Gli auguri di nessuno


Preferisco non cadere nella trappola mentale di chi crede che le feste siano occasione per sentirsi piu’ vicini, per appianare le divergenze e mostrarsi migliori. Fra pochi giorni anche questo Natale sara’ passato e si tornera’ a vivere la coazione a ripetere intrisa di menefreghismo verso il prossimo.

Il Mondo ha visto trascorrere migliaia di Natali, Pasque e festivita’ varie. Niente mai e’ cambiato. L’uomo non e’ diventato migliore, anzi col tempo, oltre a perfezionarsi nell’uccidere, nel rubare, nell’ingannare e nel dar dimostrazione del proprio egoismo, ha sempre piu’ affinato quella caratteristica che proprio durante talune festivita’ si manifesta con maggior vigore: l’ipocrisia.

E’ vero che sentirsi parte di un clan, partecipare al rito legato alla simbolica nascita, morte o resurrezione di qualcuno possa avere degli effetti collaterali positivi dal punto di vista del prelavaggio, lavaggio e risciacquo della propria coscienza, ma per quanto riguarda me, sentirmi accomunata anche per un solo istante, a chi e’ artefice, mandante ed esecutore delle schifezze che vengono commesse per bieco interesse ogni giorno dell’anno, non gioverebbe alla mia salute mentale e tanto meno alla mia anima.

Da bambina, anche io vivevo il momento delle festivita’ natalizie gioiosamente, ma a poco a poco l’entusiasmo si e’ smorzato fino a spegnersi. Cio’ che ho visto e vissuto mi ha fatto capire che le ricorrenze, le parole di circostanza, i riti ed i mantra non risolvono i problemi e non aiutano la gente. Non si cambia in meglio solo perche’ un giorno all’anno ci sentiamo piu’ buoni e piu’ solidali.

Non e’ il primo Natale che vivo…

Forse potrebbe essere l’ultimo, la so, ma perdonatemi la presunzione se affermo una cosa che puo’ sembrare banale: chi si sente davvero vicino al dolore delle persone, lo e’ sempre. E chi lo e’ davvero non ha bisogno di una data sul calendario per ricordarselo. Chi invece non lo e’, non lo diventera’ certo per via di qualche parola infiocchettata o di un dono fatto piu’ per convenzione che per reale generosita’.

I primi, gli auguri, li hanno stampati dentro, indelebili, ma che appartengono a tutti ogni giorno che abbiamo il privilegio di vivere. I secondi potrebbero scriverli anche a lettere d’oro tempestate di diamanti oppure farli cantare da un coro di mille voci bianche, ma non apparterrebbero ad altri se non a loro stessi. Auguri di nessuno che il giorno dopo tornerebbero ad essere rinchiusi nelle cassaforti di chi non donerebbe una briciola di cio’ che ha e che farebbe pagare persino l’aria che respiriamo oltre all’acqua che beviamo. Fino al prossimo anno, quando di nuovo suoneranno le stupide note di “Jingle Bells”.

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