, riemergono immagini di un passato che per lungo tempo hai cercato di rimuovere, e ti rendi conto di quanto gli uomini possono essere malvagi, spietati, brutali fino al punto di arrivare, per soddisfare i loro istinti, a fare a pezzi i sogni innocenti persino di una bambina.

Tua madre ti ha avuta da un padre che non ha mai desiderato una figlia; e neanche una moglie. Per lungo tempo ti ha convinta che le donne fossero solo prede, sempre a rischio dei maschi e dei loro indomabili desideri. Ti ha perseguitata con le sue ossessioni e con una rigida educazione. Ha sempre preteso che tu fossi la migliore. Perfetta icona che le serviva per riscattarsi, dovendo dimostrare a tutti che anche una ragazza madre poteva crescere la miglior figlia del mondo. Ed e’ per questo che, forse, non le hai mai confessato di quando il suo compagno tento’ di approfittare di te.

Eri un’adolescente. Ti ritrovasti le sue mani addosso. Dalla tua memoria hai cancellato quel volto, ma ricordi ancora la forza opprimente con la quale t’imprigionava e quel suo respiro pesante. A quel tempo non capivi… o forse si’, ma sapevi che tutto cio’ era sbagliato. Quella volgarita’ animalesca ti spavento’. Nonostante il peso del suo corpo ti schiacciasse, riuscisti in qualche modo a divincolarti, a sgusciare via, a sottrarti alla violenza. E quel gesto disperato, fortunatamente, ti risparmia oggi da ricordi assai piu’ dolorosi.

Tentasti di avvertire tua madre. Le dicesti che quell’uomo non ti piaceva. Cercasti di convincerla ad allontanarlo dalla vostra vita, ma non volle ascoltarti. Penso’ che la tua fosse solo la stizza di una ragazzina gelosa ed allora capisti che neanche a casa tua avresti trovato la protezione della quale sentivi il bisogno.

Fu cosi’ che te ne andasti. Fu quella la prima fuga, e ce ne sarebbero state tante altre, dopo, ogni volta in cui avresti sentito la sicurezza sfuggir via dalla tua vita. Come una zingara, eterna girovaga, avresti tagliato i ponti col passato, ricominciando altrove. Fino a quando, giungendo un giorno anche tu in quella citta’ invisibile in cui gli uomini non hanno il diritto d’entrare, hai scoperto che la serenita’ non abitava poi cosi’ distante da dove avevi iniziato il tuo viaggio.

“O, soţ iubit şi prinţ al meu,
Mi-ai spus acum un an
Că vrei să-ţi fiu stăpână eu,
O fată de ţigan!”

(Miron Radu Paraschivescu – Cântic De Paj)

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