Visita medica


Non mi sentivo ammalata. Cioe’, forse lo ero ma non avvertivo alcun disturbo. Non avevo neppure la febbre. Tuttavia decisi di sottopormi ad una visita medica.

L’infermiera, una graziosa biondina con gli occhi chiarissimi e con un sorriso niente male, mi fece accomodare in sala d’aspetto dove fortunatamente ed inaspettatamente non c’era nessuno.

“Strano! – pensai – Credevo ci fosse in giro un’epidemia…”

Mi misi a sfogliare le varie riviste che si possono trovare in ogni sala d’aspetto di uno studio medico. La piu’ recente aveva un servizio al suo interno che parlava degli ultimi sviluppi nelle indagini di Tangentopoli. Quella meno recente era scritta su fogli di papiro. Poi la graziosa biondina mi fece accomodare nello studio del medico e prima che uscisse chiudendosi la porta alle spalle, assaporai il suo profumo che sapeva vagamente di ciliegie e notai che oltre al bel sorriso aveva anche un bel paio di gambe, tornite e dalle caviglie sottili.

Il dottore, uno di quei classici tipi con la fede al dito, mi fece accomodare nella morbida poltrona davanti alla sua scrivania ed inizio’ a pormi le consuete domande: nome, eta’, professione, malattie, interventi chirurgici e blablabla. Solite cose, insomma. Quindi arrivo’ alla fatidica frase con la quale ogni medico inizia.

– Bene… allora mi dica, che problema ha?

– Il problema… beh, non saprei esattamente… insomma, e’ che qualcuno mi ha istillato il dubbio che potrei aver contratto qualcosa di molto grave, e siccome sono preoccupata avrei desiderio che mi visitasse ed appurasse se sono effettivamente malata oppure no.

– Ah, capisco – prosegui’ annotando su un foglio di carta cio’ che stavo dicendo – ma… ha per caso qualche sintomo?

– Veramente no! – esclamai – Ma com’e’ che si dice? “Molto meglio prevenire che guarire!”

– Si dice “meglio prevenire che curare”… comunque osservandola lei mi sembra in perfetta forma. – disse lasciandosi sfuggire uno sguardo ammiccante in direzione dei miei seni – E… potrei sapere qual’e’ la malattia che temerebbe di aver contratto?

– E’ una cosa di cui si parla su tutti i giornali, dottore… pare che ci sia addirittura un’epidemia…

– Epidemia? – disse con sorpresa distogliendo lo sguardo dai miei capezzoli e rivolgendolo direttamente a me – Quale epidemia?

– E’ impossibile che lei non ne sia al corrente… guardi, ho con me i ritagli dei giornali… legga qui: “L’omosessualita’ e’ una devianza della personalita’”. Lo ha detto una certa Bi… Bi… come cazzo si chiama?

– Bisessuale?

– Ma nooo, intendevo colei che lo ha detto. Una che di queste cose se ne intende. Una che sta in Parlamento. Si chiama mi pare… Birretti… Biscetti… dice che e’ una cosa assai grave… e poi legga… se ne parla anche qui, in questo articolo: c’e’ scritto che sarebbero stati istituiti “dei corsi che consentirebbero a chi e’ omosessuale di guarire attraverso le cosiddette terapie riparative”. Insomma se in Parlamento c’e’ chi addirittura organizza dei corsi per curare chi ha questa malattia significa che il problema e’ serio. E pare che il morbo si sia diffuso anche in Germania. Legga qui… legga il titolo: «EPIDEMIA – Non si contano quasi piu’ le coppie formate da lei e lei tra le giornaliste e conduttrici della tv pubblica tedesca. Come mai tanti coming out nell’ultimo periodo? L’amore lesbo e’ diventato cosi’ chick?». Beh, io non conosco i significati di “coming out” e “chick” ma sicuramente chi ne e’ affetto secondo me dovrebbe preoccuparsi… e poi “e’ sempre meglio guarire che curare!”.

– … “Meglio prevenire che curare”… ma cosa e’ che le fa credere di essere omosessuale? Lei non sembra affatto lesbica. – disse titillando con gli occhi i miei capezzolini che facevano “cucu’” da sotto la maglietta.

– Non sembro? Pero’ potrei esserlo… ho paura di esserlo… mi sono rivolta a lei dottore perche’ chissa’ quante ne avra’ viste…

– Non ha l’aspetto della lesbica… non mi pare abbia un comportamento mascolino, non porta i capelli corti, non parla con voce bassa e mi pare, almeno a giudicare da quel poco che vedo, che… ehm… sulle sue gambe non ci siano peli…

– Se e’ per questo non ho neppure i baffi, il petto villoso e la mia clitoride non e’ un piccolo pene, ma questo che significa? La sua infermiera, ad esempio, quella graziosa biondina con quello splendido sorriso… anche lei non ha un aspetto mascolino ma potrebbe…

– Chi? Daniela? Nooo… le posso assicurare che non lo e’… – disse il marpione – pero’ giustamente, come dice lei, non si puo’ mai sapere, dovrei fare un controllo approfondito… una visita accurata… per appurare se lei e’ lesbica oppure no.

– A chi? A me o alla biondina?

– Che c’entra Daniela? Intendevo a lei, signorina… non e’ qui per farsi visitare?

– Ah si’, mi scusi… suppongo che la biondina l’abbia gia’ visitata molte volte. E’ che sono molto agitata, lo capisce vero? Forse se ne sara’ accorto, e’ che sono un po’ ipocondriaca e spesso mi accade d’immaginarmi i sintomi di una malattia anche se quella malattia non ce l’ho. Ad esempio, se adesso penso alla sua infermiera… ecco… insomma… non e’ che mi dispiacerebbe farle anche io una visita approfondita e cio’ e’ terribile, capisce? Cosa direbbe mia madre se venisse a saperlo? Mi chiederebbe dove sono stata… cosa ho fatto… da chi ho contratto la malattia ed io, dottore, che potrei risponderle? E’ sempre stata cosi’ attenta e premurosa affinche’ crescessi “sana” e “normale” ed invece… che delusione, poveretta! Ha lavorato cosi’ tanto. E mio padre? Ha sempre desiderato che mi sposassi, che gli dessi dei nipotini. Lui s’ammazza…

– Ma no, ma che dice… intanto ancora non sappiamo se lei e’ o non e’ effettivamente lesbica, quindi…

– “Quindi non rompiamoci la testa prima ancora di essercela fasciata”? E’ questo che vuol dire?

– Ehm… si’, giustappunto… a proposito – disse con lo sguardo sempre piu’ simile a quello di un pesce appena tirato fuori dalla pentola a pressione – gli uomini non le interessano oppure… ehm… quasi quasi… minimamente?

– Oh no… anzi si’… cioe’… gli uomini mi interessano eccome!

– Ah bene! Vede che lei si preoccupa inutilmente? E mi dica: cosa nello specifico le interessa degli uomini?

– Beh… mi vergogno un po’ a dirlo… – dissi diventando tutta rossa sulle guance.

– Suvvia, sono un medico, a me puo’ dirlo.

– Ehm… insomma… – mormorai ancor piu’ contrita, quasi racchiudendomi all’interno delle spalle per nascondermi – degli uomini m’interessa quello che tengono nei pantaloni, ma mi vergogno a dirlo.

– Suvvia, lo dica, si eccita quando lo tirano fuori dai pantaloni, vero?

– Ehm… beh… ecco… si’… mi piace… … mi piace toccarlo, farlo mio, coccolarlo e prenderlo tutto… ma anche quando lo tirano fuori dalla giacca…

– Dalla giacca??? Ma che dice??? Che cazzo c’entra la giacca col ca… cioe’ che giacca c’entra il ca… dannazione lei mi confonde…. che c’entra il cazzo con la giacca?

– Non c’entra nulla infatti. Parlavo del portafogli. Ecco, vede? Non dovevo dirlo. Sapevo che avrebbe avuto questa reazione… tutti hanno questa reazione quando lo dico… capisce adesso dottore perche’ sono malata?

– Ma benedetta signorina, proprio niente altro le interessa degli uomini? Non le piace ad esempio il loro organo sessuale?

– Si’, certo che mi piace.

– E allora?

– E allora mi piace… e’ carino… e’ una strana costruzione. Peccato non si possa avere senza tutto il resto che gli sta intorno.

– Ed invece in una donna che le piace? Sentiamo…

– Beh, ogni donna e’ diversa. Ciascuna ha la sua particolarita’. Della sua infermiera ad esempio mi piace il sorriso. Quella piccola fossetta che le si forma sulla guancia mi piacerebbe cospargerla di marmellata d’albicocche e leccarla. Sono malata come dice quella parlamentare, la Pirletti, vero? Sia sincero con me, la prego. Forse dovrei davvero iscrivermi ad uno di quei corsi per guarire.

– Ma no, non drammatizziamo, esistono anche altri modi per riappropriarsi di una “sana ed equilibrata” sessualita’, e poi magari lei non e’ totalmente omosessuale come crede. Per capirlo dovrei, ehm, visitarla… dovrebbe, ehm, togliersi gli abiti ed accomodarsi sul lettino…

– Sul lettino?

– Si’ – disse tradendo una certa emozione nella voce – cosi’ stabiliremmo una volta per tutte se e’ ammalata oppure no.

– E… dovrei restare completamente nuda?

– Si’ certo – disse annuendo mentre una strana luce da satiro gli brillava negli occhi.

– E poi?

– E poi la visiterei, perbacco!

– E mi toccherebbe?

– Ovviamente!

– Dove?

– Innanzitutto inizierei con una palpazione generale.

– Meglio di no… sentirei il solletico… guardi se ci penso gia’ mi scappa da ridere.

– Allora le palperei i seni… sentirebbe il solletico anche li’?

– Li’ no…

– Ah bene! E cosa sentirebbe?

– Niente.

– Niente? Come niente?

– Niente, niente, se glielo dico si fidi. Zero assoluto!

– Beh, questo sarebbe grave… e li’? Sentirebbe niente anche se la toccassi li’?

– Li’ dove?

– Li’, li’ – disse in modo quasi seccato indicando con la testa in direzione del mio ventre.

– Ah, vuol dire il “paradiso di Adamo”?

– Si’, insomma mi ha capito.

– Niente da fare! A parte il fatto che le costerebbe un “tot”, non credo che mi piacerebbe essere toccata li’.

– Uhm… e questa reazione lei l’ha ogni qual volta qualcuno la tocca?

– Dipende…

– Da cosa?

– Dipende da chi mi tocca.

– Questo e’ normale, ma mi faccia un esempio.

– Beh, se mi toccasse la sua infermiera…

– Comprendo. Invece un uomo?

– Un uomo? Di solito gli uomini non sono bravi pero’ puo’ capitare che qualcuno conosca il corpo femminile come solo una donna puo’ conoscerlo.

– Un gay? Un omosessuale? Un bisessuale?

– Vuol dire un malato? Forse si’, chissa’? Quando mi e’ capitato non mi sono posta il problema, avevo altro a cui pensare in quel momento, mi creda.

– Tutto cio’ e’ assai preoccupante.

– Crede che sia stata infettata da qualche gay? – domandai atterrita – Dottore la prego non voglio avere “un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratterologico” come dice la Bicazzi. Voglio sentirmi donna completamente, voglio gradire il tocco di un uomo anche quando non e’ delicato, voglio godere quando lui mi penetra anche quando mi soffoca con il peso del suo corpo, e nel letto voglio bearmi della sua presenza anche quando si addormenta subito dopo l’amplesso e russa. A volte penso a quanto siano fortunate le altre donne che non hanno i problemi che ho io che invece sogno di assaporare la fossetta che si forma sulla guancia della sua infermiera quando sorride ed immagino di sfiorare la sua pelle profumata di ciliegie. Lei non puo’ sapere quanto soffro e credo che a questo punto non mi resti altro che rassegnarmi a farmi visitare. “Non si possono rompere le uova senza fare la frittata”.

Mi tolsi gli abiti e rimasi come mamma mi aveva fatta. Il lettino era comodo. Mi ci accomodai supina, ad occhi chiusi, stringendo i pugni come chi attende il momento in cui viene infilato l’ago di un’iniezione.


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