Sweet dreams


Da bambina il mio piu’ grande sogno era quello di diventare un’attrice come Domján Edit, la preferita di mia madre, oppure una narratrice di fiabe come nel mio immaginario era Sheherazade (desiderio peraltro che in parte il destino ha fatto in modo che esaudissi), ma amavo moltissimo anche scrivere e crescendo, a poco a poco, con l’adolescenza ed oltre, prendeva forma dentro di me quella figura di scrittrice che poi si e’ materializzata quando ho scoperto Angela Carter.

Con i suoi racconti ed i suoi romanzi ho trascorso le fredde notti in inverno, quando sembrava che il tempo non passasse mai e la luce del giorno dopo pareva essere sempre cosi’ lontana. La Carter e’ una delle poche scrittrici occidentali i cui lavori, in quei primissimi anni post comunisti, venivano pubblicati (ed alcuni anche tradotti) in quel lontano Paese ad Est. Ho divorato tutto cio’ che ha scritto da “La danza delle ombre” a “Figlie sagge”, che poi in seguito ho voluto rileggere anche in italiano, ma con particolare cura conservo ancora nella mia libreria un’edizione del 1990 di “Страдания новой Евы” [1] – prezzo 5 rubli – unico libro che portai con me quando partii per l’Italia e che “rubai” ad una persona mai piu’ rincontrata.

E’ passato molto tempo da allora; la mia vita e’ cambiata piu’ volte e si e’ avvicendata seguendo rivoli che a quei tempi non avrei mai immaginato, ma la passione per la scrittura mi ha seguita ovunque andassi e qualunque cosa facessi.

Nel 2001, quando mi ritirai dalla nota professione, iniziai quel percorso che oggi mi vede quasi arrivata a realizzare un piccolo sogno. All’inizio non avevo ben chiaro quello che avrei voluto fare. Avevo di fronte a me varie prospettive. Ho frequentato persino dei seminari di analisi tecnica e fondamentale immaginando che mi sarei buttata definitivamente nel campo della finanza, e fu proprio durante uno di quei seminari che si tenevano nella Grande Mela che nel 2002 conobbi la persona che mi avrebbe aperto le porte di quello che da passatempo finalizzato alla soddisfazione di una piccola vanita’ oggi sta coinvolgendo sempre di piu’ la mia vita.

Quando nel 2006 ritrovai per caso, dimenticato come segnalibro proprio dentro a quel libro di Angela Carter, il biglietto da visita donatomi da quella persona mi vennero in mente queste sue parole: “se un giorno dovessi desiderare di entrare nell’ambito del giornalismo, chiamami che’ potrei darti una mano”.

Ed io chiamai.

Mi disse di preparare un breve curriculum e di indirizzare la mia richiesta alla redazione di un settimanale molto importante in Russia. Ricordo ancora l’emozione che provai quando mi giunse la proposta di collaborare. Toccavo il cielo con un dito e tutta la giornata la passai condividendo la mia gioia con le persone a me care, in una frenesia di telefonate.

E dire che si trattava solo di scrivere quattro brevi trafiletti al mese su argomenti banalissimi, come cucina, viaggi, folclore ed altre amenita’ che sarebbero stati inseriti senza firma nelle ultime pagine per riempire gli spazi fra una pubblicita’ e l’altra. Un lavoro sicuramente snobbato da chiunque si ritenesse giornalista, ma che a me in quel momento sembrava il massimo. Ed oltre alla torta c’era anche la ciliegina: un’abbonamento al settimanale ed un compenso di 25 euro per ogni articolo che avrebbero pubblicato. Non era molto lo so, ma in quel momento mi sembrava un’enormita’ soprattutto per il significato intrinseco che aveva per me. E poi con quei 100 euro mensili avrei potuto acquistare qualche barattolo di nutella in piu’ per le mie sorelle bulimiche oppure qualche giocattolo per i loro bambini o addirittura un po’ di libri, assai utili per chi deve trascorrere molto tempo in una casa isolata in mezzo alla campagna.

Non diro’ qui il nome della testata. Cio’ afferisce troppo al mio privato ed aprirebbe spiragli sulla mia identita’ che non ho intenzione di rivelare, per ovvie ragioni. Comunque tutto cio’ e’ andato avanti fino al mese scorso quando ho ricevuto una telefonata dalla caporedattrice che mi invitava ad un incontro nella sede del settimanale. Cosi’ sono partita ed e’ la ragione per la quale sono stata assente per alcuni giorni anche dal blog.

E’ anche vero che il mio viaggio avrebbe potuto essere piu’ breve e limitarsi solo a quell’incontro, ma dato che c’era l’occasione ne ho approfittato per stare un po’ insieme ad una persona a me cara e che (guarda caso) vive proprio nella citta’ dove mi sono recata. Ho quindi unito l’utile al dilettevole e mi sono presa una breve vacanza lontana dal computer, da internet e da tutto. Ultimamente ero anche un po’ stressata e cio’ e’ servito a corroborarmi, facendomi riscoprire il calore di chi sa come rendermi felice.

Durante l’incontro che ho avuto nella redazione del settimanale mi e’ stato proposto di collaborare piu’ attivamente e con piu’ frequenza, scrivendo articoli con contenuto che non fosse meramente quello tipico di un breve trafiletto ma dove avrei potuto esprimere anche una componente analitica personale. In pratica ero stata promossa. Ovviamente avrei dovuto rispettare alcuni presupposti ben definiti, come ad esempio un numero minimo e massimo di parole, una determinata struttura relativa ai capoversi ed alla lunghezza delle frasi, ma i miei pezzi sarebbero apparsi firmati con le mie iniziali e quello che avrei ricevuto come compenso sarebbe stato assai piu’ di 25 euro. Non riuscivo a credere alle mie orecchie. Ero… ero… strabiliata. Non sapevo che dire, avrei voluto abbracciare tutti ma capivo che sarebbe stato alquanto ridicolo; cosi’ per quasi cinque minuti sono rimasta in silenzio che’ sentivo quello strano nodo alla gola tipico di quando si sta per piangere, tanto che temo di aver fatto la figura della sciocca.

Il giorno dopo mi sono data da fare ed ho dovuto perdere un sacco di tempo per preparare i documenti: mi sono recata all’ambasciata, alla polizia ed anche da un fotografo per farmi delle foto, ma adesso sono in possesso di un tesserino che a questo punto della mia vita vale piu’ della laurea, che ho preso piu’ per far felice mia madre che per me stessa e che in fondo non e’ mai servita a molto.

Si stanno invece rivelando utili le esperienze fatte nei dieci anni vissuti nei “bordelli di Calcutta”. Aver viaggiato, aver frequentato luoghi di un certo tipo, aver assaggiato i vari tipi di cucina che si possono incontrare andando in giro per l’Europa, aver visitato citta’ e culture diverse, spero mi fornira’ quell’infarinatura necessaria a creare la base dei servizi dei quali mi dovrei occupare. Avro’ ovviamente bisogno di studiare, di eseguire ulteriori ricerche e di documentarmi piu’ accuratamente sugli argomenti che dovro’ trattare, ma per chi come me ama leggere e navigare in internet credo che cio’ rappresenti tutt’altro che un problema.

Questo e’ il motivo per il quale forse in futuro, quando saro’ in viaggio oppure impegnata nell’opera di documentazione, non avro’ molto tempo per il cazzeggiamento in rete, pero’ cerchero’ di portare avanti il blog come ho sempre fatto. In fondo lo devo anche a “lui” se oggi posso dire di essere migliorata nel modo di scrivere, anche se sono ancora molti i limiti che sento di avere e che ancora molto c’e’ da scolpire nel blocco di marmo perche’ possa intravedersi abbozzata la figura che ho intenzione di creare.

Sta iniziando per me una nuova avventura e questo e’ sicuramente il momento piu’ bello, quello in cui scopro che la vita dona ogni giorno nuove possibilita’, quello in cui mi sento forte del coraggio che mi permette di affrontare strade giudicate impossibili fino a ieri, quello in cui posso dare il meglio di me stessa, quello in cui i sogni si materializzano. Un momento che restera’ impresso nella pagina piu’ importante del libro della mia esistenza.

Little girls, this seems to say,
Never stop upon your way.
Never trust a stranger-friend;
No one knows how it will end.
As you’re pretty, so be wise;
Wolves may lurk in every guise.
Handsome they may be, and kind,
Gay, or charming never mind!
Now, as then, ‘tis simple truth —
Sweetest tongue has sharpest tooth!

(Charles Perrault)

[1] La passione della nuova Eva – Angela Carter – 1977

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