Lontani dal mondo


Verso le undici e mezza inizio a sentire i primi botti provenire da fuori. Di solito la sera dell’ultimo dell’anno la passo a casa mia, ovunque essa sia, in qualunque parte del mondo pensiate essa si trovi, in compagnia delle persone alle quali voglio bene. Pero’, quest’anno ho deciso, anche per ragioni legate al lavoro, di restare a Milano.

Nonostante gli inviti degli amici che mi volevano a cena da loro, non me la sono sentita d’accettare. Non avevo lo spirito giusto per essere di buona compagnia. Assalita da una profonda misantropia ho voluto restarmene in casa, da sola, a trascorrere il capodanno come fosse una serata qualsiasi, rifiutandomi di partecipare a quel rito insulso e banale degli auguri, dei brindisi, e di tutte quelle menate che spero possano, un giorno, finire nel cesso dell’esistenza.

A mezzanotte i botti sono cosi’ numerosi e forti da farmi ancor piu’ pensare alla guerra. E’ inconcepibile che la gente ami replicare una cosa tanto orribile. Mi chiedo spesso come si possa esprimere la propria gioia facendo esplodere qualcosa. La stessa domanda, molti anni fa, la rivolsi a chi, per farmi provare un’ebbrezza nuova, mi mise in mano un’arma da fuoco e mi disse “spara”. Io lo feci. Mi ricordo una raffica e subito gettai via quello strumento che’, piu’ che farmi godere come avrebbe dovuto, mi procuro’ un’orribile sensazione. Anche se quei colpi erano indirizzati verso il nulla, immaginai che ad ognuno di essi corrispondesse una lacerazione della carne, oppure una vita che se ne andava. E da quella volta non ho piu’ voluto sparare. Neppure al luna park.

Se riuscissimo per un istante ad allontanarci dall’ipocrisia e dall’egoismo, sapremmo che tutte le parole di pace, d’altruismo e di fraternita’ che vengono dette in quell’istante in cui la data cambia, sono, come i fiocchi di neve mischiati ai fuochi d’artificio, destinate a sgretolarsi un minuto dopo la mezzanotte. La vita reale non e’ una fiaba. Il mondo non si trasforma per un rintocco d’orologio e non esiste alcuna magia in grado di farci essere piu’ felici, perche’ la nostra felicita’ non e’ una cosa a se stante, ma e’ collegata a tutto quello che ci circonda. Soprattutto in un momento in cui la vita ci appare cosi’ lontana dal mondo e ci accorgiamo che il denaro ed il potere sono gli unici veri dei che accomunano ogni uomo, sia esso cristiano, ebreo, musulmano o buddista.

Dopo l’una e’ tutto finito e decido d’uscire. Percorro le vie della citta’ in una notte gelida non solo dentro al cuore. Mi dirigo verso Piazza del Duomo da dove, fino a poco prima, provenivano i boati. La gente che incrocio sta tornandosene a casa con aria mesta. Dall’espressione che noto su qualche volto capisco che non puo’ bastare l’idea della festa per “fare festa” e che, come me, molti desidererebbero essere altrove.

Un negozio particolare dedicato ai ricchi che abitano nel “quadrilatero” vende articoli per animali. Nobili rampolli pelosi che possono contare su padroni amorevoli che, per loro, sono pronti ad acquistare ciotole per la pappa in argento, collarini in coccodrillo e cappottini in cachemire firmati da noti stilisti. Apoteosi sfacciata dello stravolgimento dei valori.

Sotto i portici, qualche metro piu’ in la’, un fagotto e’ steso su dei cartoni. Per un attimo scopre la testa da sotto la sporca coperta dove l’aveva rintanata. Un volto nero con occhi grandi come quelli di un bimbo mi guarda e mi dice qualcosa in una lingua che non conosco. Poi si rituffa sotto la quel cencio lurido, ritornando al suo sonno. Lontano dal mondo.

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