Il filtro dell’amore perduto


Apparve. Sbuco’ dal retrobottega, richiamata dal campanello sopra la porta che, col suo tintinnio, l’aveva avvertita che qualcuno era entrato. Indossava una camicetta ed un’ampia gonna tutta balze e volant. Ai lobi portava due grandi orecchini a cerchio ed i lunghi capelli corvini, talmente neri da apparire quasi innaturali, erano avvolti in un foulard variamente colorato, allacciato come una bandana.

Buongiorno – disse scrutando la giovane ragazza pallida e dall’aria un po’ timida appena entrata – come posso aiutarla?
Scusi… ho visto il cartello in vetrina. Dice che qui vendete filtri speciali…
Si’ – disse la donna dietro al banco con un sorriso complice e sornione – ha in mente qualcosa di particolare?
Beh… insomma… avrei bisogno di un filtro in grado di far innamorare… non so se…
Ah… ma certo, i filtri d’amore sono proprio una nostra specialita’. E’ per qualcuno che e’ libero oppure e’ impegnato?
E’ sposato… con figli… perche’, c’e’ differenza?
Beh, si’… per un uomo sposato ci vuole qualcosa di piu’ concentrato, che agisca in profondita’. Soprattutto se ha dei figli i legami da spezzare sono piu’ tenaci. niente di particolarmente complicato… solo le costera’ un po’ di piu’…

La donna, usci’ da dietro il bancone. Pareva la materializzazione di Esmeralda appena uscita dal romanzo di Victor Hugo. Era alta e snella. Non dimostrava piu’ di trentacinque anni ed i suoi occhi, chiarissimi, contrastavano con l’idea che si poteva avere di una fattucchiera. Si protese fino ad arrivare con il volto vicinissimo a quello della ragazza, tanto che quest’ultima ne pote’ percepire il respiro che profumava di ginepro.

Ma non si preoccupi per il prezzo – disse con voce sottile come un filo di seta – ci metteremo d’accordo. Avrei invece bisogno che mi raccontasse qualcosa di piu’… non e’ semplice individuare il filtro piu’ efficace. Piu’ cose sapro’ e meglio potro’ indicarle quello giusto.

Ebbene – inizio’ a raccontare la ragazza – lui mi ha corteggiata per tanto tempo. Mi attraeva, mi affascinava, ma all’inizio evitavo d’incoraggiarlo. Un uomo sposato e con figli che affidabilita’ puo’ dare? Lei mi comprende…

La zingara annuiva senza dire una parola ed ascoltava il racconto della giovane che si era lasciata andare e sciorinava la sua storia come solo le donne sanno fare quando si trovano di fronte ad altre donne.

Ma io non sono mai stata come quelle che sanno far sentire il loro profumo agli uomini tenendoli pero’ a distanza di sicurezza, come dei giocattoli, compiacendosi nel vederli sbavare. Cosi’, alla fine, gli ho ceduto ed e’ stato come se mi si fosse aperta la diga del cuore. Gli ho rovesciato addosso tutto quanto l’amore che conservavo dentro… ma per lui non e’ stato cosi’. Dopo e’ cambiato. E’ come se fosse rimasto deluso. Da allora mi sfugge ed io soffro le pene dell’inferno perche’ lo amo pazzamente. Vorrei stare sempre con lui, vorrei che pensasse a me ogni istante, cosi’ come io penso a lui e vorrei che ritrovasse quell’amore del quale pare abbia perso ogni traccia.

Lei parla d’amore perduto… – disse la zingara – di storie come la sua ne ho sentite tantissime, sa? E qui, in questa bottega, ci siamo sempre occupate di trovare un rimedio a questo problema che tormenta le anime fin dalla notte dei tempi. Vedra’ che con il nostro filtro sara’ in grado di ritrovare quell’amore.

La donna rise con sincerita’, ma la ragazza non riusciva a capire fino a che punto stesse prendendosi gioco di lei.

Adesso vorrei spiegarle qualcosa di noi. Qui siamo soltanto donne e lo sa per quale motivo? Perche’ solo le donne sanno cosa sia l’amore, e questo ci rende competenti per placare le pene che affliggono il cuore. Ma non restiamo in piedi, accomodiamoci di la’, nel retrobottega… e’ l’ora del te’. Ne gradirebbe una tazza? Anzi, se le fa piacere diamoci pure del tu. Io sono Klára.
– Io mi chiamo Elisa. Molto lieta. Ma non so se…
– Intendi dire che hai timore? Hai paura che questo sia l’antro di una strega?
– Qui e’ tutto cosi’ strano…
– Allora chissa’ cosa penserai quando vedrai le mie sorelle
– rise ancora Klára facendole strada.

Elisa la segui’ nel retrobottega e si guardo’ intorno. Credeva di accedere ad un locale angusto e disordinato invece, appena entro’, vide un ambiente spazioso, confortevole ed arredato con gusto. Era un’immensa stanza a meta’ fra una cucina ed un soggiorno. La luce entrava abbagliante da una grande vetrata che occupava quasi tutta la parete centrale, mentre sul muro di destra si apriva la bocca di un grande camino che diffondeva calore, e su quello di sinistra erano appesi oggetti, quadri d’ogni genere e piatti decorati. C’erano divani, poltrone e tappeti, ed al centro un grande tavolo rotondo circondato da sedie e gia’ apparecchiato con tutto l’occorrente per il te’.

E’ bello qui! – esclamo’ Elisa.
Sono felice che ti piaccia. In fondo non c’e’ niente di piu’ confortante che stare bene in un posto. Anche solo per prendere una tazza di te’. Adesso ti presento le mie sorelle.

Klára prese un campanellino d’argento da un ripiano e lo tintinno’ emettendo un suono acuto e dolcissimo. Controluce, dal forte chiarore che filtrava attraverso la grande vetrata, due sagome indistinte parvero materializzarsi e, lentamente, via via che gli occhi di Elisa mettevano a fuoco l’immagine, presero forma. La ragazza cerco’ di individuare l’apertura nella parete di vetro dalla quale dovevano essere entrate, ma non riusci’ a scorgerla, tanto che penso’ di trovarsi di fronte ad un’illusione ottica.

Ecco, queste sono le mie sorelle: Mariska e Zsanika.

Le due apparizioni avevano anche loro pressappoco l’eta’ di Klára e, se pur con qualche dettaglio che le differenziava, erano vestite come lei: portavano entrambe abiti in stile zingaresco, grandi orecchini a cerchio pendenti dai lobi ed i capelli lunghissimi fasciati in bandane colorate. Mariska pero’ i capelli li aveva rossi come il fuoco, soffici e con i morbidi riccioli che le fiammeggiavano sulle spalle, mentre quelli di Zsanika erano lisci, pesanti e setosi, di un biondo talmente chiaro e cangiante che nessuno si sarebbe sorpreso di vederli risplendere persino nella notte.

“Fantastiche” penso’ Elisa guardando ammirata le tre figure. Le pareva di trovarsi in un’altra dimensione, diversa da quella in cui era prima di entrare in quella bottega. Mariska le tese la mano ed accenno’ un piccolo inchino con gli occhi, anch’essi chiarissimi come quelli di Klára. Cosi’ come lo erano quelli di Zsanika che si presento’ allo stesso modo. Poi, le due donne si accomodarono su un divano mentre Klára porgeva loro le tazze in cui aveva appena versato il te’.

Lei e’ Elisa – disse Klára – ed e’ qui da noi perche’ ha bisogno di un filtro d’amore.
– Vieni, Elisa, lascia che ti guardi
– la invito’ Mariska – vedo che sei pallida, smagrita, sciupata. Hai le occhiaie e le mani che ti tremano… da quanto tempo stai male?
– Da otto mesi, signora
– rispose sconfortata la ragazza.
Otto mesi! Otto mesi! – ripeterono le tre zingare quasi all’unisono – Ma e’ terribile!
– Elisa, bevi il tuo te’, adesso
– riprese Mariska – poi, potrai raccontarci come i tuoi guai sono iniziati ed insieme troveremo il rimedio.

Elisa bevve. Il te’ aveva un gradevole aroma misto di frutti di bosco, vaniglia e menta. Fragranze che si alternavano nel palato in una girandola di sapori. Penso’ che quella fosse la bevanda piu’ deliziosa che avesse mai assaggiato. Il calore le si diffondeva in tutto il corpo, lasciandole dentro una sensazione di sollievo.

Adesso guardami bene negli occhi – si fece avanti Zsanika – concentrati e prova a condensare quello che provi. Poi, quando ti senti pronta, senza timore, cerca esprimerlo. Noi staremo ad ascoltarti per tutto il tempo che sara’ necessario, fino a quando non avrai terminato, raccogliendo ogni goccia di quelle sensazioni che ci serviranno per preparare il filtro di cui hai bisogno.

Elisa, dopo essersi concentrata per qualche secondo, inizio’ a parlare, come un fiume in piena. Per oltre un’ora pianse e vomito’ tutta quanta la sua disperazione per quell’amore non corrisposto, fino a quando cadde esausta e di lei non rimase che un’involucro vuoto, sudato e rannicchiato fra le braccia di Zsanika che la strinse a se’ cullandola come una bimba, cantando una dolce nenia in una lingua sconosciuta. E quella ninnananna la fece addormentare.

Dormi’ per un tempo indefinito in un sonno senza sogni. Quando si sveglio’ le tre zingare erano chine su di lei. Sorridevano ed i loro sguardi, che in quel momento apparivano carichi di un’antica esperienza, quasi stonavano su quei volti di giovani donne.

Brava Elisa! Brava Elisa! Brava Elisa! – dissero in sequenza Klára, Mariska e Zsanika – Come ti senti adesso?

I loro occhi chiari, come se non appartenessero a quel mondo ed a quel tempo, erano rassicuranti ed infondevano una tranquillita’ che Elisa ignorava potesse esistere. Non si era mai sentita cosi’ bene. Non provava piu’ alcun peso e di quell’uomo dal quale aveva ricevuto solo ansia e disperazione, per il quale aveva sofferto ed aveva pianto, quasi non ricordava piu’ neppure il nome e dovette addirittura sforzarsi per riuscire a richiamare alla mente il suo volto ed i momenti passati con lui.

Che cosa mi avete fatto? – disse in preda ad un senso di gioia che non aveva mai provato – Tutto questo e’ magico… voi… voi siete delle fate…

Le fate non esistono e la magia e’ solo un’invenzione dei ciarlatani che ingannano la gente. – disse Klára – Noi non abbiamo fatto niente di straordinario. Abbiamo solo dato ascolto al tuo grido di dolore. Ci hai chiesto un filtro perche’ qualcuno che non ti amava s’innamorasse di te, perche’ fosse schiavo del tuo amore, perche’ provasse quella stessa sofferenza che tu portavi dentro. Ma quell’amore, ragazza mia, non era vero amore. Era una malattia e l’unico filtro d’amore efficace poteva essere solo una medicina in grado curarla.

La medicina contro quel male gia’ esisteva dentro di te, come esiste dentro ad ogni persona. – prosegui’ Mariska – Chiunque puo’ guarire; basta che si guardi dentro, fino in fondo all’anima. Ricordati: dall’amore che brucia si puo’ guarire come si guarisce da una qualsiasi bruciatura e cio’ che restera’ sara’ solo una piccola cicatrice. Il vero amore, invece, non lascia cicatrici, non brucia ma sa donarti tanto calore. Sai di appartenergli senza perdere mai te stessa. Lo accetti cosi’ come e’, e mai hai desiderio di legarlo a te con un incantesimo.

Ora sei guarita Elisa. – termino’ Zsanika – Nel tuo cuore, adesso, c’e’ la pace. Quella pace necessaria per riprendere in mano la tua vita, per decidere con la tua testa, giorno per giorno, rendendo possibile tutto cio’ che ti sembrera’ piu’ bello e piu’ giusto. E, se sarai prudente, mai piu’ ti ammalerai e mai piu’ ti sentirai precipitare nell’abisso della disperazione.

***

Prima di andarsene Elisa si volto’ ad ammirare per un’ultima volta quelle tre figure. Poi, sorridendo alla luce del tramonto che l’attendeva fuori, apri’ la porta, inalo’ l’aria a pieni polmoni come se quello fosse il respiro piu’ importante della sua vita, ed usci’.

Le tre donne restarono silenziose fino a quando la porta non fu completamente richiusa alle spalle della ragazza. Fu Klára a rompere il silenzio.

E’ sempre meraviglioso quando il filtro funziona e devo dire che stavolta il te’ e’ venuto particolarmente buono.
– Fin da quando l’amore si e’ manifestato per la prima volta in questo mondo, mai nessuno si e’ lamentato del nostro te’…
– annui’ soddisfatta Marika.
Esclusa una persona… ma con lei nessun filtro avrebbe funzionato – ridacchio’ Zsanika lanciando un’occhiata in direzione di Klára che, fingendo di non averla sentita, serro’ a chiave la porta e chiuse la tenda della vetrina immergendo la bottega nella piu’ completa oscurita’.

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